Visita storica del presidente Trump in Cina

Come tutti sanno, qualche giorno fa qualsiasi testata giornalistica e non ha lungamente raccontato del viaggio del presidente americano Donald Trump a Pechino: un viaggio a dir poco storico , per il fatto che si tratta della visita del primo leader straniero dal 1949.

Con Xi Jinping, padrone di casa, dal momento dell’insediamento non sono mai mancate certe stoccate e qualche lamentela, soprattutto dal punto di vista degli scambi commerciali. Una sorta di amore e odio, che tuttavia non impedisce a due degli uomini più potenti al mondo di riuscire a concordare, in un clima estremamente cordiale e soprattutto davanti alla folta schiera di telecamere, fotocamere e addetti ai lavori, le varie strategie. Questo non è il primo incontro tra i due, in quanto si erano già incontrati, privatamente, nel resort trumpiano in Florida ed anche in occasione del G20 di Amburgo. Stavolta però trattasi di visita di Stato, un vero e proprio summit bilaterale.

 

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Due i grandi temi di cui si è discusso: la “granaCorea del Nord e l’enorme squilibrio commerciale tra i due paesi che vede la Cina in attivo per 310 miliardi di dollari.
Potrà riuscire Trump ad incidere su entrambi i maxi temi da trattare? Oppure magari dovrà rinunciare a qualcosa per avere altro? E se si, cos’altro di preciso ? Lo sapremo sicuramente meglio nei prossimi mesi, specialmente in una fase un po’ particolare, in cui il presidente statunitense è indebolito dal Russiagate, cala nei sondaggi (circa 30% dei consensi in meno) e incassa due sconfitte elettorali in New Jersey e Virginia.

Chiaramente , dal punto di vista della sicurezza nazionale ed internazionale, è la Corea del Nord la priorità: Trump è convinto che la Cina (insieme alla Russia) possa aiutarlo a sbloccare questo difficile rebus dato dal nucleare di Kim Jong-un.
Ma bisogna sottolineare però che probabilmente il tema dei rapporti commerciali è estremamente importante, soprattutto per la sua figura e per la ragione che la sua fetta di elettorato maggiore risiede nella classe operaia; essa infatti un anno fa fu decisiva per regalare a Trump un’elezione inaspettata. Quindi dovrà anche incalzare il leader cinese su quest’altro argomento per via della decimazione di posti di lavoro causate dalle varie delocalizzazioni di fabbriche in Cina, ma anche sulle vendite sottocosto di prodotti made in China, sui superdazi che la Cina infligge sui prodotti americani e sull’obbligo imposto agli investitori stranieri di regalare la c.d. “proprietà intellettuale” ai soci locali. La lista è lunga ma Trump deve per forza di cose mediare tra l’uno e l’altro fronte, senza rischiare di far venir meno i rapporti personali tra lui e Xi Jinping.

 

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Inoltre Trump sa che in questo momento ha con sé una minoranza della opinione pubblica; quello cinese molta di più, non per niente si è fatto riconfermare in modo quasi plebiscitario e risulta abbastanza popolare nel paese, grazie all’esaltazione del nazionalismo e alla campagna anti-corruzione.

E ancora Trump sul tema “Corea del Nord” ha espressamente affermato, davanti a Xi Jinping: “La Cina si muova sulla Corea del Nord, il tempo sta scadendo, bisogna che agiamo rapidamente”. Nonostante ciò ha comunque ringraziato Xi per i suoi sforzi, in primis con la fine di tutti i rapporti finanziari con Pyongyang, complimentandosi pubblicamente con il leader cinese e rimanendo ottimista, esattamente come Xi , sulla soluzione di tale crisi, senza dimenticare che ad oggi rimane potenzialmente pericolosa e drammatica.
Una soluzione proposta potrebbe essere la leva economica come arma ancor più efficace per indurre Pyongyang a un atteggiamento meno aggressivo; in questo Donald Trump confida anche nella Russia del suo “amicoPutin, escludendo per il momento di progettare interventi bellicosi.

Cosa succederà ? Come evolveranno i rapporti tra gli Stati coinvolti e anche tra quelli non coinvolti ?
Ne sapremo certamente di più nei prossimi mesi.

–  Salvatore Sambataro

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