Svezia, per la Chiesa Luterana "Dio è al di sopra delle determinazioni di genere"

 STOCCOLMA — La Chiesa Luterana, in Svezia, ha ufficialmente deciso che non userà più le parole “Signore” e/o “Lui” per riferirsi a Dio: la decisione forte, che ha suscitato non poche polemiche da parte del resto del mondo religioso, è stata ufficializzata dopo otto giorni di assemblea in cui i 251 membri più influenti ed importanti – secondo quanto riporta tpi.it – della Chiesa evangelica-luterana si sono riuniti per parlarne. E così dal 23 novembre, Dio non avrà più un genere, almeno per quanto riguarda la Chiesa Luterana di Svezia. Sono stati anche aggiornati alcuni aspetti degli inni, della liturgia e del linguaggio da adottare per riferirsi al Creatore. Le modifiche, comunque, entreranno in vigore per tutti i fedeli dal 20 maggio 2018, giorno che corrisponde alla festa della Pentecoste.

“A livello teologico sappiamo che Dio è al di sopra di determinazioni di genere. Questo – riporta tpi.itperchè non è umano”, ha dichiarato Antje Jackelén, arcivescova a capo della Chiesa luterana di Svezia, che ha la sua sede nella città di Uppsala (la quarta città svedese per popolazione). Christer Pahlmblad, professore di teologia alla Università di Lund, ha spiegato che questa scelta minaccia chiaramente “la dottrina della Trinità e il senso di comunità con altre chiese cristiane”.Non è una bella cosa – riporta corriere.itse la Chiesa di Svezia non rispetta il patrimonio teologico che abbiamo in comune”, ha concluso.

La decisione potrebbe probabilmente accentuare ancora di più la scissione tra la Chiesa Cattolica e quella protestante, chiaramente per quanto riguarda il territorio svedese, ma non è da escludere che altre confessioni luterane di altri Paesi scelgano di abbracciare questa decisione molto forte, presa peraltro in occasione del 500esimo anno dalla riforma operata da Martin Lutero. Anche la Chiesa Cattolica, comunque, ha nuovamente toccato – dopo 30 anni dalle tanto discusse dichiarazioni di Papa Giovanni Paolo I – la questione legata al genere di Dio. Già 3 anni fa Papa Francesco ha ripreso le dichiarazioni del suddetto pontefice: “Dio ha compassione di noi, come la madre con i figli“. E ancora prima Giovanni Paolo II affermò che Dio “riassume in sé anche le caratteristiche che solitamente si attribuiscono all’amore materno“.

Certamente si tratta di due discussioni che partono dallo stesso punto, il genere di Dio, ma remano verso poli opposti: un conto è affermare l’assenza di genere in una figura divina, rendendola ancora più lontana dall’uomo, un altro è sposare una tesi per cui Dio non è solo padre, ma anche madre – come affermò Papa Luciani – avvicinandolo alla figura dei comuni mortali.

Francesco Raguni


Fonte foto in evidenza: La Stampa

 

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