Il petrolio dell'ISIS

Non possiamo escludere che parte dei proventi dell’attività di smercio illegale di gasolio siano andati all’ISIS”. Sono queste le parole pronunciate dal Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro in merito all’indagine della Guardia di Finanza coordinata dalla Procura di Catania denominata “Dirty Oil”, sul furto e riciclaggio clandestino del petrolio.

Tutto inizia con una denuncia esposta da Eni, alla quale l’immissione sul
mercato di quantitativi di carburante irregolare era parsa sospetta. A febbraio del 2016 sono scattate le indagini che oggi hanno portato all’arresto di 6 persone, mentre 3 sono ancora ricercate. L’organizzazione criminale era composta da maltesi, mafia siciliana e miliziani libici. Questi ultimi erano uomini armati che operavano al confine con la Tunisia e facevano capo ad un uomo: Salem Ben Khalifa, detto “Il capo”.

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Su di lui grava una condanna risalente al 2011 per traffico di stupefacenti e dopo essere evaso dal carcere nello stesso anno si era arruolato in un gruppo, appunto, di miliziani.

Gli inquirenti sono giunti a lui perché i conti correnti sui quali venivano accreditati i proventi del traffico di carburante portavano il suo nome.
Nelle zone franche della Libia ci sono delle milizie che si arricchiscono in maniera sproporzionato, procurandosi armi e uomini anche attraverso il contrabbando di petrolio”. Prosegue il procuratore Zuccaro. Il petrolio veniva trafugato di notte con l’aiuto dei miliziani armati nei pressi della città di Zawiya, nella Libia nord-occidentale, dove si trova la più importante raffineria dello Stato africano, con una capacità produttiva di 120.000 barili al giorno.

Una volta imbarcato, a largo delle coste maltesi, il petrolio veniva trasportato su una nave più grande e da lì fino al porto di Augusta, in Sicilia, per poi essere immesso nel mercato italiano ed europeo.

In un anno di indagini sono stati documentati oltre 30 viaggi e 80 milioni di kili di gasolio trafugato per un valore all’acquisto di circa 30 milioni di euro. In carcere è finito l’amministratore delegato della MaxCom Bunker, società con sede legale a Roma e attiva nel commercio all’ingrosso di prodotti petroliferi. Negli stabilimenti della MaxCom, secondo l’accusa, veniva miscelato il gasolio illegale e poi messo in commercio.

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Arrestato anche Nicola Orazio Romeo, 45 anni, catanese, indicato da alcuni collaboratori di giustizia appartenente alla frangia mafiosa degli Ercolano e ritenuto in una telefonata intercettata come “soggetto della mala, quella giusta, quella che non la tocca nessuno”.

Gabriele Azzuppardi

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