G7: le sfide e gli obiettivi della "new economy" dopo gli accordi di Parigi

Si avvicina sempre più il summit più importante dell’anno, il vertice del G7 che vedrà protagonisti i leader di sette tra i paesi più avanzati al mondo al livello economico e industriale.

Il summit, che si terrà il 26 e il 27 maggio a Taormina, sarà focalizzato sulla “costruzione delle fondamenta di una rinnovata fiducia”, con l’obiettivo di adottare politiche finalizzate a raggiungere un punto di incontro con le nuove aspettative dei cittadini.

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Secondo la “Climate Change – The New Economy (CCTNE)”, unica pubblicazione sul tema del cambiamento climatico che accompagna e supporta il summit del G7, una riforma ed evoluzione fondamentale che deve essere sancita dall’incontro dei leader mondiali concerne il cambiamento climatico e la necessità di perfezionare forme di energia rinnovabile.

Eric Usher, Capo del United Nations Environment Programme Finance Initiative (UNEP FI), evidenzia in particolare la necessità di una riorganizzazione dell’economia globale, aggiornando e migliorando le infrastrutture inefficienti e vulnerabili al cambiamento climatico.

All’interno della pubblicazione CCTNE è posto in primo piano come i paesi appartenenti al G7 possano giocare un ruolo fondamentale nell’elevare a nuovi livelli le ambizioni e le misure politico-economiche in questo ambito, cosi da permettere un beneficio per le loro nazioni e per il resto del pianeta. Nel documento viene trattato il tema in questione nelle più varie e specifiche sfumature, dall’azione politica in Italia e nel mondo, alla pragmatica innovazione delle risorse, della tecnologia e delle infrastrutture di ogni ambito, dal contesto metropolitano e quotidiano a quello aziendale e industriale.

I punti fondamentali per l’Italia:

Il ministro dell’ambiente italiano Gian Luca Galletti definisce l’Efficienza nell’utilizzo delle risorse come essenziale per il passaggio da un economia lineare ad una circolare, passaggio a sua volta fondamentale per soddisfare gli obbiettivi posti dagli Accordi di Parigi del 2015 ( il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima mondiale, ratificato ad oggi da più di 140 stati).

Tre sono i punti fondamentali messi in evidenza dal ministro: l’efficienza della strategia Energetica nazionale, il progresso dello sviluppo sostenibile e l’adattamento costante al cambiamento climatico. Il ministro ha espresso la speranza in un riscontro positivo da parte dei leader mondiali nel dibattito concernente tali temi, in particolare da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Lo scenario globale e i pareri dei leader mondiali:

In questa direzione si sono mossi anche moltissimi altri paesi, compresi i membri del G7, i quali hanno già annunciato l’attuazione di piani a lungo termine che rispecchino gli obbiettivi e gli standard stabiliti dagli accordi di Parigi, in modo tale da raggiungere l’ambita neutralità rispetto al clima nella seconda metà del secolo ed impedire che l’aumentare delle temperature globali vada oltre i 2°C. Sul tema del cambiamento climatico e dell’importanza che ricopre la ricerca di nuove risorse rinnovabili si sono espressi recentemente alcuni dei leader che saranno protagonisti del summit del G7.

 

aaaIl primo ministro canadese Justin Trudeau focalizza l’attenzione su due fondamentali responsabilità attribuite all’umanità intera in vista del momento in cui non ci sarà più bisogno delle tradizionali forme di energia. La prima consiste nel sostenere il nostro pianeta da qui a quella data, la seconda è invece incentivare e migliorare sempre di più la curva dell’innovazione.

Il primo ministro giapponese Shinzo Abe, durante un discorso sul programma politico del proprio governo tenuto a gennaio, ha sottolineato l’importanza degli investimenti sulla ricerca e lo sviluppo al fine di garantire un progresso costante e la nascita di nuove innovazioni. Durante la stessa occasione il primo ministro Abe ha anche accennato all’imminente lancio dei primi mezzi pubblici a idrogeno, in primis nella capitale Tokyo, e successivamente in tutta la nazione.

Le nuove sfide:

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L’esempio del Giappone (come di altri paesi quali Cina e Brasile) dovrà probabilmente essere seguito in futuro al livello globale, in quanto l’idrogeno costituisce una forma di energia rinnovabile, affidabile e conveniente in termini economici, che ad oggi fornisce il 72% di tutta l’energia rinnovabile del pianeta.

La richiesta globale di energia va tuttavia aumentando, e continuerà ad aumentare nel corso del ventunesimo secolo: sono infatti previste espansioni consequenziali della popolazione mondiale (del 30% entro il 2050), della produzione industriale e dell’utilizzo di infrastrutture e servizi che richiederanno un aggiornamento delle risorse attuali, ma soprattutto l’utilizzo di potenziali energetici ancora non sfruttati in molti paesi.

Dalla predizione di un aumento della popolazione mondiale nei prossimi trent’anni deriva un’importante conseguenza: l’aumento costante di abitanti, maggiormente previsto nelle aree metropolitane, provocherà un incremento notevole di traffico ed inquinamento, che a sua volta comporterà la nascita di nuove sfide per la vita quotidiana degli abitanti. La mobilità dovrà essere oggetto di un notevole aggiornamento verso una maggiore velocità di trasporto e, soprattutto, in termini economici e di ecosostenibilità. I rischi ambientali in ambito urbano sono già a livelli preoccupanti, a tal punto che 300 città in Europa programmano di chiudere i propri centri urbani al traffico, promuovendo l’utilizzo dei mezzi pubblici e del car sharing.

Nuovi strumenti e “smart cities”:

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Un incremento delle infrastrutture e della mobilità di questo genere richiede tuttavia una grande accessibilità a fonti rinnovabili di elettricità. Ad oggi 1.3 miliardi di persone non hanno accesso all’energia elettrica e altri due miliardi ne usufruiscono in maniera notevolmente limitata. Il segretario generale della “International Electrotechnical Commission (IEC)”, si esprime a riguardo nel documento CCTNE, sostenendo che un’efficace soluzione a tale contesto globale consiste nella combinazione di nuove tecnologie, quali ad esempio la “Low voltage direct current (LVDC)” o corrente continua a bassa tensione, con fonti di energia rinnovabili. Tale combinazione permetterà un utilizzo efficiente risorse e un più ampio accesso diretto all’elettricità, portando alla nascita vere e proprie “smart cities” e “smart communities”.

Un’evoluzione in questa direzione permetterebbe un incremento esponenziale di mezzi di trasporto ed edifici che minimizzino, o eliminino del tutto, sostanze pericolose e le relative emissioni tossiche. L’obiettivo a lungo termine dei paesi, introdotto con gli accordi di Parigi, è esattamente quello di raggiungere una totale cessazione di questo genere di emissioni entro metà del ventunesimo secolo.

“Il cambiamento climatico è una minaccia, crescente e senza precedenti, alla pace e alla prosperità”. Si esprime con queste parole il Segretario Generale dell’ONU António Guterres, sostenendo che l’umanità non può permettersi di sprecare l’opportunità di affrontare tale cambiamento, imponendo obbiettivi che possono essere portati a termine solo tramite un’azione globale. La tendenza è ormai in tutto il mondo rivolta verso una “green economy”. I mezzi attraverso cui arrivare agli obiettivi prefissati saranno certamente oggetto del dibattito politico e scientifico futuro, ma non vi è alcun dubbio che tale azione sia necessaria per garantire la pace, la prosperità e un futuro eco-sostenibile per le generazioni a venire.

Marco Monaco

 

 

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