Germania: Shulz dice sì al governo e apre alla Große Koalition

Lo scorso 24 settembre i cittadini tedeschi sono stati chiamati alle urne per eleggere i nuovi 709 deputati del Bundestag, l’equivalente della nostra Camera dei Deputati. L’esito delle federali ha visto una riconferma della cancelliera uscente, Angela Merkel, il cui partito, pur assicurandosi la maggioranza dei voti delle legislative, non ha tuttavia ottenuto la maggioranza assoluta in Parlamento. La Germania sta ora attraversando uno dei periodi più difficili degli ultimi decenni, tutto incentrato sulla seria difficoltà nel dar vita ad un nuovo Esecutivo.
Questo giovedì Martin Schulz, leader dell’SPD, ha incontrato il capo di Stato, nonché suo compagno di partito, Frank – Walter Steinmeier, per discutere della crisi che si è aperta dopo il fallimento (imputabile ai liberali) della cd. Coalizione Giamaica, così denominata per via dei colori delle forze politiche che la compongono (il nero-conservatore della CDU/CSU, il giallo-liberale dell’FDP ed il verde-ambientalista del GRÜNE). Il dialogo tra l’ex Presidente del Parlamento europeo ed il capo di Stato è andato avanti per più di un’ora. Inevitabile, data l’importanza delle questioni da trattare. Altresì prevedibile, data la profonda divergenza di opinioni tra i due. Un incontro teso stando alle poche indiscrezioni che sono trapelate, dove lo stesso Steinmeier ha affermato con forza che il partito deve contribuire attivamente per una quanto più rapida risoluzione politica. Poi, lo stesso Schulz si è recato presso la sede berlinese dell’SPD incontrandosi con il vertice riunito per l’occasione. 

È notizia di qualche ora fa che da un pregiudiziale e deciso “no” ad un governo con la Merkel, il leader dei socialdemocratici è stato costretto a ritornare sui passi. Determinante è stata quindi la pressione politica del capo di Stato federale e dello stesso partito che, ricordiamo, nelle elezioni del 24 settembre ha visto calare il suo consenso di ben 5 punti percentuali rispetto alla precedente legislatura. L’SPD seguirà quindi le direttive dettate da Steinmeier e sul futuro di Schulz si deciderà comunque durante il congresso del partito del 7-9 dicembre, tenendosi in conto dei risultati (peraltro alquanto deludenti) ottenuti dallo stesso nel corso della sua presidenza. Il partito si trova oggi diviso tra chi sostiene di dover farsi carico di una responsabilità politica in primis verso la nazione e chi prende atto della sconfitta legislativa e preferisce stare all’opposizione per potersi meglio riorganizzare. Schulz, che faceva parte della seconda scuola di pensiero, adesso apre affermando che «bisogna ascoltare il dialogo … soprattutto alla luce del  drammatico appello del Presidente della Repubblica a non lasciare la Germania senza Governo». Il leader ha tenuto a precisare che qualsiasi decisione si prenderà in merito non sarà automatica, bensì oggetto di una votazione referendaria interna dove tutti i membri del partito saranno chiamati ad esprimersi. 

A questo punto le soluzioni sono due. La prima è la costituzione di una Große Koalition allargata ai Verdi. Si passerebbe quindi dal nero-giallo-verde della Giamaica al nero-rosso-verde del Kenya dove gli attori protagonisti sarebbero i moderati-conservatori della cancelliera uscente, i socialdemocratici e gli ambientalisti – ecologisti del GRÜNEN. Uno scenario non nuovo nel panorama tedesco, peraltro già testato nell’ultima legislatura con un governo bipartisan tra le due principali forze politiche del Paese. L’elemento di novità sarebbe proprio l’entrata nella compagine governativa dei Verdi di Göring-Eckardt e Özdemir. La riproposizione della Große Koalition è tuttavia sgradita ad una buona parte dei socialdemocratici. Seppur diversi successi del precedente governo siano attribuibili a ministri e deputati di centro-sinistra (salario minimo, riforma della giustizia, attività diplomatica), tutti sanno che il partito ha visto diminuire i suoi consensi proprio durante quei quattro anni di alleanza con i conservatori, passando da un 25,7% ad un 20,5%. Questo aveva portato lo stesso Schulz a dichiarare l’assoluta indisponibilità del partito a sedersi nei banchi del Governo con la stessa cancelliera.

La seconda soluzione consisterebbe in un governo di minoranza composto dal CDU/CSU e GRÜNEN, appoggiato solo all’esterno dai socialdemocratici. In tal caso Schulz potrebbe mantener fede alla parola data a seguito degli spogli elettorali, mantenendo comunque un ruolo importante nelle scelte politiche. Ciò tuttavia comporterebbe che l’eventuale IV Governo Merkel dovrebbe cercare costantemente l’appoggio dei deputati dell’opposto lato del parlamento. Ma il problema principale sarebbe quello di sdoganare l’AFD, il partito di estrema destra ed antieuropeista che nell’ultima tornata elettorale ha visto raddoppiare il suo consenso, conquistando il 12,6% dei suffragi generali e balzando al terzo posto tra i maggiori partiti politici. In altre parole, qualsiasi provvedimento non supportato dai Verdi o dal centro-sinistra potrebbe passare solo col voto degli euroscettici. Un vero e proprio incubo per la Cancelliera che si appresta al suo quarto mandato, oggi più europeista che mai. E però, in tal caso l’SPD avrebbe sottoscacco la Merkel, potendo da un lato conservare il suo potere contrattuale in sede legislativa, dall’altro porre sotto continuo imbarazzo la CDU. 

La possibilità che si arrivi ad un accordo prima delle vacanze natalizie non è scontato. Se da una parte la maggioranza dei deputati del Bundestag temono nuove elezioni anticipate (chiamate invece a gran voce da Alice Weidel, candidata cancelliera dell’AFD), dall’altra un incontro di pensieri risulta essere difficile da raggiungere, soprattutto dati i punti di vista delle diverse forze politiche. Comunque sia, lo stesso Walter Steinmeier, nel corso di quest’ultimi due messi, ha ripetutamente incoraggiato i partiti a cercare qualsivoglia soluzione, ricordando loro che hanno la responsabilità costituzionale di formare un Esecutivo. «Tutte le forze in campo riconsiderino le proprie posizioni» ribadisce il Presidente della Repubblica. Insomma, è difficile che prima di gennaio la Germania possa avere un governo veramente operativo. 
Antonio Giuffrida

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