L'ISIS colpisce la Spagna: prima Barcellona, poi Cambrils [NOTIZIA IN AGGIORNAMENTO]

L’attentato e l’attentatore

BARCELLONA − Intorno alle 17.30 è arrivata la notizia che ha fatto (ri)tremare di paura l’Europa intera: un furgone, infatti, è piombato sulla folla che passeggiava, inconscia del pericolo incombente, sulla Rambla. Subito il giornale catalano “La Vaguardia”, seguito a ruota dalle Forze dell’Ordine spagnole, ha parlato di attentato. Due ore dopo, il giornale El Pais – le cui fonti a sua volta sarebbero riconducibile alla Guardia Civil – avrebbe diffuso una foto dell’attentatore. Originario di Marsiglia, vivrebbe a Ripoll, in Catalogna, forte del suo regolare permesso di residenza: il suo nome sarebbe Driss Oukabir. All’interno del furgone da lui guidato sarebbe stato trovato pure un passaporto spagnolo. Spulciando il suo account Facebook, si sarebbero trovati diversi riferimenti alla cultura marocchina (ancora, però, le sue origini non sono state ufficialmente confermate) e al Corano. La Polizia Locale ha diffuso un identikit di Driss successivamente: ventenne, alto 1.70m, era vestito con un t-shirt bianca a righe blu. 

Fonti ufficiali hanno poi annunciato che il reale obiettivo degli attentatori era il Corte Ingles vicino. Ormai alle bombe, gli attentatori sembravano aver definitivamente sostituito i mezzi pesanti, i casi di Nizza e Berlino insegnano. Mentre l’autista del furgone è ancora in fuga, sono stati arrestati tre dei suoi compagni: il primo è stato catturato a Ripoll, il secondo ad Alcanar e il terzo a Cambrils. È stata confermata l’identità marocchina degli arrestati: uno di essi è Driss, locatario del furgone, un altro viene da Melilla mentre il terzo da Ceuta.

Le testimonianze locali

Il mezzo di trasporto avrebbe imboccato – secondo quanto riporta La Repubblica – la Rambla per poi raggiungere il mercato locale, La Bouqueria: proprio qui si sarebbe violentemente schiantato su uno dei chioschi stanti sul marciapiede, che divide le corsie per le auto della zona. Alcuni testimoni che hanno vissuto, chi da vicino, chi da lontano, l’attentato hanno parlato di un commando che, armato, sarebbe sceso dal furgone per poi rinchiudersi in un locale (probabilmente un ristorante turco “Luna de Estambul”, non è da escludere la presenza di ostaggi); la notizia è stata smentita dalla polizia locale solo tre ore dopo. Altri testimoni hanno parlato persino della traiettoria del van, che descriveva una curvatura zigrinata nel tentativo di mettere sotto più persone possibili. La zona, vicinissima a Plaza de Catalunya, è stata immediatamente circondata dai Mossos d’Esquadra (la polizia catalana). 

fonte: repubblica.it

Le contromisure adottate

È stata prontamente chiusa la metropolitana della zona e sui social è stato diffuso il messaggio di non avvicinarsi assolutamente alla Rambla, già gremita di ambulanze, dato che la Polizia ha parlato di morti e feriti. Le stesse Forze dell’Ordine hanno disposto la chiusura di tutti gli esercizi commerciali vicini, con obbligo di ospitare al loro interno la clientela che si trovava nei paraggi. Intanto il consolato generale italiano, con sede a Barcellona, ha diffuso il numero di emergenza:0034-659790266. Diversi italiani sul luogo, peraltro, stanno comunicando tramite Twitter usando i tag #Ramblas e #Barcellona; c’è chi già ha rintracciato i propri cari, assicurandosi del loro stato di salute attuale. Facebook ha inoltre attivato il Safety Check, in modo tale da avere una migliore conoscenza delle persone realmente messesi in salvo.

