Veto della Russia: stop alle indagini ONU in Siria

Lo scorso 16 novembre durante una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite la Russia ha posto il veto su una risoluzione promossa dagli Stati Uniti per rinnovare i lavori del Joint Investigative Mechanism (JIM). Questo è l’organo congiunto formato da Onu e Opac (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) che indaga sui responsabili degli attacchi chimici in Siria.

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Sulla questione siriana all’interno del Consiglio vi è poca collaborazione, dovuta a questioni politiche che hanno portato più volte i cinque membri permanenti a far ricorso al diritto di veto.
Così, per la decima volta dallo scoppio della crisi siriana del 2011, Mosca ha fatto ricorso al veto per evitare l’approvazione della risoluzione proposta dagli Stati Uniti, che aveva ottenuto già 11 voti favorevoli, ben 2 in più rispetto a quelli necessari per la convalida.
Voti negativi erano arrivati dalla Cina dall’Egitto e dalla Bolivia, voti che nel computo totale risultavano inefficienti, ma quello contrario della Russia, che insieme a Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Cina ha diritto di veto, è stato sufficiente per bloccarne l’approvazione.
Il veto russo si colloca all’indomani della bocciatura di una risoluzione proposta proprio dal Cremlino, che aveva ottenuto sette voti contrari e solo quattro favorevoli. Questa proposta non fu appoggiata perchè limitavano i poteri del JIM, e criticata perchè mirava a difendere un alleato russo in territorio siriano. Proprio grazie ai lavori del JIM è stato possibile riconoscere le responsabilità di Bashar al-Assad, alleato di Vladimir Putin, nell’attacco con gas sarino dello scorso 4 aprile .

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La decisione del Cremlino è stata criticata duramente da Washington, nella figura di Nikki Haley. Il rappresentante permanente degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, ha detto: “La Russia ha eliminato il Joint Mechanism, accettando così l’utilizzo di armi chimiche in Siria. Come possiamo fidarci di Mosca per raggiungere la pace nella regione?
Non si è fatta attendere la risposta del suo omologo russo, Vasily Nebenzya. Quest’ ultimo ha respinto le accuse e ha criticato la risoluzione perché poco bilanciata: “Abbiamo bisogno di un meccanismo congiunto forte e professionale che permetta di prevenire la proliferazione della minaccia del terrorismo chimico nella regione, mentre voi volete una struttura fantoccio per manipolare l’opinione pubblica.

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Nei giorni precedenti la riunione del Consiglio di Sicurezza, il presidente americano Donald Trump si era espresso in merito all’operato del JIM, evidenziando quanto di buono era stato fatto e ribadendo la necessità del rinnovo del mandato di tale organo. Idea chiara a Wastinghton e chiarita anche dopo l’esito negativo dell’assemblea dalla Haley che ha affermato“abbiamo provato tre volte a rinnovare il mandato del JIM”, cambiando il testo a seconda delle richieste e, ascoltando le preoccupazioni della Russia e di altri Paesi, ma questo non ha mai interessato per davvero alla Russia”. Ciò che sembra chiaro è la volontà di non arrendersi dinnanzi al veto russo, ma di cercare di ricreare il JIM, per far luce su quello che si è verificato in Siria.

 

Ferdinando Piazza

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