Diaz 16 anni dopo: Italia condannata dalla Corte di Strasburgo, di nuovo.

Il 22 giugno 2017 l’Italia è stata condannata per il reato di tortura dalla Corte europea dei diritti dell’uomo ( più semplicemente denominata Corte di Strasburgo, da non confondere con la Corte di giustizia dell’Unione Europea con sede in Lussemburgo). Il reato in questione venne perpetrato nella notte tra il 21 e il 22 luglio del 2001 dalle forze di polizia del Reparto Mobile che fecero irruzione alla scuola Diaz di Genova nei giorni in cui si stava tenendo il summit del G8, causando 61 feriti tra i manifestanti pacifici e giornalisti che trascorrevano la notte all’interno dell’edificio scolastico. Inoltre l’Italia viene anche sanzionata per non possedere una legge adeguata che prevenga tale reato e che soprattutto riconosca e punisca in maniera adeguata i colpevoli. Non è la prima volta che la Corte di Strasburgo interviene in merito ai fatti accaduti nella città ligure 16 anni fa.

Infatti nell’aprile del 2015 la Corte europea dei diritti dell’uomo, condannò lo Stato italiano al pagamento di un risarcimento di 45.000 euro (35.000 euro erano già stati stabiliti dalla magistratura italiana) nei confronti di Arnaldo Cestaro, una delle vittime, che ai tempi del pestaggio aveva 62 anni e che aveva fatto ricorso. La Corte evidenziò come durante l’operazione si fosse contravvenuto agli articoli 3, 6, 13 e 34 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, relative rispettivamente alla proibizione alla tortura, diritto a un equo processo, diritto a un ricorso effettivo e diritto a ricorsi individuali.

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Foto ANSA

 

Pochi giorni fa in seguito al ricorso di 42 vittime di diversa nazionalità, la stessa Corte ha nuovamente condannato l’Italia per i tragici eventi della scuola Diaz, riconoscendo che le leggi dello Stato risultano inefficaci e a punire e a prevenire gli atti di tortura commessi dalle forze dell’ordine.

Il 17 maggio 2017 il Senato ha approvato una legge, la cui formulazione è iniziata nel 2014, che prevede per chi commette tortura una reclusione da tre a dieci anni – si può giungere fino all’ergastolo – e stabilisce inoltre aggravanti se a commettere o istigare la tortura è un pubblico ufficiale, che quindi dovrà scontare da 5 a 12 anni. Il disegno di legge però desta molte polemiche da parte delle associazioni impegnate per la tutela dei diritti umani, come Amnesty International, che sostengono sia una legge di difficile applicazione. L’ultima parola adesso spetta alla Camera dei Deputati, la cui decisione ci si augura giunga prima della fine della legislatura.

 

Michela Marziano

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