Careem, l’Uber del Medio Oriente che punta sulle donne

Careem è una società leader dei servizi di trasporto privato in 80 città dal Nord Africa al Pakistan. Fondata da due ex-consulenti di McKinsey nel 2012, è nata puntando tutto su chi non sa o non può guidare: l’impatto maggiore è ricaduto sulla sfera femminile della popolazione, come in Pakistan, dove il 70% degli utenti è donna. Compatibilmente con le leggi locali, la società sta puntando anche all’assunzione di donne chaffeur, dando un segnale di cambiamento e creando inclusione nel mercato del lavoro. Il tutto secondo i piani della Kingdom Holding Company, prima società saudita e presente a livello mondiale, che nel mercato locale ha bisogno di creare alternative al calo del prezzo del petrolio. Opera in 80 città di 13 paesi dal Nord Africa al Pakistan, ed è leader di mercato nella maggior parte di questi. Con sede a Dubai, la Careem Networks FZ LLC offre un servizio analogo a quello di Uber: trasporto privato con comunicazione diretta fra autista e utente mediante un’app. L’idea è stata di due ex-consulenti di McKinsey, che nel 2012 hanno dato vita ad un progetto interamente dedicato ai territori del Medio Oriente, dove l’azzardo di introdurre il ride-hailing, ed estenderlo anche donne, poteva costituire una vera e propria opportunità di business, oltre che una rivoluzione sul piano dei diritti. Proprio a questa mira geografica Uber ha fatto seguito poco dopo, nel 2014. Di fatto, le due sono competitor in moltissime città: eppure, nonostante Uber sia un fenomeno più radicato nel tempo, oltre che più conosciuto, Careem è la prima scelta in quasi tutte le città dove il servizio è offerto.

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Nel round d’investimento da ben 500 milioni di dollari, che ha fatto guadagnare alla società la valutazione al miliardo e mezzo, i grandi scommettitori sono stati la Kingdom Holding Company, società del principe saudita più ricco, al-Walid bin Talal Bin ‘Abd al-‘Aziz, che vanta una presenza azionaria in diversi colossi del mercato (per citarne alcuni Amazon, Apple, Coca-Cola, Disney, Twitter) e la tedesca Daimler AG, detentrice dei marchi Mercedes-Benz, Smart e Formula1.

La società gode dei migliori ricavi nei paesi con scarse alternative di trasporto e dove gran parte della popolazione non sa o non può guidare. Un esempio interessante è l’Arabia Saudita, dove alle donne non è ancora concesso di stare dietro al volante: al massimo, gli è concesso prendere i mezzi non accompagnate da un uomo. Fra le saudite, ben quattro su cinque preferiscono Careem a qualsiasi altro rivale, soprattutto rispetto ai taxi locali. Il servizio è ritenuto di gran lunga più sicuro, e con tariffe più accessibili, in piena coerenza con l’obiettivo definito dal CEO, Mudassir Sheika.

Sembrerebbe che il governo saudita abbia in programma di rilasciare le prime patenti alle donne entro giugno di quest’anno, a condizioni ancora ignote (probabile il rilascio solo dopo l’autorizzazione di un uomo). Il Principe Mohammed bin Salman percorre la via della modernizzazione del paese sul fronte sociale, vista come un passaggio necessario per creare nuovi spiragli di mercato che permettano all’Arabia Saudita di sganciarsi dall’andamento del petrolio, dal trend non positivo. Careem, ben felice di vestirsi del ruolo di propulsore di riforme, sta assumendo e formando donne da rendere impeccabili chaffeur non appena la nuova legge entrerà in vigore: una serie di sessioni da 90 minuti nelle città saudite di Riyadh, Jeddah e Al Khobar, per le donne che abbiano già acquisito patenti valide all’estero.

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In realtà, Careem ha già sperimentato l’assunzione di autiste in Pakistan, dove il 70% dei suoi utenti sono proprio donne. Nelle principali città del Pakistan, la compagnia ha lanciato anche interessanti iniziative aggiuntive alla semplice corsa, come spedizioni, servizi medici o qualsiasi altro servizio che si possa portare direttamente nelle case degli utenti.

