L’innovazione al servizio della lotta agli incendi boschivi!

Gli incendi boschivi rappresentano un pericolo costante per l’ambiente. Ogni anno in Italia vanno a fuoco migliaia di ettari, polmoni pulsanti del nostro ecosistema. Per combattere questo fenomeno, imprese e istituzioni stanno sperimentando nuove tecnologie a supporto della protezione civile. 

Record Negativo

Oramai è diventata una brutta tradizione, continui roghi si abbattono sul patrimonio boschivo italiano. Tra i mesi di maggio e luglio del 2017 si è toccato un vero e proprio primato, oltre 72 mila ettari sono andati in fumo. E non va meglio nel resto del mondo, il sud della California è costantemente sotto la minaccia del fuoco e in Canada la scorsa estate un gigantesco “muro di fiamme” ha distrutto 426.000 ettari, costringendo 40 mila persone ad evacuare le proprie abitazioni. Il fenomeno è in continuo cambiamento, la stagione degli incendi e sempre più lunga e gli eventi metereologici estremi stressano la vegetazione rendendola facilmente infiammabile. Se a tutto ciò aggiungiamo l’intervento dei piromani si crea un mix distruttivo.

forest fire

Ma se l’emergenza si evolve, di pari passo gli esperti sviluppano nuove strategie per combattere le fiamme e arruolano le più moderne tecnologie.

Sentinelle per la prevenzione

Una guerra si vince se non si combatte, la prevenzione è la tattica migliore. Nel parco Nazionale dell’Abruzzo è impiegato un sistema chiamato Firewatch, un insieme di telecamere e sensori accessi notte e giorno che monitorano senza sosta il territorio e avvertono quando qualcosa non va. Ma le nuove tecnologie permettono addirittura di far parlare gli alberi (più o meno). Nata all’interno dell’incubatore Tim Wcap di Roma, Tree voice è una start-up che ha sviluppato un dispositivo wireless applicabile direttamente sugli alberi che trasmette in tempo reale rilevazioni ed altri dati direttamente ad un computer centrale. E come se gli alberi chattassero inviando messaggi di allarme se la temperatura circostante si fa bollente.

Ma gli occhi elettronici riescono a vedere anche dell’alto. Nel Parco Nazionale della Maiella, in collaborazione con la società Sky drone, vengono utilizzati dei droni per monitorare il territorio.  Questi piccoli velivoli sono dotati di telecamere termiche in grado di percepire la presenza di persone e animali, come orsi feriti o escursionisti in difficoltà, e segnalare improvvisi innalzamenti di calore dovuti a principi d’incendio o incendi già divampati.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Vigili del Fuoco 2.0

Ma non sempre si riesce a prevenire la sciagura. Anche durante gli interventi i droni si rivelano armi affidabili nelle mani dei pompieri. Almeno questo è quello che hanno pensato alla Lockheed Martin, una società statunitense leader mondiale nel settore aeronautico, dove è stato sviluppato un duo di elicotteri senza pilota che, lavorando in coppia, sono capaci di spegnere le fiamme. Il primo si chiama Indago ed è un quadricottero di piccole dimensioni che individua l’incendio e comunica i dati ad un secondo elicottero, ben più grande, il Kaman K-1200 K-Max UAV, un bestione in grado di sollevare un carico superiore alle due tonnellate. Questa “strana coppia” può lavorare incessantemente, operando ad altezze molto basse senza mettere in pericolo la vita dei piloti umani, inoltre il K-Max può essere usato per evacuare persone in pericolo o ferite. Anche i famosi camion dei pompieri hanno subito un “upgrade”. La EmiControls, una giovane società del Trentino, ha ideato una turbina nebulizzante chiamata Fire Fighting Turbine (in foto). Montata su mezzi 4×4, è in grado di generare un flusso d’aria che nebulizza la poca acqua solitamente disponibile nei luoghi interessati dagli incendi che, una volta lanciata contro le fiamme, avvolge completamente l’area bersaglio riducendo l’ossigeno e soffocando il fuoco. Un’innovazione molto più efficiente dei classici strumenti utilizzati fino ad oggi e capace di far risparmiare ingenti quantità d’acqua. Il primo strumento per ogni pompiere rimane comunque l’addestramento. Per questo l’università Federico II di Napoli, insieme al Corpo Forestale, ha sviluppato il primo simulatore in 3D capace di ricreare le aree colpite dai roghi. Denominato FFAS (Forest Fire Area Simulator) è stato concepito per addestrare il personale da impiegare nelle azioni di contrasto agli incendi e consente di immergersi in modo realistico in un ambiente virtuale, dove si può interagire nei diversi scenari ambientali. È possibile, inoltre, percorrere le aree bruciate per simulare le operazioni di investigazione delle cause di incendio individuando, ad esempio, i punti di innesco e repertando gli elementi di prova. Uno strumento molto efficace anche per prevenire altri tipi catastrofi ambientali e contrastare i reati ambientali. Insomma un enorme videogioco per preparare gli operatori ad affrontare ogni situazione possibile.

Secondo noi i primi protettori dell’ambiente sono i comuni cittadini. Evitate di accendere fuochi in aree boschive e se avvistate un incendio chiamate il 115 dei Vigili del Fuoco.

-Claudio Abramo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *