Kim Jong-un: accuse, minacce e tensioni tra Corea del Nord e USA

 

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Pyongyang ha accusato la CIA di star progettando l’assassinio del proprio leader Kim Jong-un attraverso l’uso di sostanze chimiche non specificate in tali accuse. La notizia è stata riportata dai media nordcoreani, accompagnati da una dichiarazione del ministro della sicurezza nazionale, il quale sostiene che il presunto attacco dovrebbe essere portato avanti da un gruppo di terroristi sostenuti dalla CIA e dall’agenzia di intelligence sudcoreana. Come molte altre accuse da parte del regime di Kim Jong-un, l’asserzione non è dimostrabile e bisogna tenere in considerazione che i media nordcoreani sono strettamente controllati dalla propaganda nazionale, finalizzata principalmente alla divinizzazione dell’immagine del leader.
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Ma facciamo un passo indietro: perché stiamo assistendo a tensioni sempre crescenti tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti?
La Corea del Nord è storicamente un regime autocratico, il leader è considerato come un idolo, unica origine della forza dello stato e con un controllo illimitato sulle vite degli abitanti. Ogni aspetto dell’economia, dell’informazione e della vita quotidiana all’interno dello stato è regolato secondo la volontà del leader corrente. Tuttavia la Corea del Nord ha una particolarità, è un regime dittatoriale quasi unico, specialmente negli ultimi anni, per il livello di isolamento, paranoia ed effettiva debolezza strutturale, nonostante si autoproclami potenza militare e nucleare.
La principale preoccupazione relativa al regime nordcoreano deriva proprio dai test nucleari che porta avanti dal 2006 con la pretesa di dover garantire la propria sicurezza, ignorando le conseguenti sanzioni economiche da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
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La particolarità dell’attuale leader Kim Jong-un sta proprio in questo: a differenza del predecessore (e padre) Kim Jong-il, egli non si cura delle posizioni che assume la comunità internazionale nei confronti dei suoi comportamenti, tantomeno delle conseguenze che questi possano avere nei rapporti con il suo unico alleato, la Cina. Nuove tensioni stanno infatti sorgendo anche tra Kim Jong-un ed il segretario generale cinese Xi Jinping, il quale ha incontrato il presidente statunitense Donald Trump per cercare di sviluppare una strategia che freni i piani del leader nordcoreano. Il problema fondamentale di Pechino è che non vuole assistere ad un conflitto tra gli Stati Uniti e Corea del Nord ed al collasso del regime nordcoreano, in quanto il fatto porterebbe non solo ad un rilevante rafforzamento dell’influenza americana nella penisola coreana, ma con tutta probabilità anche ad una crisi migratoria verso la Cina stessa.
Il principale rivale al livello strategico per Kim Jong-un sono certamente gli Stati Uniti, il cui obbiettivo principale al momento è quello di frenare i test militari portati avanti dal regime.
Gli analisti americani sostengono che la Corea del Nord sia già in possesso della tecnologia necessaria per lanciare testate nucleari contro la Corea del Sud ed il Giappone. Inoltre, secondo le previsioni, la portata dei missili potrebbe essere in grado di raggiungere gli Stati Uniti nell’arco di alcuni anni.
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L’amministrazione Trump ha dichiarato di essere intenzionata ad incrementare le sanzioni economiche nei confronti del regime e ad attivare un sistema di difesa missilistico per garantire la sicurezza del paese. Le opzioni di reazione militare non sono una novità dell’amministrazione Trump, ma recentemente il Presidente ha aggiunto nuove unità alle forze schierate, tra cui un sottomarino equipaggiato con missili guidati e un gruppo di portaerei.
Le sanzioni economiche finora applicate da parte dell’ONU non sono state sufficienti a convincere Kim Jong-un ad interrompere i test. Nonostante molti stati, tra cui gli Stati Uniti, stiano effettuando una notevole pressione per un vero e proprio “embargo” nei confronti del regime, non va dimenticato che una tale misura economica andrebbe ad incrementare le già frequenti carestie all’interno del paese, e nessuno nella comunità internazionale ha interesse nell’aumentare ulteriormente la sofferenza degli abitanti nordcoreani.
La speranza è dunque che la comunità internazionale riesca nel tentativo di riallacciare i rapporti diplomatici necessari per accordare con il regime l’interruzione dei test nucleari nella regione, evitando che le tensioni già presenti portino ad un conflitto militare nella penisola coreana.

–  Marco Monaco

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