Sicuramente, la trasformazione dell’Arabia Saudita in un paradiso per femministe non avverrà in un futuro così prossimo. Il dato che ha costretto ad una seria apertura verso l’inclusione e all’ampliamento della forza lavoro è la disoccupazione, attualmente ad un terzo della popolazione saudita. Non sorprenderà che un forte impatto su questi numeri dipenda anche dalle donne laureate, a cui in molti casi non è concesso di lavorare. Il piano “Vision 2030” del Principe Mohammed prevede la creazione di 450.000 posti di lavoro entro il 2030, appunto, e i progetti della società ben si sposano con la pianificazione economica saudita.

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L’Egitto è l’unico paese dove Uber rappresenta davvero una grande sfida per Careem. È il paese dove entrambe le aziende hanno dovuto affrontare una pesante polemica da parte dei tassisti riguardo le licenze, risoltasi poi con la conferma da parte del governo egiziano della legittimità dell’operato delle due società. Mentre Uber in Occidente fatica ad avere un’espansione serena, contrastata dalle continue controversie in punto di diritto, Careem non ha mai affrontato il problema sul serio. Probabilmente i governi dei mercati in cui la società opera, e di cui si è guadagnata la fiducia (oltre che gli investimenti) preferiscono la creazione un servizio efficiente e quindi di posti di lavoro e opportunità ulteriori, piuttosto che mantenere una linea politica rigida sul sistema delle licenze. Se Uber per gli europei ha rappresentato un pericolo sui fronti del lavoro e della liberalizzazione del mercato, Careem sembra essere accolta come un punto di svolta socio-economico su cui puntare, nell’ottica di una particolare evoluzione della zona più “calda” del mondo.

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L’unico fronte su cui Careem è apparsa ambigua arriva sempre dall’Egitto: il governo avrebbe chiesto di stabilire i server in cui vengono conservati i dati degli utenti egiziani all’interno del territorio dello stato. È chiaro che l’accondiscendenza della società comporterebbe un consistente rischio di sorveglianza sugli spostamenti dei cittadini, posizione in totale contraddizione con la stagione di riforme di cui si fregia di essere portatrice. A meno che quello spirito di innovazione esista solo dove il mercato lo consenta. I vertici non si sono ancora pronunciati sulla questione, ma sarà un’ottima occasione per misurare la reale volontà innovatrice della compagnia.

Insomma, il cambiamento è in arrivo, e il trasporto su richiesta aiuterà a renderlo effettivo, ma non è ancora chiaro che sembianze assumerà. Per il momento, Careem ha dato prova di essere un’ottima opzione per le donne e il mercato del lavoro nel difficile incontro-scontro fra tradizione e cambiamento nel Mediterraneo Orientale.

Stati e città in cui opera Careem

Arabia Saudita →  Riyadh, Dammam, Jeddah, Makkah, Madinah, Jubail, Al Hasa, Qassim, Taif, Ash Shafa, Al Hada, Aseer, Ar Rass, Alkharj, Jazan, Yanbu, Almuzahmiyah, Tabuk, Al Bahah, Hail, Abqaiq, Ras Tanura, KAEC, Hafar Albatin

Egitto Cairo, Alexandria, El Mansoura, Damanhour, Tanta, Mansoura, Hurghada, Port, Said, Suez, Ismaila, Gouna, Zagazig, Damietta, Kafr El-Shiek, Banha

Emirati Arabi Uniti Dubai, Abu Dhabi, Sharjah, Fujairah, Al Ain, Ras Al-Khaimah, Ajman,

Pakistan Karachi, Lahore, Islamabad, Peshawar, Faisalabad, Hyderabad, Multan, Gujranwala, Sialkot, Abbottabad

Giordania Amman, Irbid, Zarqa

Marocco Casablanca, Rabat, Mohammedia

 

– Giulia Carnevale

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