"Allez, la messe est finie": le preoccupazioni della Chiesa cattolica in Francia

Se per analizzare lo stato attuale del cattolicesimo in Francia dovessimo attenerci esclusivamente ai sondaggi, la situazione risulterebbe critica: il 10% dei francesi partecipa alla vita della Chiesa, soltanto il 5% prende parte alla messa domenicale e solamente il 50% riceve il sacramento del battesimo.
C’è però un dato che va in controtendenza e che riguarda i cosiddetti funerali religiosi. Secondo il General Funeral Plans il 70 % del totale dei funerali sono religiosi e dunque in netta superiorità (7 volte tanto) rispetto alla partecipazione dei francesi alla vita cattolica. Questa rilevazione, che può sembrare positiva, potrebbe in realtà portare con sè il rischio di percepire la religione cattolica soltanto in rapporto ad eventi come la morte e la celebrazione del funerale. Emblematiche in tal senso le dichiarazioni di Gabriel Villemain, parroco di Gacé (Orne), che vengono riportate dall’inchiesta del settimanale francese La Vie : “Una situazione che può portare alcune persone ad associare la Chiesa alla sola dimensione di commiato per la morte dei loro cari“.
Il prete francese, raccontando un’episodio vissuto, spiega inoltre come per molti il funerale sia l’unico momento in cui giovani e meno giovani entrano in una chiesa e partecipano ad una funzione religiosa.
Di parere diverso è il sociologo Tanguy Chatel: “I funerali hanno un importanza speciale perché rimandano la gente ai propri scopi. Un confronto non sempre ovvio da assumere in una società che nasconde la morte, scomparsa dallo spazio pubblico negli anni 1970-1980. Il rituale culturale che fino a quel momento la circondava si è evoluto e le udienze sono diventate più discrete.” Un punto sottolineato persino da Papa Francesco nella sua udienza generale del 19 ottobre: “Vorrei fare un confronto tra la speranza cristiana e la realtà della morte, una realtà che la nostra civiltà moderna tende a cancellare sempre di più e che quando si presenta ci coglie dunque alla sprovvista.

 
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Aldilà delle varie opinioni in merito, rimane centrale la questione del cristianesimo che perde il contatto con la realtà quotidiana dei francesi. La domanda sorge spontanea: come stanno affrontando questa “crisi ” le massime istituzioni clericali?
Un’elemento sorprendente viene introdotto in un articolo da Le Figaro : “Un terzo dell’episcopato francese è stato rinnovato dall’arrivo di Papa Francesco. Curiosamente la maggior parte ha profili “classici”, più vicini a una visione di Benedetto XVI .Sono profili marcati per una visione ortodossa della Chiesa cattolica, molto spirituale e meno impegnata sul piano sociale“. Nonostante ciò, il rinnovamento delle istituzioni cattoliche francesi non è ancora terminato. Per esempio il cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, ha raggiunto poche settimane fa l’età di 75 anni, età in cui è obbligatorio dare le dimissioni.
Un’altra figura importante che si avvia alla chiusura della sua esperienza da presidente della conferenza episcopale è Gorges Pontier, che compierà 75 anni il prossimo marzo. Vicende che secondo Le Figaro lasciano “augurare un rinnovamento profondo delle guide dell’episcopato francese”.
La giusta sintesi tra approccio negativo e positivo su questo tema arriva da Padre Jean-Robert Armogathe, fra i maggiori storici del cristianesimo e seicentisti francesi. Intervistato da L’avvenire, egli non nega le colpe e gli errori dellla Chiesa francese che “è rimasta forse troppo timida“. Secondo Armogathe l’esigenza di rinnovamento può completarsi attraverso “legami più solidi con le altre istituzioni simili in Europa” e accogliendo nelle istituzioni della Chiesa “più membri dal profilo non accademico”. Il teologo lancia infine un messaggio di speranza: “C’è una nuova presa di coscienza nei cattolici del loro ruolo nella società, certamente dovuta a Benedetto XVI e a Francesco“. Probabilmente dopo aver esaminato i dati dei sondaggi si può concludere che questa “presa di coscienza“, perlomeno in Francia, non si è ancora tramutata in partecipazione attiva alla vita religiosa.

–  Leonardo Zaccaria

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