Alien: Covenant, recensione di un fan perplesso.

Cosa sta accadendo in quel di Hollywood? Da 10 anni ormai veniamo sommersi da reboot, prequel, sequel di film cult del passato: della serie “ti piace vincere facile?”. Blockbusters dall’incasso assicurato, lungometraggi dedicati ai fan di vecchia data di un determinato titolo, prodotti per dar nuova vita ad un brand e rilanciarlo anche per le nuove generazioni: Star Wars (Rogue One capolavoro), Jurassic World, Blade Runner 2049 (Villneuve credo in te), IT, T2: Trainspotting, e l’ultimo uscito Alien: Covenant, 18493848_10213278125133890_120721685_osenza considerare l’annunciato ritorno di Matrix, sono solo alcuni degli esempi che confermano la tesi. È quindi lecito chiedersi: hanno veramente finito le idee nella capitale del cinema?

La naturale risposta è SI. Da tempo non escono nelle sale grandi capolavori, ad eccezione di mosche bianche come LaLaLand, o gli ultimi film targati Iñárritu (Revenant e Birdman su tutti).

Fatta questa riflessione, nulla al mondo avrebbe potuto impedirmi di vedere ieri 11 maggio 2017 la nuova fatica di Ridley Scott, regista visionario che da anni però ha leggermente perso lo smalto (The Martian escluso). Il regista britannico torna al passato con una delle produzioni che lo resero famoso negli anni 80 come maestro della fantascienza: Alien.

Scott diresse Prometheus nel 2012, prequel della saga molto criticato dai fan. Prometheus non riuscì nel suo intento: dare una risposta all’unico interrogativo che lasciò . Da dove vengono gli Xenomorfi? Chi li ha creati?

Le risposte a questi quesiti vengono accennate in Prometheus con uno stile filosofico che poco convinse, risultando a tratti banale ed a tratti decisamente forzato, si persero quasi in toto le atmosfere claustrofobiche ed angoscianti che caratterizzano da sempre Alien. Unica cosa da salvare in Prometheus è la parte tecnica: riprese, CGI, fotografia sono mozzafiato. In questo Scott non delude mai.

Alien: Covenant tenta di18472068_10213278125173891_1487171024_o essere il filo conduttore tra il prequel Prometheus e l’Alien del 1979. Ci riesce? Beh, in parte si.

Senza dubbio l’inserimento della parola “Alien” nel titolo del film è una geniale trovata di marketing, dopo il flop del suo predecessore serviva un’espediente per richiamare i fedeli in sala. Bisogna ammettere però che la seconda metà del film rievoca le atmosfere sopracitate.

Il film inizia abbastanza lentamente, vengono introdotti i personaggi, tutti abbastanza “piatti” tranne il sempre maestoso Michael Fassbender che riesce a reggere un film praticamente da solo.

Solita missione spaziale di “terraformazione” e solite scelte quantomeno discutibili dei membri dell equipaggio.

Ci troviamo in un pianeta apparentemente perfetto per accogliere la vita ma stranamente privo di qualsiasi abitante animale. Dopo una serie di vicissitudini iniziano i primi contatti con gli “Alien 2.0”: il bestiario di questo film è estremamente vario ed il design dei mostri risulta ricercato. Interessante la trovata del contagio in scala molecolare attraverso le cavità nasali o auricolari con conseguente simpatico essere che esce dal corpo spezzandoti la schiena, in Alien: Covenant non manca di certo il lato horror-splatter.

Viene introdotto anche il Villain: trovata geniale inserire un cattivo subordinato agli alieni. Il film da questo guadagna ritmo e diventa più coinvolgente. Preferisco non fare spoiler, vi dico solo che Fassbender è stato doppiamente bravo (if you know what I mean).

Da metà film in poi, Alien: Covenant ritorna ad angosciare ed a richiamare atmosfere claustrofobiche. Torna lo Xenomorfo, torna la nave spaziale come prigione, torna la violenza ed il sangue.18427008_10213278125293894_585085196_o

Un finale che preannuncia sequel e che continua ad aggiungere tasselli alla storia per arrivare a quello che fu l’Alien originale.

Di certo la missione era ardua: aggiungere tematiche interessanti ad un brand che è già stato spremuto in passato. Scott riesce a confezionare un film che intrattiene, non un capolavoro di certo, comparto tecnico di primissimo livello, computer grafica ottima, anche se è percettibile la non-presenza degli alieni sul set cinematografico. Con questo non voglio dire che si debba ritornare ai “pupazzoni” degli anni ’80, ma la reazione di un attore a qualcosa che realmente gli si attacchi al volto è diversa da quella che si ha di fronte ad un mostro simulato al computer.

Certamente non sono uscito dalla sala deluso, non mi aspettavo un capolavoro e le due ore di film sono passate in maniera piacevole. Un film consigliato agli appassionati del genere ed a chi voglia avvicinarsi alla saga di Alien, minacciato però di impiccagione pubblica nel caso in cui non vada a recuperare almeno i primi due capitoli: Alien ed Aliens: Scontro Finale.

 

Livio Placenti

Un pensiero riguardo “Alien: Covenant, recensione di un fan perplesso.

  • Maggio 23, 2017 in 6:03 pm
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    Visto domenica, personalmente nelle parti di richiamo al classico Alien trovo che fallisca scadendo nel già visto, cosa che già Prometheus in parte faceva. Non l’ho trovato brutto in senso stretto ma non mi ha soddisfatto.
    Sul discorso reboot, remake, idee finite a me non dispiace che se ne facciano e non sono una novità ad Hollywood, ma la cosa deve avere senso di essere fatta e non solo per sfruttare un titolo, infatti non capisco remake di titoli come Matrix o Jumanji.

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