Polonia, deriva autoritaria dopo riforma sistema giudiziario

Le recenti riforme in tema di informazione e Corte costituzionale allontanano la Polonia dall’Europa e dai suoi valori e principi.

La Polonia entra a far parte dell’Unione Europea nel 2004, dopo undici anni di negoziati. Fu la conquista più importante di quell’anno soprattutto dal punto di vista strategico. Il suo ingresso infatti la allontanava dalla vicina Russia, avvicinandola idealmente e giuridicamente ai principi e valori democratici e liberali tipici dell’Unione Europea, così come auspicato dal cosiddetto “triangolo di Weimar”, una serie di incontri informali, che, secondo il quotidiano Le monde, aveva il compito di «promuovere l’integrazione della Polonia nella famiglia europea, con l’aiuto di Francia e Germania».
Tutto è cambiato nel maggio del 2015, quando il partito di estrema destra Diritto e Giustizia (PiS in polacco), fondato da Lech Kaczynski nel 2001, vince prima le elezioni presidenziali e subito dopo le elezioni parlamentari, aggiudicandosi 235 seggi al Sejm (Camera dei Deputati) e 61 seggi al senato. Il PiS ha un’ispirazione conservatrice. I punti fondamentali del programma di governo poggiano sulla sicurezza pubblica, auspicando un aumento delle pene e in alcuni casi il ritorno alla pena di morte e alla lotta alla corruzione. Sul fronte della politica estera il partito ha un atteggiamento euroscettico, ponendosi fermamente contro il federalismo europeo, per abbracciare invece l’atlantismo, ossia lo sforzo cooperativo tra l’Europa occidentale.

È successo che in pochi anni, la parola integrazione (dei valori, dei diritti ma anche dei doveri), punto di forza della comunità Europa, è stata sostituita dalla più pericolosa “isolamento” al punto da essere pronunciata dallo stesso Primo ministro Szydło, il quale rispondendo a una domanda dei giornalisti ha spiegato: «io non ho paura dell’isolamento».

A pochi mesi dalle elezioni, il parlamento ha approvato in data 31 ottobre 2015 la nuova legge sui mezzi di informazione. La riforma prevede che il ministro del Tesoro, quindi il potere esecutivo, scelga i dirigenti di alcuni mezzi pubblici di informazione, che prima erano scelti da uno speciale consiglio. In segno di protesta alcuni dirigenti di altri mezzi di informazione avevano dato le dimissioni, alcune radio avevano sospeso le trasmissioni e mandato in onda ininterrottamente l’inno europeo e l’inno polacco; c’erano state manifestazioni di protesta, la Commissione europea aveva annunciato l’avvio di un procedimento per stabilire se il governo polacco avesse violato «lo stato di diritto». Tutto ciò non ha fermato il presidente Andrzej Duda, che il 7 gennaio 2016 ha firmato la riforma.

La scelta di tale riforma è stata spiegata da alcuni membri del Pis secondo i quali le emittenti pubbliche erano «totalmente inaffidabili», che «i media non potevano criticare costantemente i cambiamenti di legge» introdotti dal partito e che «se i mezzi d’informazione criticano la nostra opera di cambiamento» andavano fermati. Durante una recente contro-manifestazione a sostegno del governo, un prete aveva marciato verso la sede del quotidiano liberale Gazeta Wyborcz fondato da Adam Michnik, leader dei dissidenti polacchi, e aveva fatto un esorcismo.
Dopo appena due settimane è il nuovo governo polacco ha approvato una nuova legge che, tra le altre cose, interviene sul Tribunale Costituzionale del paese. La legge è stata molto criticata dall’opposizione, che aveva accusato il governo di voler compromettere l’indipendenza del sistema giudiziario: la separazione dei poteri è una grande conquista dello Stato moderno e costituisce il pilastro dei contemporanei stati costituzionali di diritto. Il 9 dicembre la Corte Suprema aveva detto che gran parte della legge era incostituzionale. In Polonia il Tribunale Costituzionale è un organo giudiziario competente in materia di conformità delle leggi con la Costituzione, conflitti di competenze e ricorsi promossi dai cittadini. Secondo l’opposizione, un Tribunale Costituzionale “controllato” dai conservatori e un nuovo presidente scelto dal Pis avrebbero reso più facile per il governo l’attuazione di una serie di controverse riforme previste dal suo programma.

Secondo un recente sondaggio condotto da un’agenzia indipendente polacca poco più della maggioranza, il 55% dei cittadini, teme per la democrazia del proprio paese, mentre il 35% non ha espresso alcun timore a riguardo.