ANDREJ BABIŠ: il populismo del Tycoon che conquista Praga

Definito da molti come il «Czech Trump» per via del suo modesto patrimonio (su per giù 4miliardi di dollari), Babiš è un imprenditore-populista che si appresta ad essere il nuovo Capo di Governo della Repubblica Ceca.

La sua ascesa politica passa dai suoi successi imprenditoriali interamente legati alla fortuna della holding “Agrofert”, un colosso aziendale che raggruppa al suo interno circa 230 aziende con 34mila dipendenti stanziai in 18 Paesi e 4 continenti. Ma c’è di più. Dal 2013 Babiš è proprietario del gruppo Mafra, cui fanno capo le principali testate giornalistiche del Paese, nonché di una radio nazionale (Rádio Impuls) e una rete televisiva (Óčko). Appare chiaro il forte controllo mediatico esercitato dal miliardario all’interno del territorio ceco, tant’è vero che, proprio in un articolo per il The Guardian, il giornalista Robert Tait spiega come Babiš sia stato più volte accusato di strumentalizzare i mass-media di sua proprietà al fine di promuovere la sua immagine e, al tempo stesso, screditare le forze politiche a lui avversarie. Notate qualche somiglianza italiana? In effetti mancherebbe solo una squadra di calcio plurititolata e qualche trofeo al seguito.

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Babiš scende in politica sei anni fa, precisamente quando fonda il movimento populista Ano 2011 (Akce Nespokojených Občanů, Azione dei cittadini insoddisfatti). Nelle elezioni legislative del 2013 riesce subito ad ottenere il 18,7% dei consensi e 47 deputati alla Camera bassa, affermandosi tra i maggiori partiti nel panorama nazionale. Una volta entrato in Parlamento il magnate ceco non si accontenta di essere un semplice “onorevole” ed entro poco tempo ricopre la carica di Vicepremier e Ministro delle Finanze sotto il governo socialdemocratico del premier Bohuslav Sobotka.

I primi segni di instabilità politica si avvertono già dall’inizio del 2017. A febbraio i deputati del Parlamento riescono a far approvare la normativa sul conflitto di interessi (denominata, per l’appunto, Lex Babiš), superando l’opposizione del Capo di Stato. L’astuto businessman, però, prevede tutto per tempo e trasferisce prontamente le sue proprietà a fondi fiduciari. Nel mese di maggio Babiš viene travolto dagli scandali politici inerenti alle sue attività finanziarie, ritenute fraudolente, che lo portano ad essere sollevato dalle sue cariche istituzionali ed indagato dalla polizia ceca e dall’OLAF, l’ufficio anti-frode dell’Unione Europea: l’accusa è quella di aver dirottato fondi comunitari (pari a 2milioni di euro) a società ed aziende, come la StorkNest Farm, da lui controllate.

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Dato il forte momento di crisi del tycoon, Sobotka tenta di approfittarne chiedendo le elezioni anticipate. La speranza è quella di incalzare l’avversario politico nel momento di maggior debolezza e vulnerabilità, rompendo con un alleato di governo particolarmente scomodo. I conti, però, non risultato. Babiš torna alla ribalta e nelle elezioni politiche di ottobre conquista il 29,7% dei consensi, condannando di fatto al quarto posto il suo rivale del ČSSD (7,2%) e conquistando 78 dei 200 seggi della Camera bassa. Al secondo ed al terzo posto si inseriscono rispettivamente il Partito Democratico Civico (ODS) con l’11,3% e il Partito Pirata Ceco (ČPS) con il 10,8%.

Secondo il  Washington Post, diversi sono i motivi del successo di Ano (che, a proposito,  in ceco vuol dire «sì»). Senza dubbio sono determinati i risultati conseguiti da Babiš al tempo in cui ricopre il ruolo di Ministro delle Finanze: in quegli anni, infatti, la Cechia consegue un bilancio statale in eccedenza per la prima volta dopo due decenni e la disoccupazione più bassa (al 2,9%) dell’intera Europa.

La sua vittoria, basata su ideali anti-establishment fortemente critici dei diktat di Bruxelles e della controversa questione migratoria, è stata particolarmente apprezzata dal Presidente della Repubblica Ceca, Milos Zeman, il quale ha dichiarato di volergli dare la possibilità di formare un Governo “anche se fosse in carcere”. Addirittura. Un dato è certo: le diverse accuse mosse al neo vittorioso delle legislative comportano una seria difficoltà nel trovare i partner di coalizione necessari per la costruzione di una solida maggioranza parlamentare. Babiš ha più volte fatto sapere che il dialogo è aperto con tutte le forze politiche, sebbene preferisca un Governo con il Partito Democratico Civico, di ispirazione conservatrice, liberista ed euroscettica. Un interesse che, stando alle ultime dichiarazioni del leader Petr Fiala, sembra però essere non corrisposto.

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L’attuale situazione di stallo punta verso la soluzione di un esecutivo di minoranza, composto da tecnici ed esponenti di Ano, e la ricerca di un sostegno in entrambi i lati del Parlamento “abbassando le tasse con l’appoggio dell’ODS e aumentando le pensioni con i voti di socialisti e comunisti”. In effetti una compagine di tale tipologia potrebbe andare avanti, soprattutto per il fatto che il programma di governo di Ano contiene elementi “di destra e di sinistra”. È comunque sicuro che ci sarà una netta inversione di marcia rispetto al precedente governo di centro-sinistra e a noi non ci resta che aspettare e vedere come evolverà la situazione. Intanto Bruxelles osserva con attenzione.

-Antonio Giuffrida

Credits: Ansa, Washington Post, Corriere della Sera, Repubblica, The Guardian

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