VENEZUELA: Assemblea costituente, guerra mediatica e civile

L’onda nient’affatto anomala che in questi giorni si sta scagliando sulle coste dell’occidente, e non solo, contiene tantissime informazioni sparse e confuse che provengono dal Venezuela e dagli scossoni che una potente guerra mediatica, che rischia di tramutare il tutto in una guerra civile vera e propria, sta provocando dentro e fuori il paese.

Cerchiamo di capire allora cosa sta realmente accadendo nella Repubblica Bolivariana, di fare ordine in merito al gran caos generato dagli scontri che imperversano nel paese e nella capitale Caracas, di comprendere a cosa sono legati questi disordini, quali sono le parti in causa e quali potrebbero essere le conseguenze delle azioni di entrambe.

Ogni guerra è complessa, che sia armata o meno, le strategie adoperabili sono tantissime e differenti, ma possiamo semplificare il tutto riducendoci ad immaginare la contesa come fosse una partita a scacchi: da un lato abbiamo il governo del presidente Maduro- erede diretto del precedente governo guidato da Hugo Chavez- sostenuto in Parlamento dal Grande Polo Patriottico, coalizione della sinistra radicale guidata per la maggior parte dal Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV); Dall’altra parte invece abbiamo l’opposizione del MUD (Mesa de la Unidad Democrática) una realtà politica estremamente eterogenea che può essere definita come centrista e che, dalle elezioni legislative del 2015, possiede la maggioranza dei seggi in Parlamento. La tensione fra i due poli è sempre stata molto alta, sin dall’elezione dei precedenti governi condotti da Hugo Chavez , che con le sue missioni bolivariane, atte ad avviare delle politiche economiche differenti, socialiste e che rendessero il Venezuela indipendente dall’economia statunitense, portarono l’opposizione, nel 2002, a compiere un colpo di stato, poi fallito. Da allora gli scontri fra i due schieramenti si sono intensificati, fino a raggiungere il culmine sotto la presidenza Maduro– succeduto a Chavez dopo il suo decesso. Infatti a seguito dell’indizione delle elezioni di una nuova Assemblea costituente che apportasse delle modifiche all’attuale costituzione, il MUD ha indetto una serie di  proteste, alle quali sono succeduti scontri violenti e azioni fortemente repressive da parte delle forze governative, causando in questo modo all’incirca 30-40 morti dall’inizio degli scioperi, cominciati ad Aprile 2017.

 

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Oppositori armati aprono il fuoco sulla polizia

Le accuse mosse dall’opposizione al governo, riguardano l’incostituzionalità delle modifiche proposte, che sottrarrebbero al Parlamento il suo potere di rappresentanza e produzione delle leggi, spogliando così la Repubblica Bolivariana dai valori democratici che la fondano. Secondo il MUD  infatti, l’intento del governo sarebbe quello di arginare il potere della classe dirigente dell’opposizione, espresso per la maggior parte in Parlamento, puntando così ad accentrare il potere nelle mani dell’esecutivo che finalizzerebbe i suoi sforzi nel disarticolare l’economia venezuelana, rendendo il paese indipendente dall’industria petrolifera. Fra le volontà del governo, infatti, c’è quella di voler reinvestire il capitale proveniente dall’industria petrolifera nel settore primario e secondario, maggiormente colpiti dall’inizio dell’embargo economico internazionale perpetuato nei confronti del paese. Questa tipologia di programmazione economica non è però condivisa dai rappresentanti dell’opposizione, principalmente industriali e manager, che si ritroverebbero così privati di una grossa fetta di interessi di mercato.

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Preoccupanti sono anche le posizioni della comunità internazionale che da tempo invita il Venezuela a fermare le azioni repressive e ad annullare le elezioni dell’Assemblea costituente, che è stata più volte definita come il primo passo verso la dittatura. Un’importante dichiarazione è stata fatta dal presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump: “Gli Stati Uniti non rimarranno immobili mentre il Venezuela cade. Se il regime di Maduro impone la sua Assemblea costituente il 30 luglio, gli Usa adotteranno massicce e rapide sanzioni economiche”.

Da queste parole è possibile trarre alcune conclusioni:

In primis la data del 30 Luglio assume un valore estremamente importante, infatti, l’esito delle elezioni potrebbe essere in grado di determinare il futuro dell’intero paese; in secondo luogo, se le cose dovessero andare come sperato dalla presidenza, bisognerà valutare quali saranno le conseguenze del suo operato- in una nazione già sull’orlo della guerra civile- sia a livello interno, che nei confronti degli altri paesi. Questi ultimi, infatti, potrebbero adoperare innumerevoli soluzioni, che vanno dal semplice isolamento economico al drastico intervento militare

Il destino della Repubblica Bolivariana del Venezuela si regge su un filo di seta.

–  Simone Andrisani

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