Non solo Macron: i problemi dei partiti d'opposizione

Il 14 novembre saranno trascorsi i primi 6 mesi del Governo Macron che ha da subito affrontato la legge sul Lavoro, che si trova tutti i giorni occupato nella lotta al terrorismo e che ultimamente ha proposto una riforma del sistema universitario.  Le Figaro Magazine parla di un grande calo di popolarità del Presidente da inizio mandato ad oggi (quasi 20 punti percentuali) ma per completare l’analisi dello stato di salute del governo in carica è fondamentale conoscere  le condizioni in cui versano le altre forze politiche francesi. Una cosa è certa, con la sua grande vittoria alle presidenziali e alle legislative Macron ha comunque costretto gli altri partiti ad un’esame di coscienza e a una ri-organizzazione strutturale.

 

FRONT NATIONAL

Tutte le strategie ,le dichiarazioni e gli eventi del Front National volgono lo sguardo ad un appuntamento molto importante : marzo 2018, XVI Congresso del FN. Dopo le dimissioni dell’ormai ex-vicepresidente  Florian Philippot, l’uomo che aveva rinnovato il partito, Marine Le Pen deve misurarsi con la grande sfida di costruire un’opposizione convincente al governo Macron. Per esempio la leader del FN ha cambiato rotta sulla questione Europa affermando che non ritiene più necessaria l’uscita della Francia dall’ Unione Europea e sostenendo di poter intavolare negoziati importanti con Bruxelles anche senza questo vecchio cavallo di battaglia. Sono tanti i punti interrogativi per il Front National che dovrà cercare di ripartire dalle sue sicurezze:

  • la forte leadership di Marine Le Pen
  • una maggiore rappresentanza politica: 8 deputati, 2 senatori e una ventina di parlamentari europei
  • una disponibilità finanziaria superiore rispetto al passato

Probabilmente avverrà una vera e propria rifondazione del FN e potrebbe venire annunciato un nuovo nome durante il Congresso di Marzo 2018. Intanto questo periodo di transizione è affidato a Nicholas Bay che nel 2017 è stato capo della campagna elettorale per le legislative.

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LES RÉPUBLICAINS

Il partito fondato nel 2015 da Nicolas Sarkozy , sconfitto pesantemente alle scorse presidenziali e alle successive legislative, si sta preparando alle elezioni del nuovo Presidente che si svolgeranno il 10 e il 17 dicembre. Il candidato favorito risponde al nome di Laurent Wauquiez, il vicepresidente attuale del partito e presidente della regione francese di  Auvergne-Rhône-Alpes. Viene spesso criticato per la posizione troppo a destra che occupa nel partito e i suoi detrattori lo giudicano vicino alle politiche estremiste di Marine Le Pen ma gli altri candidati non sembrano abbastanza forti da impensierirlo. Apostrofato come “troppo arrogante” da alcuni colleghi di partito,  Wauquiez non si  è fatto intimorire da questa definzione e durante la campagna elettorale ha parlato così di Emmanuel Macron : “Quello che mi colpisce di lui è il deserto dell’anima, ha solo un progetto: sè stesso”. A proposito di questo , il presidente dell’Assemblea dei dipartimenti della Francia Dominique Bussereau  ritiene che il tono del discorso di Wauquiez avrà un impatto negativo sulla mobilitazione dei membri LR il 10 e 17 dicembre. Secondo un’indiscrezione di “Le Parisien”, il presidente del Senato Gérard Larcher (membro Les Républicains) avrebbe comunicato a Wauquiez il suo dissenso per le dichiarazioni su Macron ritenute “eccessive e inopportune”. Lo staff del candidato alla presidenza LR nega questa versione, mentre l’entourage di Larcher sembra minimizzarla. Certamente siamo di fronte a un personaggio politico molto scomodo e che cercherà dal primo istante della sua presidenza di cominciare un duello con Emmanuel Macron.

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LA FRANCE INSOUMISE

Il partito di Sinistra radicale guidato da Jean-Luc Mélenchon è in un momento di difficoltà per quanto riguarda la propria linea politica di opposizione. Domenica scorsa Mélenchon ha dichiarato: “per ora Emmanuel Macron è riuscito ad attuare le sue riforme liberali”. Una frase del genere era inaspettata dal momento che poche settimane fa aveva affermato di voler portare 1 milione di francesi per gli Champs-Élysées a protestare contro la Riforma del Lavoro di Macron. Voci dal suo entourage descrivono il leader di Le France Insoumise come un politico “che non ci crede più”. A destabilizzarlo probabilmente la poca mobilitazione che si è creata attorno ai temi che ha proposto come ad esempio la lotta contro la flessibilità del mercato del lavoro. I prossimi mesi ci diranno se Melénchon saprà riconsiderare efficacemente la sue mosse o se rimarrà in questa situazione di stallo. Nella storia della Quinta Repubblica Francese non era mai accaduto che un candidato di sinistra superasse il candidato del Partito Socialista alle presidenziali e lui era riuscito in questo storico risultato anche grazie alla sua grande capacità oratoria. Ora però la retorica non basta più , servono parole,idee nuove.

 

MOUVEMENT DU 1ER JUILLET

Benoît Hamon dopo essere stato il candidato del Partito socialista alle presidenziali 2017  lasciò il PS il 1 luglio per fondare il “Movimento 1 luglio”. In quell’occasione dichiarò: “Lascio un partito ma non abbandono l’ideale socialista. Né il socialismo , né i socialisti. Sarò più utile fuori dal partito”. A differenza di Melénchon, Hamon non è assolutamente morbido nei confronti del governo. Proprio due giorni fa, il 2 novembre, in un intervista rilasciata alla BMF TV ha criticato duramente l’attuale Presidente della Repubblica francese : “l’impatto delle sue scelte politiche scuoterà la società francese nelle sue fondamenta”. Hamon ,che è stato ministro dell’istruzione si è sentito poi particolarmente toccato dalla proposta del Presidente di riformare l’Università francese . Quando il quotidiano francese Libération lo intervista in proposito lui risponde : “Le riforme devono essere progettate per il successo degli studenti e per una democratizzazione dell’istruzione superiore.Come? Investendo soldi, investire soldi nell’istruzione è investire nel futuro. Questo è esattamente l’opposto del segnale iniziale inviato dal governo, che ha annullato più di 300 milioni di euro nel finanziamento dell’istruzione superiore e della ricerca nel luglio scorso. È una scelta politica”. Per ciò che riguarda le alleanze Hamon dimostra di aver imparato qualcosa dal recente passato e sempre durante l’intervista alla BFM TV lancia un messaggio a Melénchon: “Jean-Luc incarna una corrente della sinistra, io ne incarno un’altra. Un giorno deciderà di lavorare insieme per conquistare il potere? Io lo vorrei perché non c’è nessuna conquista del potere senza portare la sinistra insieme”.

 

Leonardo Zaccaria

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