10 anni fa – Inzaghi porta il Milan sul tetto d'Europa

È il 23 maggio 2017, ad Atene di mite c’è solo la temperatura: allo Stadio Olimpico della capitale greca si sta per giocare la finale della 52° edizione della Champions League. Il Milan di Carlo Ancelotti affronterà, due anni dopo la clamorosa debacle di Istanbul, orfana di Shevchenko, il Liverpool di Rafa Benitez, stavolta con Dudek in panchina.

“Lo specchio vede un viso noto, ma hai sempre quella solita paura
che un giorno ti rifletta il vuoto oppure che svanisca la figura. E ancora non sai se vero tu sei o immagine da specchi raddoppiata; nei giorni che avrai però cercherai ‘immagine dai sogni seminata…”, canta così Francesco Guccini in “Due Anni Dopo”, ed è proprio due anni dopo che il Diavolo si trova ad affrontare il suo incubo peggiore.

Istanbul è tutt’altro che un semplice ricordo: il goal al 1′ di Maldini, la doppietta di Crespo, la rimonta del secondo tempo in 6 minuti, Dudek che para il rigore decisivo a Sheva. Ancelotti, negli occhi, ha da due anni la perenne proiezione di queste immagini. Istanbul potrebbe essere l’inizio della fine di un grande ciclo di vittorie.

Eppure quella sera tanti hanno voglia di riscatto, ma solo uno ha la guerra negli occhi: è Filippo Inzaghi, perchè s’è vero che Alta Tensione – come era solito chiamarlo Pellegatti – non era mai stato eccelso e nobile con i piedi, è altrettanto vero che aveva dentro di sé un senso della posizione, un’intelligenza, una capacità di scatto e un demone dentro che lo rendevano l’incubo peggiore delle difese avversarie.

La partita inizia in maniera stucchevole: le due squadre sembrano due tennisti che palleggiano, l’una aspetta che l’altra batta per poi respingere (e punire). Siamo al minuto 45′, Herbert Fandel (direttore di gara) fischia un calcio di un punizione a favore del Milan: batte Pirlo, devia la provvidenza incarnata nella figura di Inzaghi. Ma il Diavolo ha bisogno di un’ulteriore sicurezza, la partita intanto prosegue, poi arriva il minuto 82: Inzaghi scatta, fulmina la difesa del Liverpool e lascia sul posto Pepe Reina, portiere dei Reds, siglando la sua personalissima doppietta in finale di Champions. Non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta, Inzaghi lo sa bene: deve riportare il Milan sul tetto d’Europa, lo deve al suo amico Sheva, lo deve al suo capitano Maldini, lo deve ad ogni suo singolo compagno di squadra.

Al minuto 89, però, il Liverpool accorcia le distanze con il goal in mischia di Dirt Kuyt. Le telecamere inquadrano subito Ancelotti: Istanbul sta tornando. La paura dei tempi supplementari inizia ad aleggiare come una “nebbia che dagli irti colli piovigginando sale” (Carducci, San Martino). Solo una luce brilla nella nebbia: è lo sguardo di Pippo Inzaghi.

E allora spazio al cambio tattico: al 90’+2 entra Favalli, poco dopo Fandel apporrà la parola fine sulla partita di Atene. Benitez contesterà i pochi secondi di recupero abbuonati al Milan, ma ormai è tardi: probabilmente tanti tifosi avrebbero preferito alzare la Coppa in terra turca, probabilmente altrettanti hanno sperato di riprendere il Liverpool per chiudere una questione aperta da due anni.

Oggi sono 10 anni esatti da quella finale, ma come sono messe Liverpool e Milan? Mentre i Reds stanno ritrovando la loro dimensione sotto la cura Jurgen Klopp, centrando il quarto posto in Premier e il conseguente preliminare di Champions League, il Diavolo è appena stato ceduto da Silvio Berlusconi, il presidente più vincente della storia del calcio insieme a Santiago Bernabeu, ai tanto acclamati cinesi, centrando comunque il preliminare di Europa League.

Ed è proprio da un preliminare che nacque la vittoria di Atene, dalla vittoria per un totale di 3-1 tra andata e ritorno contro la Stella Rossa. Che sia anche quello di Europa League di buon auspicio per la fioritura di un nuovo ciclo di vittorie?

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