I videogamen: la nuova frontiera dei giochi olimpici?

Il comitato olimpico internazionale per la prima volta ha dichiarato che i cosiddetti ESports sono vere e proprie discipline agonistiche, insomma sport veri e propri.
Quella del Cio è di fatto un’apertura storica verso un mondo che ha un fatturato che quest’anno supererà la barriera dei cento miliardi di dollari, cifra stratosferica alla quale il Comitato non può evidentemente rimanere indifferente. I massimi dirigenti dello sport mondiale, dopo un summit a Losanna, hanno fatto capire che tale fenomeno non può più essere ignorato.

 

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Non è ancora arrivato il momento di imitare quanto avverrà ai Giochi Asiatici del prossimo anno in Indonesia, dove i videogiochi faranno parte a pieno titolo del programma, ma è questa la direzione verso cui si marcia e ciò potrebbe portare ad avere una competizione sportiva tra i gamers all’interno degli eventi olimpici. Del resto è il Cio stesso a scrivere in un comunicato che “gli-esports” sono in forte crescita, in particolare fra i giovani dei vari paesi, e anche di questo, per rendere sempre più attraenti le Olimpiadi agli occhi delle nuove generazioni, si deve tener conto. Non è un caso che a Tokyo 2020 ci saranno nuove discipline come surf, skateboard ed arrampicata, e il prossimo passo potrebbe essere proprio quello dei videogiochi.
Gli e-sports competitivi possono essere considerati un’attività sportiva, e i giocatori coinvolti si preparano e allenano con un’intensità che può essere paragonata a quelle degli atleti delle discipline tradizionali”. Basterà, aggiunge il Cio, sottoscrivere la carta olimpica, dotarsi di strutture per combattere il doping, varare norme contro il rischio scommesse.

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