Transessualità e moda: la storia di Ernie Scielzo

E’ sempre difficile, e spesso complesso, trattare l’argomento transessualità, semplicemente perchè ci hanno abituati a conoscere una sola versione della verità.
Così, ho scelto di chiedere ad Enrie Scielzo, in arte The LadyBoy, di dire la sua su alcune scottanti ed indiscrete domande sul suo mondo, fatto di fronzoli, tanto beauty e lotta per l’emancipazione femminile.

Chi non ti conosce o chi si imbatte in te e nel tuo blog per la prima volta, si aspetta di trovare uno dei classici blog pieni di fronzoli, glitter e tanto cuore.
Poi lo apre, e scopre che Enrie, è semplicemente la prima fashion blogger di successo transessuale in Italia.
Come ti senti a rappresentare un mondo, spesso sconosciuto, come quello dei transgender in un paese pieno di contraddizioni come l’Italia?

Comincio col dire che in realtà io amo i fronzoli, i glitter e soprattutto il tanto cuore, e cerco di metterceli nel mio blog ogni volta che posso.
Al mondo ci sono già tanti orrori e tante bruttezze, credo che un blog sia comunque una forma non solo di informazione, ma anche di intrattenimento, e ogni tanto è bello anche lasciarsi andare a qualche frivolezza.
Il nostro compito è anche far sognare ed è quello che cerco di fare attraverso i miei post, che si tratti di un look o di una recensione beauty: mi piace creare una storia che si compone di immagini e parole, un micromondo nel quale il lettore può immergersi e riconoscersi.
Cerco sempre di raccontare qualche aneddoto personale o metterci qualcosa di mio, perché in fondo sono io che ci ho messo il nome e la faccia e ho deciso di mettermi in gioco aprendomi con i miei lettori.

 

 

enrie scielzo the ladyboy (5)

 

Anzi, ho scelto appositamente il blog di moda come piattaforma per parlare di un argomento così delicato come la transizione: uno dei tabù ancora presenti in Italia, un argomento di cui si parla poco e male e che cerco di trattare col naturale trasporto che mi coinvolge ma anche con tanta umanità e semplicità. Mi sento in dovere per quelle persone che magari non hanno il coraggio o la forza o degli amici o una famiglia alle spalle che li sostenga, e non c’è cosa più bella di quando ricevi un’email un messaggio in cui ti ringraziano semplicemente per aver raccontato la tua storia. Sembra stupido, ma già questo è di conforto e di ispirazione per tanti, e spesso non mi rendo nemmeno conto di quante vite riesco a toccare tramite il mio blog.

 

 

Essere una ragazza in transizione, che racconta col proprio blog il processo evolutivo da Enrico a quella che oggi è Enrie è una vera rarità, quale credi che sia il tuo punto di forza comunicativo?
Cosa ti ha invece spinto a raccontare e raccontarti così profondamente nel tempo?

Credo che il successo di The Ladyboy sia dovuto principalmente a due elementi: la semplicità e l’empatia. Io dico sempre che scrivo per i miei lettori, mi apro con loro e mi confido come se fossero amici, e questo crea una connessione ed un legame molto forte, soprattutto in persone che si sentono sole o emarginate. Io stessa ho seguito per anni blogger e youtuber, e alla fine ci si prende talmente tanta confidenza che si ha l’impressione di relazionarsi davvero con un amico, e non semplicemente uno sconosciuto. È questo secondo me il punto di forza dei blog rispetto ai magazine online, il rapporto diretto, umano, vero.
Mi reputo una persona autentica, la ragazza della porta accanto, non mi ergo a superdonna o modella o chissà che, e credo che i miei lettori questo lo apprezzino, e la dimostrazione sono i tanti messaggi e email che ricevo ogni giorno. Cerco di ritagliarmi sempre uno spazio per rispondere a tutti, e spesso nascono delle vere e proprie amicizie.

 

Enrie Scielzo - The Ladyboy - Swingin' Sixteen (1)

 

Per quanto riguarda la motivazione che mi ha spinto ad aprire un diario online, devo dire che in realtà sono sempre stata molto pudica, chi mi conosce di persona sa che sono abbastanza timida ed introversa, ma sono dell’idea che a volte dobbiamo tenere per noi le nostre paure e condividere con gli altri il coraggio.
Ecco, io credo che tra tanti difetti che ho il coraggio non mi manchi, e sono felice di poter condividere la mia storia e la mia esperienza.
Citando Audrey Hepburn: «Quando hai bisogno di una mano, la troverai alla fine del tuo braccio e mentre diventi più grande, ricorda che hai un’altra mano: la prima serve ad aiutare te stesso, la seconda serve ad aiutare gli altri».

Se Enrie ed Enrico, per qualche ora, potessero vivere assieme, cosa si direbbero?
E tu, che outfit indosseresti per incontrare la vecchia te?

Quello che ho indossato nel mio post “Caro Enrico ti scrivo…”, la mia lettera a me stesso: un camicione di seta nera, un jeans informale, stivaletti col tacco di glitter.
Qualcosa di comodo ma al tempo speciale, che faccia capire che è un’occasione importante ma che, in fondo, si è tra vecchi amici e non c’è bisogno di strafare.
Non so cosa avrebbero da dirsi, ma mi auguro che Enrico, vedendo Enrie, ne rimarrebbe incantato e pensasse “Vorrei essere come lei”.

Il mondo della moda ha dei rigidi schemi e dei parametri, spesso assurdi e di difficile comprensione.
Come vedi tu la tua figura all’interno di questo grande carrozzone?
Come, secondo te, viene percepita la transessualità dal mondo della moda?

