Il Venezuela all'indomani del voto: tra scontri interni e sanzioni internazionali

Giorno 25 luglio si sono tenute le elezioni per nominare i membri dell’Assemblea costituente in Venezuela accompagnate da un bagno di sangue.
Il decreto con il quale Maduro ha convocato l’Assemblea Costituente prevede che questo organismo lavori nella sede del Parlamento, e il numero due del chavismo, Diosdado Cabello, ha già annunciato che intende occupare la sede legislativa “per riportare i ritratti di Chavez” che l’opposizione ha tolto un anno e mezzo fa.

 

venezuela-le-proteste
Fonti ufficiali parlano di un’affluenza superiore al 41%, mentre per le opposizioni, che avevano chiesto ai cittadini di boicottare la tornata, i dati reali sull’affluenza sono ben più bassi. Per il deputato Henry Ramos Allup, esponente dell’unità democratica (Mud), solo 2,5 milioni di aventi diritto si sono recati alle urne sui circa 19,4 milioni di aventi diritto, ovvero l’88% ha deciso di asternersi e su Twitter si è ironizzato gridando al “miracolo della moltiplicazione degli elettori e dei voti“. Ma secondo l’Autorità elettorale, in alcune parti del Paese vi sono state persone in coda per votare fino alle 22,30 locali (4,30 del mattino in Italia), come nel caso dello Stato occidentale di Merida, dove si sono registrate anche violente proteste.

 

Maduro-TSJ
Ora con la Costituente si ritornerà all’ordine pubblico e si imporrà la giustizia per ritornare alla pace“, ha dichiarato Maduro, che, inoltre, ha annunciando nuove misure contro il Parlamento, la Procura, i leader dell’opposizione e i media privati nel suo primo intervento dopo il referendum. In un discorso televisivo ha ribadito che la Anc prenderà il potere nelle prossime ore e se l’opposizione seguirà nella sua “pazzia”, con le sue proteste contro il governo, alcuni dei suoi dirigenti “finiranno in una cella e altri in un manicomio“. Ha proseguito assicurando che per i deputati saranno tempi duri perché “l’Assemblea revocherà loro ogni immunità“, oltre ad agire “contro la borghesia parassita” per trovare una soluzione alla crisi economica.
Maduro ha criticato inoltre la copertura dei media privati venezuelani accusandoli “di censurare le elezioni” e ha chiesto un’indagine contro il canale Televen per “apologia di reato“. “Siamo in una guerra di comunicazione contro le menzogne della televisione, attenzione“.
L’Assemblea Costituente del Venezuela si è insediata nel Parlamento di Caracas e ha dato il via alla sua prima seduta. L’organismo è voluto da Maduro per riscrivere la Costituzione e soprattutto svuotare di ogni prerogativa il Parlamento di cui, dopo la sconfitta alle politiche del 2015, ha perso il controllo, essendo presieduto da Delcy Rodriguez, 47enne ex ministra degli Esteri e fedelissima di Maduro, proposta dal politico chavista Diosdado Cabello e appoggiata dai 538 membri dell’assemblea. L’ex vice presidente Aristobulo Isturiz è il primo vice presidente, mentre il secondo è l’ex procuratore generale Isaias Rodriguez. Il presidente Nicolas Maduro incassa anche il verdetto favorevole del tribunale che ha respinto la richiesta della procuratrice generale Luisa Ortega Diaz di bloccare l’insediamento della Costituente. “Il sesto tribunale di prima istanza in funzioni di controllo del circuito penale dell’area metropolitana di Caracas decreta la nullità assoluta della richiesta presentata da rappresentanti del Ministero pubblico contro l’insediamento“, si legge in una nota della Corte Suprema. Successivamente lo stesso Tribunale Supremo avrebbe destituito la stessa procuratrice generale, Luisa Ortega Diaz, unica figura istituzionale che si opponeva ancora a Maduro.

 

Demonstrators run away from tear gas during a protest in Caracas
Cade così nel vuoto l’appello di Papa Francesco, che ore prima aveva chiesto, attraverso una nota della Segreteria vaticana, di sospendere “le iniziative in corso come la nuova Costituente che, anziché favorire la riconciliazione e la pace, fomentano un clima di tensione e di scontro e ipotecano il futuro. Si creino le condizioni per una soluzione negoziata“. Richiesta che coincideva con quella avanzata dalla procuratrice generale Ortega Diaz, che indaga su presunti brogli commessi durante l’elezione del nuovo organismo.
In questi giorni si è parlato anche di forti tensioni all’interno del paese, che sono scoppiate in guerriglie urbane. Il governo ha evitato di fornire bilanci delle vittime, mentre per l’opposizione negli ultimi due giorni ci sono stati 16 morti e la procura ha parlato di 10. Ma proprio mentre nel Paese si allenta la tensione dopo l’insediamento della nuova Costituente, l’attenzione si è spostata appunto al ‘Fuerte Paramacay‘, preso d’attacco all’alba da una ventina di uomini: tutti subito definiti ‘terroristi‘ da Diosdado Cabello, l’uomo più potente del paese sul fronte militare.
La dinamica e le caratteristiche dell’azione non sono chiare, anche perché il militare alla guida dell’attacco non è certo uno sconosciuto: nell’aprile del 2014, il capitano Juan Caguaripano aveva già fatto un tentativo quasi del tutto simile a quello odierno. “Ci dichiariamo in legittima ribellione“, ha affermato Caguaripano in un video riferendosi alla tirannia di Maduro ed escludendo di volere un golpe: “La nostra” – ha aggiunto – “è un’azione civica e militare“. Più o meno quanto aveva detto nel 2014.

 

170620142106-protest-venezuela-francisco-fajardo-june-19-full-169
Sul piano internazionale il voto non è stato riconosciuto da nessun Paese (Italia inclusa), tranne che da Bolivia, El Salvador e Nicaragua. Ma Nicolas Maduro lo descrive come un successo e una vittoria. Il leader venezuelano si è spinto fino a sfidare gli Usa: “Le sanzioni contro di me? Mostrano lo stato di disperazione e odio di Trump“.
Gli Stati Uniti, accusati dal capo dello Stato di complottare per destituirlo, hanno condannato con toni durissimi il voto. “Gli Usa condannano l’elezione imposta il 30 luglio per l’Assemblea costituente nazionale, concepita per rimpiazzare l’Assemblea nazionale legittimamente eletta e per minare il diritto del popolo venezuelano all’autodeterminazione“, ha detto la portavoce del dipartimento di Stato americano, Heather Nauert, in una nota. Nel comunicato del dipartimento di Stato, gli Usa si dichiarano “a fianco del popolo del venezuela e dei loro rappresentanti costituzionali, nella loro volontà di far tornare il loro Paese allo stato di prospera democrazia“. Quindi, aggiunge la portavoce a nome degli Stati Uniti, “continueremo ad assumere azioni veloci e forti contro gli architetti dell’autoritarismo in Venezuela“.
La risposta di Maduro è stata secca e repentina affermando:”Che c… ce ne importa di quello che dice Trump, ci importa di quello che dice il popolo sovrano del Venezuela“.
Anche l’Ue ha condannato l’elezione voluta da Maduro, come pure l’hanno criticata vari paesi sudamericani quali Argentina, Brasile e Messico. Fuori dal coro i già ricordati Bolivia, Salvador e Nicaragua che hanno formalmente riconosciuto l’Assemblea Costituente riconfermando il proprio sostegno a Maduro.

–  Ferdinando Piazza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *