Water-To-Go: acqua potabile a pochi centesimi

L’errore più grande che si possa fare nel XXI secolo è pensare, anche solo per un istante, che i processi innovativi procedano in linea retta.
Parliamo de facto di processi lunghi e complicati, talvolta con rischi ed opportunità calcolate, talaltra non poveri di imprevisti e fallimenti, che mirano a produrre un risultato in termini d’innovazione e dunque, di miglioramento della vita umana su questo pianeta (e non solo).

Erano un caso di innovazione gli studi di Einstein sull’atomo, pur se utilizzati successivamente in ambito bellico; era un caso di innovazione la scoperta casuale della Penicillina ad opera di Fleming che ad oggi ha salvato milioni di vite; era (e lo è ancora) un’innovazione il primo processo di clonazione.

Cosa accade, però, quando l’innovazione realizza un bisogno fondamentale dell’umanità, a dispetto delle latitudini, delle etnie e delle differenze culturali?
È il caso di Water-to-Go, una realtà che ormai da alcuni anni mira a fornire acqua potabile attraverso la realizzazione e la diffusione di appositi filtri presenti all’interno di specifiche bottiglie (da 50 cl e da 75 cl). Il marchio, nato in Svizzera, si propone con successo di agire su 3 vie: proteggere l’ambiente, garantire l’accesso ad acqua potabile in tutto il mondo e farlo a costi irrisori, specie se rapportati con l’esborso quotidiano per acqua imbottigliata nei paesi sviluppati e in particolar modo fornendo un guadagno in termini di salute e di protezione dalle malattie nelle aree più povere del mondo.

Oltre 30 miliardi difatti, sono le bottiglie d’acqua monouso consumate in Europa solo lo scorso anno, con prezzi che oscillano intorno a 1€ per 50 cl: in proporzione più di diesel o benzina! Al netto del fattore meramente economico (e ci sarebbe da discutere sull’opportunità di monetizzare così selvaggiamente su un bene fondamentale e liberamente fruibile come l’acqua), il danno è soprattutto di matrice ambientale, poiché questo percorso alimenta una produzione di plastica immotivata, da cui proviene uno spreco ed un inquinamento difficilmente gestibile, come noto.

 

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Su tutti, la capacità dei filtri, pur se variabile in funzione della dimensione, è il dato più interessante: il filtro della bottiglia da 50 cl è studiato per purificare un volume d’acqua di circa 130 litri (in media 2 bottiglie al giorno per 2 mesi), mentre il filtro da 75 cl per un volume pari a 200 litri (2 bottiglie al giorno per circa 3 mesi).

Le bottiglie Water-to-Go forniscono acqua sicura e potabile a circa 5 cent./litro, in funzione della bottiglia usata, la quale peraltro è riutilizzabile infinite volte.
I carboni attivi svolgono un’azione assorbente di tipo chimico-fisico verso gli elementi trattati e si presentano sotto forma di granuli contenuti all’interno della membrana.

Questa tecnologia serve in particolare per distruggere il cloro libero residuo nell’acqua potabile, per assorbire composti organici (ad esempio sottoprodotti di disinfezione) che causano spiacevoli proprietà organolettiche.
Inoltre permette di rimuovere elementi quali il piombo o il radon.
La dimensione del filtro è di circa 0,2 micron, ciò che consente di utilizzare il filtro senza applicare pressione pur mantenendo particelle più grandi. La carica positiva del nano-allumina permette di ridurre significativamente (oltre il 99,99%) il passaggio di microrganismi virus, batteri, protozoi e cisti, grazie all’interazione elettrostatica con questi microrganismi aventi cariche superficiali negative.

Questo effetto elettrostatico sui microrganismi riduce il taglio del filtro a meno di un decimo di micron (come dimostrano esperimenti condotti in Inghilterra e negli Stati Uniti su virus come MS2 batteriofago o poliovirus).
Un dispositivo di sicurezza blocca tutti i pori della membrana quando il filtro è ormai saturo, evitando così che la bottiglia possa essere ancora utilizzata. Sarà poi sufficiente sostituire il filtro.

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