NETFLIX: L’intervista di Letterman a Obama è un gioiello

Nel primo episodio di “My guest needs no introduction”, il nuovo spettacolo Netflix con David Letterman, l’ospite d’eccezione è l’ex Presidente degli Stati Uniti Barack Obama. I due personaggi si rincontrano sul piccolo schermo dopo quasi 3 anni dall’ultima volta il 4 maggio 2015 e l’atmosfera è particolare. Sembrano due amici seduti nel salotto di casa che parlano degli anni passati e anche le questioni più serie vengono affrontate in un clima di serenità. Le prime domande e risposte si concentrano su come
sia cambiata la vita di Obama dopo la fine del suo secondo mandato.

B.O.: “Non mi sono mancati i lussi dell’ufficio, mi è piaciuto girare per casa cercando di capire come funziona la macchina del caffè, discutendo con Michelle per lo spazio nel guardaroba.”
D.L.: “Un senso di sollievo?”
B.O. “Sollievo non è la parola giusta. Avevo la sensazione di aver fatto una corsa e di averla completata. Ero orgoglioso del lavoro fatto ed ero pronto per la prossima.” 

Il primo discorso di tipo prettamente politico inizia sul ricordo della crisi economica mondiale del 2008.

B.O.: “La gente dimentica quanto andasse male. Il collasso economico era più veloce che durante la grande depressione. Quando sono stato eletto abbiamo perso 800.000 posti di lavoro in un mese.”

Non si nomina mai esplicitamente l’attuale presidente Donald Trump ma il formidabile umorismo di Letterman rompe il ghiaccio sull’argomento: “Sono felice che lei sia ancora presidente”, dice a Obama. Risate fragorose del pubblico in sala. Poi il tono del conduttore, che introduce il tema, si fa più serio.

D.L.: “C’è una democrazia e il processo di voto è manomesso da paesi stranieri”
B.O.: Ipoteticamente”
D.L. “Ipoteticamente. Cos’è più dannoso per quella democrazia? Lo svilimento della stampa da parte del capo della democrazia o qualcuno che sabota il processo di voto?”
B.O.: “Uno dei problemi più grandi della nostra democrazia è il fatto di non condividere una base di fatti comuni. Se guardi Fox News sembra di vivere su un pianeta diverso rispetto a quello descritto da NPR”.

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L’intervista continua con il racconto dell’infanzia del presidente (“(..) quando penso al lavoro che ho fatto, non c’è dubbio che mia madre abbia avuto una grande influenza”) e un contributo video con John Lewis in cui si ricordano i fatti della marcia antirazzista di Selma del marzo 1965.

L’ultima parte del talk show diventa molto intima e personale, Obama parla in generale del ruolo di padre e di quando ha accompagnato la figlia maggiore Malia al college, descrivendolo come un difficile momento di distacco.

Intensissimi sono i minuti finali quando i ruoli si invertono per un attimo e Obama pone a Letterman la seguente questione: “Io mi dico sempre che ho lavorato sodo e ho del talento, ma ci sono tante persone che lavorano sodo e hanno talento. E’ stata anche una questione di fortuna, di casi fortuiti.” La domanda implicita è: “Dave, lei pensa mai di essere stato fortunato?”
David Letterman risponde così: “Ok, Signor Presidente in questo momento il mio problema è questo: non sono stato altro che fortunato. Quando John Lewis e i suoi amici nel marzo del 65 hanno marciato su quel ponte, io e i miei amici eravamo diretti in Florida per andare alle Bahamas con una nave da crociera perché non c’erano limiti d’età per l’acquisto dell’alcol. Abbiamo passato tutta la settimana, scusi il francesismo, ubriachi marci. Perché non ero in Alabama? Perché non lo sapevo?”

Con gli occhi ormai lucidi Letterman conclude: “Sono stato solo fortunato e la fortuna continua questa sera. E le dico una cosa: quando ero piccolo mi hanno insegnato che indipendentemente da chi ricopra l’incarico, la figura del Presidente va rispettata. Senza ombra di dubbio lei è il primo Presidente che io ho veramente e del tutto rispettato.”

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