"Ce la farà la ganja a salvare il pianeta?" Cannabis e ambiente.

Famosa per le sue numerose applicazioni in campo medico, e non solo per i “viaggi” ad Amsterdam, la cannabis è una pianta particolarmente versatile, dalla cui coltivazione e lavorazione si possono ricavare innumerevoli materiali ed effetti benefici.

Soprannominato dai coltivatori “maiale vegetale“, di questa pianta è possibile utilizzare ogni singola parte (non si butta via niente!), così da poter produrre fibre, generi alimentari, tra i quali farine (senza glutine), e persino materiali utilizzabili nell’edilizia.

Ma ancora più “stupefacente” è la capacità delle piantagioni di cannabis di bonificare i terreni dagli agenti inquinanti e dai metalli pesanti, caratteristica che, in un’Italia costantemente soggetta a disastri ambientali (Terra dei fuochi; Caso Ilva) non può passare inosservata e merita d’essere approfondita.

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A questo proposito è utile osservare il caso di un allevatore di Taranto, Vincenzo Fornaro, che nel 2008 fu obbligato dalla regione Puglia ad abbattere il suo gregge poiché avvelenato dalla diossina dell’acciaieria Ilva, un colosso, quest’ultimo, che da sempre obbliga la città a ricercare un sadico compromesso fra salute e lavoro.

A seguito di quello che Vincenzo descrive come “Il giorno più brutto della mia vita“, lui e suo fratello Vittorio decidono, cogliendo la sfida proposta dall’associazione Canapuglia, con la quale erano entrati in contatto, di combattere il disastro ambientale causato dal polo siderurgico. Cominciano dunque a coltivare, a due chilometri in linea d’aria dalla fabbrica, un tipo di Cannabis Sativa -legale per via del basso contenuto di THC, il principio attivo che rende i fiori di questa pianta una vera e propria droga- con l’immediato obiettivo di decontaminare i terreni e ottemperare ai danni provocati dall’inquinamento.

La prima semina avviene nel 2014, nella masseria Carmine, e i risultati sono evidenti: il terreno, da inaridito com’era, comincia a riprendere vita: ricrescono prima alcune erbe selvatiche e poi la cannabis, rigogliosa, comincia a spandersi per il campo. Questa scelta ha cambiato la vita della famiglia Fornaro e si spinge ambiziosamente oltre, puntando a circondare l’intera fabbrica con ettari di piantagioni e piccole imprese volte alla lavorazione delle piante.

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Non è la prima volta che la canapa viene utilizzata ai fini di decontaminare i terreni, infatti, a fine anni Novanta, essa fu utilizzata per risanare alcuni terreni corrotti dal disastro di Chernobyl, con ottimi risultati e soprattutto ad un basso costo. Con questo metodo, infatti, i costi per la bonifica di un territorio si abbassano notevolmente, permettendo anche al settore primario di crescere e articolarsi in varie forme.

È una prospettiva importante e da non sottovalutare, dato il periodo storico che stiamo vivendo, sempre più soggetto ai cambiamenti climatici e agli incredibili passi indietro che anche un grande paese come gli Stati Uniti d’America (rottura degli Accordi di Parigi) è riuscito a fare nei confronti degli impegni presi, a livello internazionale, per la tutela dell’ambiente.

Ce la farà la ganja a salvare il pianeta?

– Simone Andrisani

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