Assassin’s Creed, odi et amo. Perché è una delle saghe migliori di tutti i tempi?

sottotitolo (1).jpg

A dieci anni dall’uscita del primo capitolo della saga, nato quasi per caso, Assassin’s Creed è un brand conosciuto e amato in tutto il mondo. Questo anche se, certe volte, sono stati registrati dei fallimenti. Percorriamo insieme la storia (e che storia!) di una serie destinata a diventare leggenda.

Si parte dalle Crociate. Non esattamente un periodo storico meraviglioso, ma nel complesso una grande scommessa: del resto Altaïr, l’Assassino che ha dato inizio a tutto, doveva essere in realtà parte del gioco Prince of Persia: Assassin. Un bene, che abbiano fatto un gioco a parte? Assolutamente sì. Amato, d’esempio per tutti quelli venuti dopo, rispettato. Cosa che ha portato la Ubisoft ad andare avanti ed avanti ancora, per diverse epoche, con diverse storie, consentendo agli amanti della saga di rivivere i momenti più famosi della storia dell’uomo tramite gli occhi di uomini della nostra epoca, dal compianto Desmond Miles agli sconosciuti attuali.

Così, passando dal Rinascimento tra Roma, Firenze, Venezia e persino Istanbul con l’adorato Ezio Auditore (secondo tutti, il migliore tra i molteplici Assassini, colui con il quale la serie sarebbe dovuta terminare), si arriva ai momenti salienti della colonizzazione americana in compagnia di Shay Cormac, Aveline de Grandpré, Haytam Kenway e il figlio Connor, partecipando con quest’ultimo anche al Boston Tea Party. Chi è che non l’ha dovuto studiare, in anni di scuola?

Con un piccolo ma grande intermezzo basato sulla storia di Edward Kenway, l’Assassino pirata, ci viene permesso di esplorare i Caraibi, combattendo a fianco di leggende come Barbanera o la piratessa Mary Read; di seguito, si salta alla rivoluzione francese in compagnia di Arno Dorian, proveniente dall’ultima missione di Assassin’s Creed Rogue, per poi passare alla rivoluzione industriale affiancati dai temibili gemelli Jacob ed Evie Frye. Infine, last but not least, conosciamo da circa un mese Bayek, quello che è, secondo la storia, il primo Assassino mai esistito. Prima ancora di Altaïr, prima di tutto e tutti.

bayek.jpg

Ma cos’è che accomuna tutti questi Assassini, donne e uomini valorosi? Senza dubbio, ciò che salta subito all’occhio è l’abilità chiamata Occhio dell’Aquila, dono non comune, che permette di vedere al di là degli occhi umani. Questo è un lascito di “coloro che vennero prima”, altro punto in comune, quelli che chiamiamo Déi ma che altro non furono se non uomini venuti prima di tutti gli altri. Scomparvero, ma lasciarono dietro di loro queste tracce, assieme ai Frutti dell’Eden, presenti o citati praticamente in ogni gioco della serie. Chi li trova, possiede il controllo sul libero arbitrio. C’è chi ne fa un buon uso, ma chi sa di avere questo potere, può mai usarlo in modo diverso se non per un bene travisato, personalizzato? Questa è la descrizione dei Templari, acerrimi nemici degli Assassini, votati alla protezione dei Frutti da secoli. Secoli com’è secolare la battaglia tra di loro, infinita e senza sosta.

Assassins and templars.png

Come dicevamo prima, Assassin’s Creed è diventato un brand famosissimo, amatissimo ma non troppo. Perché, come in ogni cosa, sono stati fatti degli errori. Ad esempio, l’idea di pubblicare un gioco dietro l’altro ha portato a diverse lacune nel motore grafico, il picco delle quali si è avuto in Assassin’s Creed: Unity. Sviste, non curate, che hanno quasi fatto fallire la saga (motivo per cui in Unity vengono regalati a prescindere i Season Pass, almeno questo lo dovevate, Ubisoft), ed anche piuttosto inquietanti.

bug no face.jpg

Inoltre, a ragion veduta, gli amanti della serie lamentano il voler proporre un simile schema di combattimento o arrampicata, con cambi minimi o nulli (come nel caso di Rogue, è identico a Black Flag). Errori a cui la Ubisoft ha deciso di far fronte.

Infatti, dopo l’uscita di Syndicate, è stato deciso di non pubblicare più nulla. Ci si è presi del tempo, ed è nato Origins, che ha reso entusiasti anche i più disillusi, che credevano ormai nella fine del progetto. Un gioco perfetto sotto ogni punto di vista, oltre che emozionante, che porta all’inizio di tutto. Quale modo migliore di riprendersi, se non ritornare all’inizio?

La Ubisoft, perciò, non smette di stupire. Cosa ci sarà dopo? Ancora non si sa. Ma, si spera, l’obiettivo è l’attenzione ai dettagli, la storia avvincente, il gameplay perfetto. Ciò che può essere detto fino ad ora è che, dopo dieci anni di giochi, errori, DLC, merchandise e pure un film, di Assassin’s Creed non siamo ancora sazi. E, probabilmente, non lo saremo mai.


Cristina Maya Rao

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *