Il Nobel per la Pace va ad una associazione contro il nucleare.

Il premio Nobel per la Pace 2017 è stato assegnato a ICAN ( Campagna Internazionale contro le Armi Nucleari), per gli sforzi compiuti l’anno precedente al fine di ottenere un trattato che metta al bando l’utilizzo di armi nucleari, argomento che prima non aveva nessuna proibizione giuridica internazionale.
Il punto centrale di tale trattato vieta  test, sviluppo, produzione e acquisizione di qualsiasi dispositivo nucleare esplosivo. Esso proibisce anche il “nuclear sharing”, ossia la dislocazione di armi o dispositivi di tipo nucleare.

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Il trattato è stato presentato lo scorso luglio 2016, durante la Conferenza delle Nazioni Unite. Ha ricevuto voto favorevole da 122 Stati ; non hanno partecipato Stati Uniti, Russia, Francia, Cina, India, Pakistan, Israele e Nord Corea ( tutti paesi che possiedono armi nucleari).

Non hanno inoltre aderito quei Paesi che ospitano sul proprio territorio nazionale armi americane ( Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi, Turchia).
Il Trattato è entrato in vigore da poco, poiché ha superato la soglia 50 di firme necessarie (53).
Beatrice Fihn, direttrice dell’ ICAN, è rimasta incredula, pensando all’inizio che si trattasse di uno scherzo. Ha definito le armi nucleari “ vecchie, strumenti del passato non adeguate ai tempi e alle nuove sfide come cambiamento climatico e terrorismo.
Durante la campagna, l’ICAN è stata sostenuta dalle oltre 400 organizzazioni che esso raccoglie e da altri premi nobel per la Pace, come Dalai Lama e Jody Williams.

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Dopo l’assegnazione del premio, l’ICAN ha lanciato un messaggio sulla scia di quanto detto in questi 10 anni di attività: “È un momento di grande tensione nel mondo, mentre dichiarazioni di fuoco rischiano di condurci inesorabilmente verso un orrore indicibile. Lo spettro di un conflitto nucleare si aggira di nuovo nel mondo. Se c’è un momento in cui le nazioni devono dichiarare la loro opposizione senza equivoci alle armi nucleari, questo momento è ora”.

 

Matteo Musmeci

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