Esclusiva Millennials – Vittorio Sgarbi inaugura la mostra "Tesori Nascosti"

CATANIA − Questa mattina si è svolta presso il Castello Ursino la conferenza stampa che ha dato l’apertura alla mostra “Tesori Nascosti”, una raccolta di quadri di pittori come Giotto, Caravaggio, De Chirico, Guttuso, Ribera e Stern. A presidiare la cerimonia d’apertura vi erano Gianni Filippini, art promoter della mostra, Enzo Bianco, sindaco di Catania, e Vittorio Sgarbi, rinomato critico d’arte. 

«La buona amministrazione di questi anni è documentata dalle imprese di lavoro dei sindaci che hanno dedicato molto tempo, insieme al sottoscritto e naturalmente agli enti, alle iniziative legate all’arte. Credo che questa, un tempo, era una dimensione marginale, anche per i costi che richiedeva per essere assistito: oggi, invece, l’idea di investire sull’arte, soprattutto in Sicilia, è un atto ineludibile che ridà una dimensione culturale alla Sicilia. Cesare Brandi, famoso storico dell’arte degli anni ’70, disse che la più bella strada del mondo era quella che andava da Palermo a Mozia: quel percorso che porta a quell’isola felice, che attraversa mare e montagne, oggi è importunato da tantissime pale eoliche, di cui la metà sono ferme. Qualcosa deve essere accaduto, evidentemente la mafia che esiste, ma non è sempre percepita, ha trovato lì una via di sbocco per la sua impresa criminale: fui il primo a dirlo, purtroppo non in tempo per impedirlo. Parlai Valerio Massimo Manfredi del fatto che abbiamo città come Selinunte, che hanno dei templi straordinari; uno di questi – il più grande tempo greco del mondo – è a terra. Finanziare pale eoliche, invece della ricostruzione di quel templio, è una follia contro la storia, contro la civiltà e contro la bellezza» inizia così Vittorio Sgarbi il suo intervento, in maniera forte e decisa, con uno spirito di denuncia degno di nota.

Sgarbi poi svela ai presenti una curiosità particolare sul Ritratto dei Principini Marescotti di Parrano, quadro di Sebastiano Ceccarini: «Passeggiando ieri per Catania, nei pressi del bellissimo Convento del Carmine, decido di entrare in chiesa. Qui trovo un sagrestano molto bizzarro, molto surrealista che mi indica come quadro più bello della struttura un dipinto dello Zingaro, pittore del primo ‘500. Il quadro però era totalmente al buio, non vi era luce. La risposta del sagrestano? ‘Lei deve immaginarlo’. Mi salta comunque all’occhio una cappella in cui vi era una pala d’altare ben illuminata, mi avvicino e scopro che c’era un quadro di Sebastiano Ceccarini di Fano, autore sconosciuto alla maggior parte della critica d’arte attuale, seppur sia un pittore di grande qualità. Questo quadro era proprio l’Allegoria dei Cinque Sensi (Ritratto dei Principini Marescotti di Parrano ndr)».

E dopo una breve parentesi su Stomer, Sgarbi poi cita Leonforte, spiegando proprio come in questa città vi sia il più bel quadro del mondo di Pietro Novelli, pittore siciliano detto il Monrealese, vissuto dal 1603 al 1647. «Giotto e De Chirico sono i nomi che fanno da manifesto e che attirano la gente a vedere quadri di gente come Jacopo da Valenza, Mattia Preti o ancora Ribera; E vi dirò di più! Caravaggio come composizione era il migliore, ma come pittura Ribera gli era superiore». 

