Renting fashion e fashion sharing, le nuove frontiere del commercio della moda

La vendita al dettaglio cede il passo alla vendita a noleggio: la crisi avanza, ma la moda non si ferma. Anzi si rivoluziona, seguendo le trasformazioni del consumo. Sbarca in Italia il primo servizio di fashion sharing.

Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non abbia mai pronunciato queste parole: “non ho niente da mettermi!”. E se l’idea di comprare nuove cose da una parte alletta ma dall’altra fa piangere il proprio portafogli, l’unica soluzione ideale che si profili sembra essere una, con un chiaro ritorno al passato: il baratto.

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Molte sembrano le aziende a cui stanno a cuore gli sprechi. Si calcola che ogni anno siano milioni i vestiti che subiscono l’usa e getta continuo, quando in realtà molti di questi potrebbero avere una seconda vita e avere un minimo impatto ambientale. Ma c’è anche un’altra ragione, oltre la causa green, per cui gli utenti di Internet si stanno man mano convertendo alla filosofia dello sharing economy: accesso is the new possesso sembra essere il nuovo diktat, per cui meglio pagare il servizio che il prodotto in sé.

Ecco dunque che si fanno avanti, nel campo della moda, i concetti di renting fashion e fashion sharing. Il renting fashion è un noleggio a tutti gli effetti: tramite degli appositi siti, per qualche giorno è possibile avere abiti da sfilata con una percentuale di sconto che varia dal 10 al 20 percento sul prezzo di listino.

Il fashion sharing invece è una rilettura del noleggio applicando i principi dello sharing economy: a spiegarlo è Caterina Maestro, fondatrice di DressYouCan: «Su DressYouCan l’utente ha la possibilità sia di prendere a noleggio abiti, che di mettere a noleggio (e dunque monetizzare) il proprio guardaroba, contribuendo al costante incremento del catalogo. Si crea così un circolo virtuoso di oscillazione tra fornitore e fruitore, con grande vantaggio economico, ecologico e sociale. Una sorta di Airbnb dei guardaroba, accessibile da ogni punto di vista: economico, fisico e ideologico. Per ogni donna è finalmente possibile accedere ogni giorno ad un armadio infinito senza preoccupazioni di sorta». Il fruitore potrebbe così noleggiare gli abiti, però anche scegliere di noleggiare i propri.

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«I vestiti dei privati vengono raccolti in showroom e vengono conferiti gratuitamente a DressYouCan con mandato al noleggio in cambio di una quota fissa per ogni noleggio portato a termine con successo. Tutta la merce in sharing viene rigorosamente tenuta in stock presso il magazzino DressYouCan per tutta la durata della partnership.» ci illustra meglio la Maestro. «Di storage, tintoria, logistica e shooting degli abiti si occupa infatti direttamente il nostro staff, in modo da assicurare all’utente la sicurezza di accedere solo a capi originali nuovi e/o come nuovi dalla qualità garantita e verificata di volta in volta, e, ai proprietari, la comodità di un servizio tutto compreso e la certezza del riconoscimento di un rimborso in caso di incidente»
Un cambiamento a 360 gradi che è sempre più eco-friendly, dato che si riducono anche i costi della produzione tessile, la più inquinante subito dopo quella di olio e gas.

Chiara Grasso

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