Come una moda, per l’appunto. Qualche anno fa ci fu un boom pazzesco di modelle trans – Andreja Pejic, Lea T, Carmen Carrera, Valentina Sempaio ecc. Che fine hanno fatto? Dove sono?
La transessualità è solo un fenomeno, uno dei tanti strumenti in mano al sistema moda, un “trend” come tanti da rispolverare ogni tanto quando non si ha niente di più sensazionale da presentare in passerella. Non che la mia sia una critica: in fondo lo scopo principale ormai è quello, attirare l’attenzione e portare i soldini a casa. Non c’è niente da male, ma io vorrei portare in luce un aspetto diverso, più profondo, più delicato. L’altro lato della luna, quello che non brilla di luce riflessa.

 

Enrie Scielzo - The Ladyboy - Orphica - Realash review - opinioni (27) - Copia

 

Di recente, hai raccontato la tua storia d’amore con un uomo, impegnato da tempo, trasportandoci tutte in uno dei film più belli di Ozpetek. Ti sei raccontata come una fata ignorante ed allo stesso tempo ignorata, descrivendo nel dettaglio, questa travagliata storia d’amore.
Quanto, secondo te, contano ancora i pregiudizi e le idee in una relazione sentimentale?
Cosa si può e si deve fare per cambiare la visione della transessualità in Italia?

È buffo che tu l’abbia detto, perché recitare in un film di Ozptek è uno dei miei grandi sogni.
Non ho velleità da attrice, ma mi ci vedrei bene, anche un ruolo marginale o una piccola parte mi farebbero felice, perché mi sento esattamente come uno dei suo personaggi.
Cosa si può fare per cambiare le cose? Beh, penso quello che sto facendo io: Parlarne, confrontarsi. Discutere. Denunciare quello che non va. Sollevare dubbi e questioni. Invitare la gente a riflettere. Uscire dalle 4 mura di casa. Dire la propria.
Magari anche sbagliare, ma formarsi un’opinione che sia nostra ed uscire da certi sterili paradigmi e diktat della società. A volte mi pare che più che andare avanti stiamo andando indietro, soprattutto perché si tende ad utilizzare i social media in maniera sterile e malsana.
Il mondo cambia con il tuo esempio, non con la tua opinione.

Qualche tempo fa, in occasione del settantesimo compleanno di tuo padre, hai pubblicato una struggente lettera che lui ti ha scritto e che ha deciso di pubblicare.
Un padre positivo, di quelli che non fabbricano più nemmeno negli albi a colori per piccole fate ignoranti e sognatrici.
Il padre di tutti, a suo dire.
Pensi, anzi pensate, di aver cambiato la vita di qualcuno con questo messaggio positivo, e se si, come?

Credo di sì, anche perché quel post è stato uno dei più “engaging” – si dice così? – che abbia mai scritto. Mi sono arrivate centinaia e centinaia (e non esagero) di email, messaggi, commenti, di persone che si sono commosse, hanno pianto.
Figli, ma anche genitori, gay, etero, trans, uomini, donne: a volte non mi rendo nemmeno conto di toccare la vita di così tante persone in maniera così profonda, ma ci sono certe parole e certe cose di che preferisco tenere per me e che mi fanno capire che, sì, a volte si può fare la differenza anche con un gesto piccolo, semplice, umile.
Ovviamente li ho fatti leggere tutti a mio padre, che ne è stato immensamente felice.
Pubblicare quella lettera in realtà è stata una sua idea, lui che è diventato il mio fan numero uno.
Io non mi sarei permessa, ma lui mi disse che sarebbe stato fiero di condividere col mondo quel suo pensiero, e così ho deciso di divulgarla non solo per i miei lettori, ma per i tanti genitori che ci sono là fuori e che fanno fatica non solo ad accettare, ma proprio a capire i propri figli.
Credo sia stato uno spiraglio di luce che ha illuminato il cuore di tanti, ed io ne sono immensamente orgogliosa.

Nel tuo blog, oltre al percorso di transizione, racconti di make-up e beauty, dando sempre delle recensioni dettagliate, precise e professionali.
Quando e come è nata la tua passione per il make-up?

 

enrie scielzo the ladyboy (6)

 

Sono sempre stata affascinata fin da piccola dai colori e dall’arte, e per me il make-up non è altro che un’espressione d’arte contemporanea.
L’Italia è una delle più meravigliose culle d’arte al mondo, e credo che questa scorra un po’ nelle nostre vene per retaggio culturale. Quando ero bambina disegnavo per ore ed ore con pennarelli, acquerelli, tempere, pastelli, sperimentavo tecniche nuove coi carboncini e mi cimentavo in collage sul vetro con la pasta di piombo. Adesso coloro con ombretti e rossetti, ma sono sicura che il concetto di fondo sia rimasto lo stesso.
Proprio in questi giorni sto scrivendo un articolo dedicato a questo aneddoto, perché mia mamma mi ha regalato una scatola di tempere nuove ricordandosi della mia vecchia passione.
Ho iniziato a truccarmi per la necessità di vedermi più donna, ma poi è sfociato questo grande amore per i colori, le texture, le confezioni, i profumi, che ad oggi è la mia più grande passione.
Sono un’esteta, mi piacciono le cose belle e mi piace far parte di qualcosa di bello: parlare di make-up è stata una naturale evoluzione delle cose, definisco il mio un “beauty blog” perché spero di parlare di bellezza a tutto tondo, che possa essere un trucco, un abito o bellezza interiore, perché no. In fondo, c’è bisogno anche di quello.

–  Zaira D’Urso

 

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