Austria: Caserme e coprifuoco sono le soluzioni per contenere i richiedenti asilo

La nuova compagine politica austriaca, composta dai conservatori del partito popolare dell’ÖVP e dalla destra populista dell’FPÖ, inizia le sue attività nel pieno delle polemiche sorte dopo l’ultima dichiarazione shock del vice-cancelliere Heinz-Christian Strache. Il braccio destro del giovane cancelliere 31enne, Sebastian Kurz, ha affermato, ai microfoni dell’emittente televisiva ORF, di voler risolvere il problema degli alloggi ai migranti accogliendo quest’ultimi all’interno di caserme o vecchi campi militari, instaurando (altresì) un regime di coprifuoco notturno. Una simile organizzazione, a detta della seconda carica dello Stato, sarebbe necessaria fin tanto che l’Austria sia caratterizzata da un “sistema di asilo aperto”, nel pieno rispetto di quanto chiesto e voluto da Bruxelles.

Una posizione, quella di Strache, che riflette in pieno il programma di governo che l’attuale Esecutivo ha in mente di portare avanti. Ricordiamo infatti che Vienna ha promosso una serie di riforme volte ad introdurre nuove e diverse misure restrittive nei confronti dei profughi e richiedenti asilo, tra cui la consegna dei telefoni cellulari all’arrivo, per controllarne più accuratamente i dati in essi contenuti, e la presa del denaro da essi posseduto, per pagarne (seppur in minima parte) il costo delle abitazioni.

Kurz ha per di più presentato un piano per ridurre gli assegni familiari in favore di bambini che vivono all’estero, nonostante le preoccupazioni avanzate dalla stessa Ue. La Commissione ha già fatto sapere, per tramite di una sua portavoce, l’intenzione di voler valutare la compatibilità della normativa interna con il diritto comunitario, a sostegno di chi sostiene una non conformità ai principi e alle regole dell’Unione.

 

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Nel combinato disposto con l’azione governativa austriaca, le idee di Strache hanno sin da subito generato un forte dibattito mediatico riscontrando un dissenso immediato da parte dei vari gruppi della società civile e dai singoli partiti politici dell’opposizione.

Questi, capeggiati dai socialdemocratici dell’SPÖ, non hanno perso tempo a definire le strategie del vicepremier come «trattamenti di internamento forzato» ai danni di chi, per un motivo o per un altro, si trova obbligato a fuggire dal proprio Paese natio in cerca di miglior fortuna. «Queste proposte non sono degne di un vice-cancelliere – ha affermato Sandra Frauenberger, esponente dell’SPÖ ed assessore viennese agli affari sociali. – I richiedenti asilo sono persone, non prigionieri. Certo, devono avere contatti regolari con la città e bisogna concentrarsi sulla loro integrazione piuttosto che sul loro internamento».

Coerente con questa linea di pensiero si è mostrato anche Jürgen Czernohorszky (SPÖ). «Questo rivela un’immagine terrificante dell’uomo – tuona l’attuale assessore viennese all’educazione, integrazione, gioventù e risorse umane – Sembra che i rifugiati siano, per il governo federale, prima di tutto dei criminali da imprigionare». Czernohorszky, dopo essersi scagliato contro le dichiarazioni di Strache, ha poi concluso invitando il primo ministro austriaco a prendere le distanze rispetto a quanto detto dal vice cancelliere, “richiamandolo” per le sue affermazioni contro-umanitarie.

Malumori si sono registrati anche nelle file dello stesso Esecutivo. Karoline Edtstadler (ÖVP), Sottosegretaria di Stato presso il Ministero dell’Interno, ha chiarito la sua personale posizione. Nel corso di un’intervista a Kurier, noto quotidiano liberale austriaco, ha precisato come tutti i profughi debbano recarsi nei centri statali auspicando una quanta più rapida esecuzione delle singole procedure. «Sono dell’opinione che non dovrebbero esserci centri di asilo al di fuori delle città – aggiunge il ministro in merito alla questione dell’accoglimento – perché si andrebbero a formare società parallele con il conseguente aumento del tasso di delinquenza. Tuttavia, il Governo vuole allontanarsi dai singoli alloggi (privati, ndr) per accelerare i procedimenti. Su questo lo sostengo».

A smarcarsi dalle dichiarazioni di Strache troviamo anche Mario Kunasek, esponente di spicco dell’FPÖ: «Al momento, questo argomento non è nel mio dipartimento». Manca una presa di posizione formale da parte del cancelliere Kurz, il quale ha comunque invitato il suo braccio destro a fare una (seppur parziale) marcia indietro rispetto a quanto precedentemente detto ai microfoni austriaci.

Giusto qualche giorno fa, in un’intervista congiunta col giovane leader, Strache, lamentando una cattiva interpretazione da parte della stampa locale, ha chiarito che Vienna non ha piani ben precisi per gli alloggi di massa. A rafforzamento di ciò, il vice cancelliere ha spiegato la sua idea di voler passare da un sistema caratterizzato da presenza di varie associazioni private ed ONG operanti nel settore ad un sistema caratterizzato, invece, da un diretto supporto governativo e da una presa di responsabilità statale che possa, inoltre ed in qualche modo, evitare la “speculazione” su queste forme di organizzazioni.

 

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Il primo Luglio del 2018, l’Austria assumerà la presidenza del Consiglio Ue dalla Bulgaria di Bojko Borisov, attuale primo ministro della Repubblica balcanica. Tanti saranno i temi su cui discutere a livello sovranazionale, coinvolgendo più spettatori nel panorama europeo ed extraeuropeo. «Sarà l’anno dei grandi dibattiti in Europa» ha affermato il primo ministro populista ungherese, Viktor Orban.

Di sicuro, tema centrale sarà proprio il sistema delle quote migratorie voluto da Bruxelles e contestato dai Paesi Est dell’eurozona, gruppo di Visegrád in primis. Ricordiamo infatti che i Paesi di questa alleanza sono caratterizzati da governi fortemente avversi alle decisioni comunitarie in tema di immigrazione, al pari di quanto si sta mostrando il governo austriaco. Tuttavia, Kurz ha respinto ogni ipotesi di allineamento con gli Esecutivi dei Paesi appena citati. L’obiettivo principale della Presidenza austriaca sarà quello di mettere d’accordo i 27 Stati membri dell’Unione sulle grandi questioni (come la sicurezza dei confini) lasciando comunque ad essi ampi spazi di autonomia e discrezionalità.

–  Antonio Giuffrida

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