L’Italia vende bombe all’Arabia Saudita per il conflitto in Yemen?

Il New York Times, quotidiano americano tra i più importanti al mondo, ha lanciato quest’oggi una notizia che ha causato non poco scalpore: le bombe sganciate dall’Arabia Saudita sullo Yemen, che hanno mietuto innumerevoli vite umane, sarebbero state fabbricate in Sardegna. Quale è quindi il percorso che seguono queste bombe? E che ruolo ha l’Italia in tutto ciò? 

Secondo quanto riporta il video – documentario del NYT, quindi, le bombe verrebbero prodotte in uno stabilimento manifatturiero della RWM Italia dislocato a Domusnovas, paesino nella provincia di Carbonia – Iglesias. Il metodo di consegna è però variato negli anni: prima, infatti, le armi sarebbero state trasportate da degli aerei cargo, che partivano dall’aeroporto di Elmas; oggi, invece, il compito sarebbe stato affidato a dei camion, scortati dai Vigili del Fuoco nel pieno rispetto delle norme in materia di trasporti di materiale infiammabile ed esplosivo. A volte ai pompieri si aggregherebbe anche la Polizia. Una volta arrivati nei pressi del mare, che sia nei pressi del porto di Cagliari o di Sant’Antioco, le bombe verrebbero caricate su delle navi per poi arrivare in Arabia Saudita, dove verrebbero smistate e poi impiegate nel conflitto in Yemen. 

L’azienda RWM, proprietà della Rheinmetall Defence, venderebbe bombe della serie MK8, identificabili dalle matricole A4447, proprio le stesse di cui New York Times ha trovato tracce in almeno 5 attacchi sauditi in Yemen, usate sia contro i combattenti Houthi sciiti, sia contro i civili. Più volte – prosegue il quotidiano americano – il Governo Italiano ha affermato la totale legalità della vendita di armi in Arabia Saudita, nonostante più volte il Movimento 5 Stelle avesse avvertito l’Esecutivo di un loro ipotetico impiego contro i civili. Inoltre sarebbero state garantite «licenze per la vendita – riporta corriere.it – di quasi mezzo miliardo di euro in armi», di cui la maggior parte riguardano bombe MK8, proprio quelle ritrovate in Yemen. 

La legge italiana, peraltro, vieta la vendita di armi a Paesi in conflitto; inoltre la normativa internazionale proibisce la vendita di armi a Paesi che abbiano violato i diritti umani: basti pensare che il Parlamento Europeo ha votato per ben tre volte l’embargo di armi a Riad. Tali votazioni, però, sono state solamente specchi per le allodole, dato che il Consiglio Europeo non ha mai attuato alcuna misura effettiva, a causa – secondo quanto riporta corriere.it – della presenza di altri Paesi esportatori, come la Francia.

Francesco Raguni


Fonte immagine in evidenza: occhidellaguerra.it

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