BLUE WHALE: Il gioco dell'orrore

 

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Il Blue Whale è il nuovo “gioco” dell’orrore nato in Russia, dove si è diffuso attraverso i social network. Al giovane che decide di iscriversi al gruppo viene assegnato un tutor, il quale gli somministra una serie di prove quotidiane che dovranno essere eseguite correttamente. L’unico obiettivo di questo gioco è la morte. Così come le balene azzurre si suicidano arenandosi sulla spiaggia, i giovani che entrano in contatto con il gioco devono togliersi la vita.
Ormai questo macabro gioco spopola tra i giovani ed è balzato agli oneri della cronaca, perché i casi di giovani che, seguendo le indicazioni, hanno deciso di togliersi la vita sono velocemente aumentati in poco tempo. Come tutte le mode più deleterie, Blue Whale ha la capacità di propagarsi con una velocità estrema e ha provocato già diverse vittime in tutta Europa.

Una volta assegnato il tutor (chiamato anche “curatore”), i giovani iscritti al gruppo della Blue Whale devono seguire per 50 giorni delle precise regole. Per ogni regola seguita, l’iscritto al gioco deve inviare una foto al tutor come prova dell’azione compiuta. Durante il ventiseiesimo giorno sarà poi comunicata al giovane la data della sua morte, ovvero quella corrispondente al cinquantaseiesimo giorno di gioco. I ragazzi che hanno deciso di seguire la Blue Whale si suicidano dal palazzo più alto della città e la loro morte deve essere documentata, motivo per il quale un altro soggetto dovrà filmare il suicidio della vittima. Coloro che portano a termine il gioco vengono considerati degli “eroi” agli occhi degli altri giovani: infatti, la prima ragazzina che si è tolta la vita per seguire le regole di questo gioco (costretta a morire sui binari di un treno) è vista come una eroina per tutti coloro che hanno partecipato dopo di lei.
aY=--L’ultimo allarme, nei giorni scorsi, arriva dall’agenzia spagnola EFE, secondo la quale il gioco sarebbe arrivato in Cina, in Spagna, in Gran Bretagna, superando poi gli oceani per arrivare fino al Sud America e alla Nuova Zelanda. Difficile dare i numeri del fenomeno. El Pais nei giorni scorsi ha scritto che nel gruppo dei frequentatori figurerebbero almeno 270 mila membri e i morti sarebbero già 157. Individuarli però non è facile, anche perché fra le regole c’è quella di cancellare ogni traccia della partecipazione al gioco, inteso come una specie di circolo iniziatico. Chiaramente, il rischio di finire suicida riguarda soggetti dalla mente particolarmente fragile che, suggestionati dal gioco, potrebbero arrivare alle estreme conseguenze.
In Francia, le forze dell’ordine si stanno muovendo in una campagna di sensibilizzazione, a seguito dell’episodio rilanciato da “La Voix du Nord”, secondo la quale due ragazze si sono autolesionate, lasciandosi sfuggire con l’infermiera della scuola di avere raggiunto il livello 45 della sfida.
Questo gioco è giunto anche in Italia: lo scorso febbraio un 15enne di Livorno si è suicidato, lanciandosi dal tetto di un palazzo di ventisei piani per seguire l’ultima regola del Blue Whale. Proprio sull’accaduto si è basato un servizio di Matteo Viviani, inviato delle Iene, che ha mostrato l’orrore di tale “gioco”.

 

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«Non sono pentito di ciò che ho fatto, anzi: un giorno capirete tutti e mi ringrazierete» e ciò che ha dichiarato il 22enne russo Philipp Budeikin, il reo confesso studente di psicologia e ideatore del ‘Blue Whale’, attualmente detenuto in carcere, non mostrando alcun segno di ravvedimento.
L’ideatore ha continuato dicendo: «Ci sono le persone e gli scarti biologici. Io selezionavo gli scarti biologici, quelli più facilmente manipolabili, che avrebbero fatto solo danni a loro stessi e alla società.».

Nel descrivere questa triste vicenda, abbiamo preferito non entrare troppo nei dettagli più macabri di alcune regole; la nostra vuole essere una riflessione su un tema assurdo e ci auguriamo che questi tristi episodi non si verifichino. Ci teniamo inoltre a discostarci dal comportamento di numerose testate nazionali e non che pur di raccogliere click e visualizzazioni hanno ritenuto opportuno raccontare dettagliatamente la vicenda, correndo il rischio di coinvolgere altre menti manipolabili in questo triste “gioco”.

Invitiamo chiunque a non seguire questa linea e a consultare uno specialista in caso di amici o parenti che dovessero decidere di parteciparvi.

–  Ferdinando Piazza

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