Le vittime

Sin da subito si era parlato di un bilancio di morti cresciuto repentinamente da 1 a 6 e poi da 6 a 13. Poi la Mossos stessa aveva immediatamente smentito tutto mediante un tweet, parlando di solo un morto realmente confermato e di ben 32 feriti di cui una decina gravi. Soltanto alle 20.35 si è avuto un bilancio ufficiale possibilmente definitivo: 13 morti e 50 feriti. Parallelamente a questo comunicato, o pochi minuti prima, sulla Diagonal (una tra le vie più importanti di Barcellona) una Ford Focus bianca non si è fermata ad un blocco di Polizia, travolgendo un agente sul posto: tale fatto non dovrebbe essere collegato all’attentato terroristico della Rambla. Nelle mattinate di oggi è salito il bilancio dei feriti: 86, di cui 15 in condizioni gravi (vi sono tra questi anche bambini). Tra le vittime identificate si annoverano anche due italiani: essi sono Bruno Gulotta (35), in vacanza con la moglie e con i figli, e un secondo ancora da identificare.

18 Paesi del mondo “sono stati investiti” da un furgone carico di morte: Germania, Argentina, Australia, Cina, Belgio, Cuba, Colombia, Francia, Spagna, Olanda, Ungheria, Perú, Romania, Irlanda, Grecia, Macedonia, Italia e Venezuela. Sul proprio account Twitter, Emergenze Catalogna ha pubblicato il numero mediante il quale si può chiamare per chiedere il riconoscimento dei morti: 900400012.

La matrice islamica

Nella prima serata è arrivata la rivendicazione dell’attentato da parte dello Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, meglio conosciuto come ISIS: sono state quindi automaticamente scartate tutte le altre ipotesi. Intanto sarebbero stati presi due dei terroristi scesi dal furgone, mentre uno sarebbe stato addirittura ucciso: resta da capire in quale dei due gruppi rientri Driss. “Sono assassini, criminali che non ci spaventeranno. Tutta la Spagna è Barcellona. Le Ramblas torneranno a essere di tutti“, ha dichiarato la Casa Reale Spagnola. La Farnesina è già al lavoro per diramare prossimamente comunicati ufficiali in merito gli italiani coinvolti nell’attentato di Barcellona.

L’attacco di Cambrils

Intorno all’una di notte, nel rispetto di un piano perfettamente organizzato, hanno colpito anche Cambrils, una città a due ore di strada da Barcellona: qui, tuttavia, al momento, non si conta nessun morto. Vi sono infatti soltanto sei civili (di cui uno in gravi condizioni) e un poliziotto feriti. Il gruppo di jihadisti avrebbe dovuto fare la strage lanciandosi a bordo di un A3 sulla folla che passeggiava sul lungomare, ma la Polizia li ha intercettati prima, evitando un’altra carneficina come quella avvenuta nel pomeriggio a Barcellona. Tutti e cinque gli uomini che componevano il commando sono stati neutralizzati in uno scontro a fuoco; le autorità hanno poi confermato quanto tutti sospettavano: l’attacco di Cambrils era collegato a quella della Rambla. Si era parlato anche di cinture esplosive, ma le Forze dell’Ordine hanno smentito categoricamente.

“È evidente, dopo le notizie della notte da Combrils, che quello in Catalogna è stato un attacco militarmente pianificato, che doveva colpire in almeno tre diversi punti. La rivendicazione dell’Isis è arrivata molto presto, ad azione ancora aperta. Ma quel che conta di più è che quella della cintura di Barcellona è considerata la zona calda del jihadismo nella penisola iberica, con le forti presenze di salafiti, quasi tutti nati in Spagna, figli di immigrati o convertiti. Anche questa volta ci troviamo di fronte a bestie che hanno voluto colpire nel mucchio, tra gente inerme, uccidendo anche bambini, nel luogo della festa e dell’incontro, nei giorni della vacanza. Odiano i nostri modelli di vita, e sono pronti a morire per ucciderci. Sono il nostro opposto, nemici dell’umanità. Sarà una guerra lunga: non l’abbiamo dichiarata noi ma la dobbiamo combattere senza incertezze”, ha commentato Enrico Mentana sul suo profilo Facebook.

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