Corea del Nord: sviluppi e controversie nella diplomazia con Kim Jong-un

È passato poco più di un mese da quando la Corea del Nord ha effettuato con successo un test missilistico intercontinentale, tenutosi giorno 4 luglio.

 

In corrispondenza con la festività dedicata all’indipendenza negli Stati Uniti, gli uomini di Kim Jong-un sono infatti riusciti per la prima volta, dopo decenni di tentativi, nell’intento di compiere un lancio completo di un ICBM (Intercontinental Balistic Missile).

I dati relativi al volo del missile (che ha incrementato durata del volo, altitudine e distanza percorsa rispetto al test precedente) rendono chiaro l’enorme passo avanti costituito da questo test per il leader nordcoreano e il suo ruolo in ambito internazionale.

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Il principale fattore che rende così rilevante questo successo è l’incremento del raggio d’azione che con il test di inizio luglio è arrivato ad includere anche il territorio statunitense, in particolare l’Alaska. Per la prima volta nella storia dunque la Corea del Nord costituisce per gli Stati Uniti non solo una preoccupazione per la vicinanza ad alleati importanti, quali Giappone e Corea del Sud, bensì una minaccia reale per lo stesso territorio americano.

Al summit del G20, durato due giorni (7 e 8 luglio), Donald Trump, Shinzo Abe e Moon Jae-in, rispettivamente i leader di USA, Giappone e Corea del Sud, hanno comunicato di essere intenzionati ad applicare la massima pressione possibile per contrastare la minaccia della Corea del Nord.

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In un contesto di tensione sempre maggiore, a metà del mese di luglio la Corea del Sud ha comunicato l’intenzione di riprendere il dialogo diplomatico, in tematica militare, con il Nord. Moon Jae-in aveva già espresso la necessità della ratifica di un trattato di pace per mettere fine al programma per lo sviluppo di armamenti nucleari portato avanti dagli uomini di Kim Jong-un.

In tutta risposta, a tre settimane dal primo test riuscito, la Corea del Nord ha eseguito un nuovo lancio missilistico, che si è concluso nel mare del Giappone. Questo secondo missile intercontinentale, che costituisce il 14° test nordcoreano del 2017, ha incrementato ulteriormente le prestazioni del precedente, ed è stato stimato avere un raggio di circa 10.000 km, abbastanza da poter colpire oltre la costa occidentale degli Stati Uniti (secondo alcuni l’intero territorio statunitense sarebbe all’interno del raggio d’azione).

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Nonostante i passi da gigante compiuti dal programma militare della Corea del Nord, la consolazione degli esperti risiede nella consapevolezza del fatto che ad oggi i nordcoreani non sono in grado di miniaturizzare ed installare efficientemente una testata nucleare all’interno di un missile a lungo raggio. In aggiunta a ciò è stato anche sollevato da molti il dubbio riguardante la capacità di tali missili di colpire i bersagli prestabiliti.

In risposta a questi sviluppi gli Stati Uniti si sono dichiarati preparati all’eventualità di difendere il loro paese e quello dei loro alleati nell’estremo oriente.

Naturalmente è intervenuto anche il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il quale ha concordato all’unanimità l’attuazione di nuove sanzioni economiche nei confronti del paese che costituisce una minaccia internazionale sempre maggiore. La rappresentante statunitense alle Nazioni Unite Nikki Haley ha dichiarato l’incremento di rigidità da parte del Consiglio di Sicurezza ha portato la sanzione nei confronti del programma militare nordcoreano ad un livello del tutto nuovo.

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La risoluzione in particolare ha messo al bando le esportazioni da parte della Corea del Nord e ha limitato fortemente gli investimenti possibili nel paese.

Secondo quanto comunicato dal presidente USA Donald Trump, una tale risoluzione potrebbe costare ai nordcoreani più di un miliardo di dollari, in quanto le esportazioni di carbone, minerali e altri materiali verso la Cina costituiscono fonti di guadagno commerciale di primaria importanza per la Corea del Nord.

Nonostante le numerose misure prese dagli stati, finora i provvedimenti e le risoluzioni messe in atto non hanno avuto successo nell’intento di persuadere Kim Jong-un dal sospendere il programma nucleare.

Il ministro degli esteri cinese Wang Yi, in un contesto in cui la Cina era stata fino alle precedenti risoluzioni dell’ONU l’unico alleato della Corea del Nord, ha spiegato l’appoggio della stessa Cina a quest’ultima risoluzione definendo le sanzioni applicate al paese come “necessarie”, pur non costituendo il fine ultimo dell’azione internazionale. L’obiettivo rimane infatti quello di riportare la controversia sul nucleare al tavolo diplomatico, tentando di trovare una soluzione e realizzare il disarmo nucleare della Corea del Nord senza che si arrivi all’utilizzo di armamenti.

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In questa direzione si è mosso anche il Segretario di Stato degli USA, Rex Tillerson, il quale ha affermato che l’obiettivo degli Stati Uniti non è quello di provocare un cambio di regime, o far crollare lo stesso regime nordcoreano, aggiungendo però che le misure che gli Stati Uniti stanno prendendo sono necessarie di fronte alla minaccia che Kim Jong-un sta ponendo in essere continuando con i test missilistici.

Tillerson ha anche esplicitamente affermato “We are not your enemy”, sottolineando successivamente che Washington è ben disposta ad intraprendere un dialogo produttivo con la Corea del Nord, una volta che avrà compreso l’importanza e la necessità di riprendere le relazioni diplomatiche.

Negli ultimi giorni la Corea del Sud si è riconfermata aperta e disposta ad un dialogo con la controparte del Nord. In particolare il ministro degli esteri sudcoreano Kang Kyung-wha ha affermato la possibilità di intraprendere un dialogo con il corrispettivo ministro di Pyongyang se l’occasione si presenta naturalmente, durante l’incontro tra rappresentanti dell’ASEAN (Association of Southeast Asian Nations).

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Considerando la tendenza di questi sviluppi dell’ultimo mese, la questione internazionale della Corea del Nord si rivela sempre più controversa. La minaccia rappresentata dal comportamento del despota Kim Jong-un è sempre più reale e grave. Allo stesso tempo le risoluzioni e le misure adottate dagli stati, singolarmente e comunitariamente, diventano sempre più rigide.

L’unico punto fermo rimane l’obiettivo della comunità internazionale di attuare, attraverso mezzi diplomatici, il disarmo nucleare della Corea del Nord, non escludendo tuttavia a priori l’eventualità di dover reagire militarmente ad ulteriori provocazioni, o veri e propri attacchi, da parte di Kim Jong-un.

– Marco Monaco

Un pensiero riguardo “Corea del Nord: sviluppi e controversie nella diplomazia con Kim Jong-un

  • 3 Settembre, 2017 in 12:32 am
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    Articolo interessante. Ho l’impressione che il vero problema stia nel fatto che nessuno ha una strategia per affrontare la questione: né gli Usa, né la Cina e tantomeno Corea del Sud e Giappone. Mi puzza invece molto la posizione soft della Russia.
    Ovidio Diamanti
    Notiziario Estero

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