EDITORIALE – Arrivederci Ragionier Fantocci

Immaginiamo che tutti i misteri della fede ci siano concessi di sapere, immaginiamo di esser certi che esista il Paradiso narrato da Dante nella sua Commedia, definita poi Divina da Boccaccio: ieri in data 3 luglio 2017 è asceso in uno dei cerchi paradisiaci Paolo Villaggio, da tutti conosciuto come Ugo Fantozzi, il ragioniere più amato dagli italiani. Lassù, ad aspettarlo, ha trovato Gigi Reder (1928 – 1988), in arte Filini dell’Ufficio Sinistri, e Giuseppe Anatrelli (1925 – 1981), in arte il geometra Calboni. E sicuramente mentre questo, cingendolo per la guancia grassa, chiamandolo “Puccettone” – come faceva sempre durante i loro siparietti sui teleschermi -, Filini avrà pensato ad organizzare un incontro tra il suo amico Fantozzi e Fabrizio De Andrè (1940 – 1999), o Faber come lo chiamava lui.

Di biografie di Paolo Villaggio se ne trovano davvero tante sul web, scrivere l’ennesima sarebbe solo una piacevole perdita di tempo che, però, non possiamo permetterci. Ogni persona cresce con degli status symbol che caratterizzano singole fette della sua vita: c’è chi ha conosciuto il Ragioniere in veneranda età, chi tra un matrimonio promesso e un figlio atteso, chi (come me) perchè, in una qualche sera d’estate, facendo zapping ha beccato uno dei suoi tanti film e (per fortuna) non ha cambiato canale, restando incuriositi da quei “curiosi animali domestici”. E credo, anzi sono certo che chi abbia visto per la prima volta le (dis)avventure del Ragionier Fantocci, come tanti superiori dei sui film lo chiamavano, abbia riso di gusto. Eppure Fantozzi è la perfetti sintesi dell’agrodolce: è iperbolica comicità mista a triste realtà, è la rappresentazione allegorica dell’italiano medio.

«[…] Se credono di farmi fuori si sbagliano. Perché io, Pina, ho una caratteristica: loro non lo sanno, ma io sono indistruttibile. E sai perché? Perché sono il più grande perditore di tutti i tempi. Ho perso sempre tutto: due guerre mondiali… un impero coloniale… otto dico otto campionati mondiali di calcio consecutivi… capacità di acquisto della lira… fiducia in chi mi governa… e la testa per un mostr… per una donna come te…». 

https://youtu.be/w6zsPODiyBY

Il personaggio interpretato da Paolo Villaggio è il tipico impiegato con a carico una moglie e una figlia, infelice, che da sempre rincorre il sogno proibito dell’amore rappresentato dalla Signorina Silvani, (Anna Mazzamauro, che, a proposito, gli ha dedicato un commovente post su Facebook). Fantozzi è l’impiegato per eccellenza, subordinato al Megadirettore Galattico, che non si permette mai di alzare la testa, ma solo di acconsentire. E quelle poche volte che si ribella lo fa con immenso coraggio, seppur finisca sempre per esaurire il suo spirito combattivo in un fuoco di paglia, come ad esempio la scena dove definisce davanti al professor Guidobaldo Maria Riccardelli la corazzata Kotiomkin «Una cagata pazzesca!» seguito poi da 92 minuti di applausi e dal repentino intervento della Polizia per sedare la rivoluzione dei dipendenti.

La sua vita è condita dagli eventi organizzati dall’amico di sempre Filini: la partita di calcetto scapoli contro ammogliati, il matc tennis dove è stato coniato il famoso scambio di battute «Ragioniere, batti?» «Ma mi dà del tu?» «No! Dicevo batti lei!» «Ah! Congiuntivo». E ancora le “belle iniziative sportive” a cui è costretto a partecipare su ordine dei Megadirettori naturali (le più famose sono senza dubbio quelle su iniziativa del visconte Cobram e del Ragionier Fonelli, poi diventato Cobram II) che finiscono sempre nella maniera più disastrosa, con dispersi e deportazioni.

Nella maggior parte dei film di Paolo Villaggio, comunque, non manca mai nemmeno la diatriba sociale tra lavoratore e datore, né tantomeno la politica: rinomata è la scena in cui, in ‘Fantozzi – 1975’, dà al Megadirettore Galattico del comunista e non appena pronuncia questa stessa parola un tuono scuote l’intero piano dell’azienda. E ancora in ‘Fantozzi Subisce Ancora’, quando, rinchiuso nella stanza della televisione, circondato da ogni giornale esistente, ha svariate allucinazioni in cui immagina che i leader politici del tempo discutano con lui dei loro programmi di governo. La critica di Fantozzi alla società è cinica e comica, forte e lieve, è un pezzo di carne in agrodolce: la scena dell’ospedale dove per avere un posto letto per far abortire sua figlia deve praticamente dilapidare il suo patrimonio in bustarelle ne è un esempio lampante.

https://youtu.be/VGiB81hBHmA

Alla fine di ogni film al ragioniere resta solamente la famiglia: ogni suo tentativo di evadere dalla monotonia della vita quotidiana finisce sempre male. Non tanto per la nuvoletta che lo perseguita, ma per altri macro fattori più rielvanti, come le illusioni di cui lo nutre (nel film) la signorina Silvani, con cui una volta simula persino un viaggio di nozze in quel di Capri. Probabilmente un cinefilo doc si indignerà davanti tale forma di commemorazione di Paolo Villaggio dato che egli non era solo il Ragioniere, era un attore di tutto rispetto che ha partecipato anche a svariati capolavori d’autore. Eppure la sua vera genialità l’ha espressa così, raccontando la quotidiano tristezza mediante il deus ex machina della risata immediata alla disgrazia altrui, anch’essa tipica dell’italiano medio.

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