GERMANIA: il Paese riscopre l'instabilità della politica

Nella giornata di giovedì, i leader dei principali partiti (Angela Merkel, Horst Seehofer e Martin Schulz rispettivamente della Cdu, Csu e Spd) hanno incontrato il Presidente della Repubblica federale, Frank – Walter Steinmeier, per valutare le possibili soluzioni al problema politico. L’incontro sarebbe durato più di due ore, 135 minuti per l’esattezza. Tempo comunque non sufficiente per risolvere in via definitiva la grave situazione di stallo che si trascina dal giorno delle legislative, un sempre più lontano 24 settembre. I contenuti del colloquio sono tutt’ora rimasti riservati alle parti. “L’Spd e l’Unione cristiano-democratica inizieranno le trattative per la Große Koalition”, scrive la Bild (noto quotidiano tedesco), all’indomani della visita dei tre capigruppo al palazzo Bellevue. Eppure Schulz prontamente smentisce il tutto, puntualizzando il fatto che non esiste alcun automatismo sulla coalizione. La diffusione di false relazioni distrugge una fiducia già precaria di suo e lo stesso leader incolpa l’Unione (alias Cdu) per l’accaduto. Ma la vera domanda è: che succede adesso?

La situazione del centro-sinistra. La scorsa settimana ci eravamo lasciati con un “ok” dell’Spd per una riedizione della Große Koalition (Cdu-Spd) che ha guidato la Germania negli ultimi quattro anni. A distanza di pochi giorni il centro-sinistra si mostra, ancora un volta, spaccato in due. Se da un lato troviamo chi, come Schulz, è più propenso al ruolo di opposizione verso un governo (in tal caso, di minoranza) guidato per la quarta volta consecutiva dalla cancelliera uscente, dall’altro vi è una residua e minoritaria parte del partito favorevole ad un patteggiamento con i democristiani. L’ex Presidente dell’Europarlamento ha comunque posto delle precondizioni alla creazione della cd. “Coalizione Kenya” (Cdu-Csu, Spd, Grünen). Tra le varie si può indubbiamente citare il lasciapassare alle iniziative proposte dal Presidente francese, Emmanuel Macron, volte ad una profonda riforma dell’UE e la creazione di un Ministro delle finanze europeo. «Noi abbiamo bisogno di un’altra Europa e le iniziative del presidente francese non possono ricevere sempre un “no” dalla Germania», ha affermato Schulz. «Una risposta positiva sarà un elemento chiave di qualsiasi negoziato. Senza questo non ci sarà alcun sostegno ad un nuovo governo». Di diverso avviso è Stephan Weil, compagno di partito e competitor di Martin Schulz, nonché Primo Ministro della Bassa Sassonia. Weil è stato sin da subito un forte sostenitore della Groko in quanto la sua vittoria nello Stato federale è dipesa proprio da una coalizione tra il suo partito e la Cdu. Una rapida ed indolore riuscita dei colloqui non è mai stata scontata. «Il partito ha bisogno di discutere a fondo su come si possa costruire un governo. – ha affermato il segretario generale dell’Spd, Hubertus Heil. – Abbiamo bisogno di tempo. Questo è del tutto evidente».

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La situazione del centro-destra. Se a sinistra si cerca la chiave di volta che possa aprire i giochi per una coalizione, a destra il segretario generale della Cdu, Klaus Schueler,  si è mostrato contrario ai tentativi dei socialdemocratici cercare un punto di incontro rispetto alle richieste avanzate. In un’intervista ad un quotidiano nazionale ha dichiarato che «il partito è pronto ad affrontare seriamente i colloqui, ma senza mettere delle precondizioni». C’è da dire che sentimenti contrastanti sulla riproposizione di una Große Koalition si registrano anche nell’ala destra del Bundestag. In realtà il comitato di affari economici ha già fatto sapere che un’eventuale riforma della sanità o dell’istruzione, peraltro fortemente volute dalla Spd, non potrebbero essere materialmente sostenute dal Paese. Pertanto, non possono essere oggetto di negoziato da parte dell’Unione. Motivo per cui una parte del partito conservatore si mostra scettico all’idea di un’alleanza con i socialdemocratici. Con quest’ultimi è tuttavia condiviso il timore di un ritorno alle urne, poiché entrambe le forze politiche hanno visto un netto calo dei consensi rispetto agli anni passati. In particolar modo, la cordata conservatrice Cdu-Csu ha registrato un negativo pari a 8,6 punti percentuali rispetto alla tornata elettorale del 2013, perdendo ben 65 seggi in Parlamento. Il tutto a vantaggio dei liberali e delle forze di estrema destra dell’Afd.

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Riepilogando. Schulz sembra aver messo il freno ad una Spd che, stando alle intenzioni ed alle dichiarazioni del Capo di Stato, aveva fretta di concludere un’alleanza con l’Unione, anteponendo delle condizioni che sembrano invise all’ala opposta del Parlamento. La settimana entrante sarà decisiva per le sorti della Germania. I socialdemocratici, all’indomani del congresso interno (che, ricordiamo, si svolgerà il 7 dicembre), dovrà infatti pronunciarsi sull’esito positivo o negativo verso una forma di cooperazione, più o meno incondizionata, con i conservatori. I vertici dell’Unione si riuniranno, invece, il 10 e 11 dicembre, quindi dopo aver appreso la decisione dell’attuale opposizione. Piccola chicca: nel 2013 le trattative tra Cdu-Csu e Spd durarono ben 85 giorni prima della formazione di un nuovo esecutivo. Ad oggi siamo a 70 giorni esatti.

-Antonio Giuffrida

Credits: Ansa, Corriere della Sera, Bild, La Stampa

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