MINDHUNTER: Netflix fa di nuovo centro

Come è ben noto, Netflix è rinomata per sfornare film e serie tv originali di una certa
qualità e spessore. Ebbene, la scorsa settimana, un’altra perla è approdata nel catalogo
del colosso dello streaming: Mindhunter.
Stavolta però non bastavano degli attori all’altezza o una sceneggiatura ben scritta.
Proprio no. Netflix ha voluto superarsi ancora una volta affidando il ruolo di produttore
esecutivo dell’intera serie e la direzione di alcuni episodi ad uno dei registi più influenti
degli ultimi vent’anni: David Fincher (Seven, Fight Club, Zodiac ).

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Mindhunter, ambientata a fine anni ’70, è una serie incentrata su un giovane e frustrato
detective dell’FBI, Holden Ford (Jonathan Groff) che, insoddisfatto delle conservatrici
risorse del Bureau, decide di studiare nuove tipologie di assassini per cercare di prevedere le malate menti dei serial killer. In questa crociata troverà un alleato in Bill Tench (Holt McCallany) , un agente comportamentale di mezza età inizialmente riluttante e poco fiducioso nell’impresa. Entrerete quindi nelle perverse ma affascinanti menti di assassini, stupratori (o entrambe le cose) a tal punto che vorrete essere voi a conversare con loro anziché il protagonista stesso.
Su questa trama si basano dieci episodi molto ben scritti e girati in maniera eccelsa dal
sopra citato Fincher. Gli attori offrono una perfomance più che soddisfacente che
raggiunge livelli impeccabili in quelli che interpretano i serial killer più perversi.

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Spiegare per bene perché Mindhunter, con una facilità quasi offensiva per le altre serie tv, si sia piazzata in un posto decisamente alto sarebbe come cercare di spiegare perché
l’acqua è buona. Se vi piace il genere verrete catturati sin dall’inizio, incapaci di smettere
di guardare finché i titoli di coda del decimo episodio non vi scorreranno davanti a degli
occhi stanchi, ma piacevolmente appagati.

-Giovanni A. Amato

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