Esclusiva Millennials – Catania, le foto di Stern raccontano lo sbarco degli alleati

CATANIA − Ore 18.20, il complesso Le Ciminiere, in Viale Africa, è gremito di fotografi, giornalisti e ospiti di vario tipo, oltre che semplici amanti della storia e della fotografia: alle 18.30 verrà tagliato il nastro che inaugurerà la mostra fotografica di Phil Stern (Filadelfia, 3 settembre 1919 – Barstow, 13 dicembre 2014). 

«Questo è un museo dello sbarco, e non delle armi: quello che noi vogliamo dire attraverso questo padiglione è che bisogna guardare con attenzione ciò che accade. Siamo sempre bersagliati da tutto quello che avviene, però dobbiamo sempre guardare indietro: supporteremo l’arte del futuro, ma il futuro deve sapere cos’è accaduto affinché non accada mai più. L’idea di organizzare questa mostra? Questo padiglione è il primo luogo che noi della Fondazione O Elle lasceremo su questo territorio; è un obiettivo l’idea di portare le persone qui e lasciarle libere in un terra che da moltissimo, che ha il sole, il calore del vulcano, questo mare avvolgente» ha commentato così ai nostri microfoni la mostra in questione, Ornella Laneri, della Fondazione O Elle, per l’appunto fautrice di questa mostra.

Una foto di un giovane Phil Stern, che ancora non sapeva cosa avrebbe lasciato alla storia con quelle fotografie che da lì a poco avrebbe scattato in Sicilia, apre la mostra: le strade della Trinacria, il volto dei soldati, il mare e le spiagge calpestate dalle truppe americane che ci liberarono dall’oppressione nazi-fascista si ripetono per tutti i corridoi della mostra. Una foto raffigura la parola “Vincere“, scritta sul muro, alla fine hanno vinto.

Eppure non c’è solo la narrazione di una Sicilia fatta di carretti trainati dagli asini e piccole stradine dove a soldati armati di M1 Garand, M1A1 Thompson ed M917 Browning (queste alcune delle armi impiegate dagli Stati Uniti durante il secondo conflitto bellico mondiale). C’è qualche foto che mostra l’orrore della guerra: un corpo carbonizzato di un soldato nazista abbandonato per strada, un aereo italiano abbattuto con il suo pilota morto nei pressi,  Stern ha immortalato anche questo. «Conosco la guerra come poche altre persone al mondo e niente mi è più rivoltante di essa», disse Ernest Hemingway.

Tra una fotografia ed un’altra, abbiamo poi raggiunto Ezio Costanzo, curatore di questa mostra: «L’idea nasce da un ritrovamento casuale negli archivi nazionale di Washington – racconta Costanzo ai nostri microfoni -, ero lì perchè stavo svolgendo una ricerca per un mio libro fotografica sulla seconda guerra mondiale in Sicilia. Mi capita sottomano un’immagine di tedeschi carbonizzati sulla strada di Gela (presente alla mostra ndr) con dietro scritto Phil Stern. E questo nome non risultava tra i nominativi dei combact cameraman che l’esercito americano è solito stilare, Stern era un soldato che si era arruolato nei Darby Rangers. Lui andò in Sicilia nel 1943, quando aveva 24 anni, era solo un ragazzo che voleva diventare un fotografo. Phil divenne famoso per le sue fotografie ai dividi di Hollywood: la sua esperienza di guerra stava finendo, o meglio era quasi finita, nel dimenticatoio.

Io, ritrovando quella fotografia, ripercorro la storia di questo giovane fotografo – prosegue Costanzo – e contatto la sua famiglia, che mi fa parlare direttamente con lui nel 2012: durante quest’anno lo incontro e, parlando con lui, salta fuori che egli ha ancora una cassetta con dei negativi mai stampati sulla Sicilia del ’43. Prima lo raggiunsi a Los Angeles per guardare le foto insieme, poi fu proprio Stern a tornare in Sicilia nel 2013, dopo 70 anni e visitò il museo dello sbarco che abbiamo qui a Catania. Nel mentre girai pure un documentario per Rai Storia.

Nel 2014 iniziammo il dialogo di cessione delle foto con i suoi figli (presenti all’inaugurazione), dopo la sua morte. C’è da dire sia che il sindaco Bianco c’è venuto incontro culturalmente, sia che mediante il finanziamento economico di Ornella Laneri siamo riusciti a organizzare questa grande collezione». Lo stesso curatore della mostra conclude poi spiegando come «fu un desiderio di Stern far sì che le sue foto giungessero in questo museo». 

Francesco Raguni (articolo + fotografie)

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