Alla fine della conferenza di apertura, lo stesso Sgarbi ha fatto da guida all’interno del museo ai giornalisti e agli ospiti presenti in sala. La mostra si snoda su due piani, i quadri seguono un ordine cronologico: a chiudere tutto, quasi come a riprendere sprazzi di ciò che un tempo occupo queste sale, vi è l’autoritratto di Ligabue, che rievoca appunto il Museo della Follia, anch’esso curato da Sgarbi. Le sinuose forme dei dipinti di Giotto e Caravaggio lasciano poi spazio alla pittura di Guttuso e De Chirico, che comunque diventano solo piccole  gocce nel mare di quadri che “Tesori Nascosti” ospita. In mezzo a questo mare troviamo il “Cristo benedicente” e la “Madonna col bambino” di Jacopo da Valenza, a colpire particolarmente chi osserva questi quadri, oltre i tratti sinuosi, sono gli sguardi dei soggetti raffigurati: tanto quello del Cristo, quanto quello della Madonna che osserva Gesù bambino, con gli occhi più chiusi rispetto quelli vispi del bimbo tenuto in braccio. Il tema della sacralità, visto peraltro il periodo storico dei primi quadri (fine ‘400 – inizio ‘500), è richiamato anche anche dalla “Madonna in trono col bambino” di Antonello de Saliba, che raffigura la Vergine con indosso una veste rosso porpora, mentre è seduta su una sorta di trono dorato. Andando avanti, si giunge ad uno dei quadri di spicco della mostra: la “Maddalena addolorata” di Caravaggio, dipinto di nicchia del Merisi, che come svela Sgarbi è stato trovato soltanto recentemente ad Assisi. Passiamo poi ai dipinti di Jusepe de Ribera, “Platone” e “San Girolamo”: i due, accomunati dai tratti somatici del viso e dalla barba grigia, sono l’uno in posa di riflessione, l’altro praticamente in estasi.

Dopo il “San Cristoforo” di Pietro Novelli, annunciato in conferenza stampa da Sgarbi, arriviamo a uno degli autori più apprezzati dal critico: Mattia Preti. Il suo quadro esposto è “Il ritorno del figliol prodigo”, l’abbraccio commosso del padre con il figlio visibilmente pentito si sposano perfettamente con lo sfondo scuro del dipinto. Tra i tanti altri dipinti troviamo pure la “Natività” di Ignaz Stern e il sopra annunciato Ceccarini. Da notare la particolare parentesi marittima dei tre quadri di Francesco Lojacono quali “Monte Pellegrino”, “Piccolo cantiere” e “Marina”, la natura dipinta sembra così reale da trascendere la pittura per somigliare quasi ad una fotografia. Doveroso poi citare la scultura “D’orsi d’Achille, sogno di un archeologo“: qui, spiega Sgarbi, siamo di fronte ad uno studioso del passato che, stanco, si addormenta sulla tua scoperta, trovando riposo dopo il duro lavoro.  A chiusura della mostra, dopo aver attraversato gli anni che vanno dal ‘700 all’800, ci troviamo di fronte a dipinti novecenteschi come “La visione” di Dottori e “Si leva l’ancora” di Giulio Aristide Sartorio (qui salta all’occhio come tutti i lavoratore della nave siano girati di spalle, assorti nel loro operato, disinteressati al mondo circostante). Chiudono l’esposizione “Bagni misteriosi” di Giorgio De Chirico (quadro di proprietà del collezionista milanese Micheli) e “Damigiana e bottacino” di Renato Guttuso, la cui firma è locata in rosso in basso a destra. E queste sono solamente alcune delle meravigliose opere presenti in “Tesori Nascosti”.

Chiosa finale dell’art promoter dell’esposizione, Gianni Filippini: «Questa mostra si inserisce in quello che è un progetto strategico. Noi vogliamo far diventare Catania una capitale della pittura: tutte le grandi mostre si possono vedere da Roma in sù, io ho sempre lavorato per farle vedere da Roma in giù. Adesso – afferma ai nostri microfoni – stiamo entrando nel periodo della programmazione, dato che dobbiamo decidere cosa fare dal 2019 al 2021. L’obiettivo è intercettare i grandi flussi turistici, e dunque fare operazioni che servano al territorio per produrre ricchezza. Queste mostre hanno un senso se ci si fa business!».

“Solo il sentimento della continua bellezza potrà esserti di guida”, così recita una frase di Vittorio Sgarbi, esposta sopra alcuni dei quadri presenti in mostra; e proprio tramite la bellezza lo stesso curatore di “Tesori Nascosti” vuole – come afferma nella nostra video-intervista sottostante – stimolare i giovani.

Articolo + foto (Francesco Raguni, Zaira D’Urso)

Vittorio Sgarbi per MILLENNIALS

La nostra video intervista fatta da Francesco Raguni a Vittorio Sgarbi.#TesoriNascosti

Pubblicato da MILLENNIALS su Mercoledì 25 ottobre 2017

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