Quella volta che ho incontrato Ermal Meta – Ecco la storia di Cordio

CATANIA – In un caldo pomeriggio d’estate inoltrata, la nostra redazione  ha avuto il piacere di incontrare, in uno scenario tipico del centro etneo quale Piazza Cavour (meglio conosciuta sotto lo pseudonimo di Piazza Borgo), Pierfrancesco Cordio, in arte ‘Cordio‘. E proprio questo ragazzo, nato nella metà degli anni ’90, ci porta a conoscere una storia non proprio ordinaria, testimonianza di come – a volte – i sogni ti riescano a trovare, ma poi tocca a te renderli la tua realtà quotidiana. Pierfrancesco, infatti, ha aperto, apre ed aprirà tutti i concerti del ‘Vietato Morire’ Tour di Ermal Meta, cantautore di spessore del panorama musicale italiana, quest’anno terzo classificato al festival di San Remo con il suo singolo ‘Vietato Morire’.

Ciao Pierfrancesco, partiamo dall’inizio: come hai incontrato Ermal Meta?

“Era la fine di luglio 2015, mi trovavo in quel di Taormina, insieme a degli amici e alla mia fidanzata, per fare un bagno. Ho riconosciuto subito Ermal quando l’ho visto: ero un suon fan dai tempi de ‘La Fame di Camilla’. Dopo aver rotto il ghiaccio, ci ha offerto un aperitivo e gli ho iniziato a parlare della mia passione della musica. La prima canzone che ho fatto sentire ad Ermal è stata ‘Secolo 21’. Se gli è piaciuta? Per niente. Del resto la canzone stessa ha avuto poca vita, nessuno la conosce. Siamo restati comunque in contatto mail e io ho continuato a mandargli i miei pezzi”.

E poi? 

“Le canzoni che gli mandavo non lo impressionavano, tuttavia non si limitava a dire ‘mi piace, non mi piace’. Ermal andava oltre, mi spiegava che dovevo dare una identità alla mie canzoni. La svolta è arrivata quando gli ho mandato un altro brano di cui tutt’ora preferisco non svelare il titolo, voglio che sia una sorpresa. Questo brano, a differenza degli altri, gli è piaciuto e abbiamo proseguito la nostra corrispondenza. In mezzo a tutto ciò, c’è stata una sessione aperta di prove di Ermal, presso lo studio di Enrico Ruggeri, dove ci siamo persino scambiati i numeri di telefono”.

Adesso, però, apri tutti i live del suo Tour.

“Sì, Ermal dopo San Remo mi ha chiesto di aprire un suo concerto all’Alcatraz di Milano. Naturalmente non me lo sono fatto ripetere due volte e ho accettato subito. Quella sera è andato tutto molto bene e la Mescal (etichetta discografica dell’artista ndr) mi ha proposto, di conseguenza, di seguirlo per tutto il suo ‘Vietato Morire’ Tour (che è iniziato il 7 maggio scorso) in giro per l’Italia.  Ogni tappa è stata bellissima, tuttavia, se dovessi scegliere le migliori tre, direi certamente Milano, Roma e Napoli. L’ultima data sarà a Reggio Emilia”.

Cosa ci dici del rapporto che hai con la musica?

“Io iniziai a suonare sin da piccolo, da quando avevo 10 anni: la prima chitarra me la comprò mia madre, quando una volta tornando a casa mi trovò che suonavo una racchetta. Poi passai al pianoforte, adoravo comporre, imparavo molto velocemente. Il tema delle mie canzoni? Difficile da dire, certamente l’aspetto autobiografico ha la sua rilevanza”.

Hai progetti per il futuro?

“Appena finirò il tour con Ermal, inizierò a lavorare al mio disco. Ho composto circa una ventina di brani, adesso devo selezionarne nove. Perchè nove? Semplice, scremare questo numero è un ottimo modo per creare un prodotto di qualità. Del resto buona parte dei miei cd preferiti, come ad esempio ‘Non al denaro non all’amore né al cielo’ di Fabrizio De André, hanno lo stesso numero di tracce”.

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