Amministrative 2017 – Spunta la "Lista dei Fasci italiani del lavoro", ma non è la prima volta

A Sermide e Felonia, due paesi in provincia di Mantova, si è presentata in occasione delle elezioni amministrative di giugno 2017 una lista squisitamente neofascista. Essa si chiama “Lista dei Fasci italiani del lavoro” e ha come simbolo il fascio littorio. Ciò ha suscitato non poche polemiche: “la lista Fasci Italiani del Lavoro rievoca un passato che si contrappone chiaramente ai principi della Costituzione repubblicana, delle leggi Scelba e Mancino e che ha come propria finalità l’eliminazione delle democrazie per il ritorno di visioni dittatoriali. Chiediamo – riporta repubblica.ital ministro dell’Interno quali iniziative il Governo intende mettere in atto per porre finalmente un argine all’avanzata, anche culturale, di movimenti neonazisti e neofascisti che si pongono apertamente in contrasto con i valori della Repubblica” ha detto, senza usare mezzi termini, Eleonora Cimbro, membro del gruppo parlamentare Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista (MDP).

Intanto la lista in questione, al netto degli scrutini, ha ottenuto 334, praticamente il 10% abbondante dei voti: grazie a questi numeri, essa è riuscita a portare in Consiglio Comunale la candidata sindaco Fiamma Negrini (20), figlia di Claudio Negrini. A darci più informazioni sull’identità dei suddetti è Paolo Berizzi de La Repubblica che scrive: “Nei giorni scorsi Claudio Negrini – padre della neoeletta Fiamma, uno che ha come foto profilo Fb la scritta “Boia chi molla” – di fronte alla pioggia di insulti arrivati via social aveva pensato addirittura di ritirare la lista: cosa che poi non è avvenuta”.

Lo stesso poi aggiunge un dettaglio di non poco conto: la lista “Fasci italiani del lavoro” non è la prima volta che si candida, essa si è infatti già presentata nel 2002, nel 2007 e nel 2012. In merito a tale formazione sociale sono state annunciate, da parte del Partito Democratico, dalla Sinistra Italiana e dall’Articolo 1- MDP interrogazioni parlamentari rivolte al Ministro dell’Interno Marco Minniti. In merito si è mossa anche l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Pronta è stata la risposta della Presidentessa della Camera, Laura Boldrini (Sinistra Italiana): “L’ammissione alle elezioni di una lista che si richiama dichiaratamente a nomi e immagini del partito fascista desta forti perplessità – riporta repubblica.itsul piano giuridico in quanto sembra contrastare con le norme costituzionali e legislative che vietano la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del partito fascista”.

Ma perchè si è sollevato tutto questo polverone? Il tutto potrebbe sembrare una mera diatriba politica tra l’attuale sinistra italiana e la destra che avanza, raramente aperta e a tratti rimembrante ideologie che dovrebbero essere morte e sepolte, non tanto perchè nel 2017, bensì perchè reduci da esperienze che qualcosa hanno lasciato. Tuttavia è anche vero che la sinistra dei nostri giorni è logorata da conflitti interni, frammentata e priva spirito di unione, se non quando si parla di aggredire l’altra fazione politica. Infatti, appurato che ai sensi della disposizione transitoria e finale XII della Costituzione Italiana “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”, la legge n. 645 del 1952, meglio conosciuta come legge Scelba va a disciplinari i casi analoghi al suddetto.

In virtù dell’art. 1 della suddetta normativa “Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”. Inoltre per l’art. 4, comma 1, “Chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità indicate nell’articolo 1” è penalmente perseguito, “alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”.

Appurato che adesso toccherà alle autorità competenti intervenire, sorge spontanea una domanda: com’è possibile che una lista come la sopracitata abbia avuto più volte il benestare di presentarsi alle elezioni amministrative? Del resto già dal semplice nome il richiamo alla figura del fascio littorio è palese, ma noi siamo qui per fare semplice informazioni: il giudizio ultimo lo affidiamo alla magistratura.

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