UE: Google multata per oltre 2 miliardi di euro.

È arrivata, dopo 7 anni di attenta analisi, la sanzione da parte della Commissione europea nei confronti dell’azienda Google, pari a 2,42 miliardi di euro, per “abuso di posizione dominante”.

Tale multa costituisce la più elevata sanzione mai commissionata dall’Antitrust europeo, superando l’ammenda di 1,06 miliardi di euro inflitta all’azienda Intel nel 2009.

Secondo quanto dichiarato dalla commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager, la strategia di Google relativa al servizio di confronto dei prezzi ha favorito, in modo illegale, il servizio Google Shopping rispetto ai servizi concorrenti di comparazione degli acquisti.

In ogni ricerca effettuata tramite il portale Google, il servizio Google Shopping compare sempre ai primi posti, in modo da risultare maggiormente visibile agli acquirenti e relegando nelle pagine successive della ricerca i concorrenti del confronto di prezzi. Le prove presentate dalla Commissione europea (costituite da 5,2 terabyte di dati) evidenziano come spesso il competitor maggiormente visibile sia relegato alla quarta pagina di ricerca.

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La stessa commissione ha fatto notare come nel 95% dei casi un utente che effettua la ricerca tramite il portale Google scelga unicamente tra le opzioni della prima pagina di una ricerca. Dunque tramite questo meccanismo la società americana avrebbe abusato della sua posizione dominante per ottenere maggior profitto dal servizio Google Shopping, ostacolando così la libera concorrenza e privando gli utenti della scelta imparziale e completa di servizi.

Nonostante la sanzione di 2.424.495.000 euro sia estremamente elevata, non costituisce lo scenario peggiore relativo a questo caso per l’azienda Google. Il tetto massimo della multa secondo le regole UE corrisponde al 10% del fatturato dell’azienda. Per Google dunque la penalizzazione sarebbe potuta arrivare a 8 miliardi di euro, considerando la liquidità della società pari a 80 miliardi nel 2016.

Prendendo in considerazione le conseguenze di tale sanzione, è importante notare che la Commissione europea ha imposto all’azienda americana un limite temporale di 90 giorni per porre fine alle pratiche anti-concorrenziali. Se questo limite posto dalla Commissione dovesse essere violato Google dovrà incorrere in un’ulteriore sanzione economica, pari al 5% del fatturato di Alphabet, società madre a cui Google fa capo, per ogni giorno di violazione del giudizio arbitrale europeo.

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Mentre Google si dichiara “rispettosamente in disaccordo” con la decisione presa dalla Commissione, la commissaria Vestager ricorda che l’azienda è ancora sotto indagine per due ulteriori casi. Il primo inerente alla piattaforma pubblicitaria AdSense, il secondo relativo al sistema di funzionamento degli smartphone Android.

Questa decisione della Commissione europea nei confronti di Google arriva a meno di un anno di distanza dalla richiesta da parte dello stesso organo comunitario nei confronti di Apple relativa ad un rimborso di 13 miliardi di euro al governo irlandese di tasse non versate. Inoltre sono attualmente in corso indagini che prendono di mira altre aziende statunitensi di portata globale, quali Starbucks, Apple, Amazon e McDonalds. Ciò ha generato delle accuse di accanimento da parte della Commissione europea contro gli interessi americani.

Se ciò viene inserito in un contesto nel quale i rapporti tra USA e Unione Europea sono già tesi (in parte a causa delle misure tendenzialmente protezionistiche degli Stati Uniti messe in atto dal presidente Donald Trump) si comprende che il rischio sia quello di un incremento ulteriore di tali tensioni, a sole due settimane dal G20 di Amburgo.

Considerando la divisione già netta degli stati su diversi temi primari, tra cui i più rilevanti inerenti al clima, al commercio e al caso della Russia, questi ultimi sviluppi non aprono certo la strada ad uno scenario auspicabile di apertura e cooperazione per la comunità internazionale.

Marco Monaco

 

 

 

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