Affrontare la vita a muso duro: l’importanza di chiamarsi Daniele Piervincenzi

Quest’oggi sta spopolando su tutti i social network, Facebook in primis, il video che ritrae Roberto Spada (fratello del boss Carmine Spada, reputato dagli inquirenti il capo del clan Spada, secondo quanto afferma lo scrittore Roberto Saviano) dare una violenta testata a Daniele Piervincenzi, giornalista inviato di Nemo (programma di Enrico Lucci e Valentina Petrini che va in onda su Rai 2). La colluttazione tra i due, però, non finisce qui: Spada insegue il reporter, colpendolo più volte con un manganello e aggredendo anche il cameraman che gli stava a fianco. Rottura del setto nasale, prognosi di 30 giorni e  – per fortuna – nulla più per Piervincenzi. Ma cos’è che fa scattare la violenza di Roberto Spada?

L’inviato di Nemo ha chiesto più volte se fosse vero quanto riportavano nei giorni scorsi i giornali, cioè che gli Spada (anche nella sua persona) sostenessero il partito di estrema destra, Casa Pound. “Io non leggo i giornali” risponde Roberto, ma Daniele non si arrende e continua a chiedere di come la fazione politica in questione abbia preso una cos’ grande percentuale ad Ostia. “La tua speranza è che con Casapound cambi qualcosa?” chiede Piervincenzi, ma Spada risponde solo “Non me ne fotte un cazzo, non me ne fotte niente”. Poi un sorriso, un semplice “Ao” e la craniata che – come lascia capire il video – distrugge il setto nasale del reporter, a cui non resta altro che scappare.

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Il fatto in sé è di una gravità immane: intanto, però gli inquirenti – mentre noi dibattiamo e ci scriviamo sù pezzi – sono già a lavoro. Esclusa la possibilità di arresto immediato, in quanto manca l’elemento della flagranza di reato, si sta cercando di capire se le lesioni riportate siano gravissime o meno: nel primo caso, infatti, scatterebbe un fermo di polizia giudiziaria, nel secondo soltanto una denuncia a piede libero. Con tanta amarezza apprendiamo che sul web non tutti si schierano dalla parte di Piervincenzi: c’è chi sostiene che Spada ha fatto bene a reagire in questo modo, chi stupra il tanto blasonato tag #JeSuisCharlie tramutandolo in “Semo tutti spada”, secondo quanto riporta L’Espresso.

“Butto lì una provocazione: e se andassimo tutti ad Ostia, tutti insieme, gli inviati di TUTTI i programmi televisivi, a fare domande a Spada? Perché non facciamo un atto simbolico, per urlargli che non ci fa paura?  Tutti insieme: da Nemo a Le Iene, da Report a Piazzapulita, da Cartabianca a Dimartedì, Quartogrado, e davvero TUTTI gli altri programmi. Ci state? Lo facciamo davvero? #tuttiadostia” scrive invece su Facebook il giornalista de Le Iene, Dino Giarrusso. E proprio le sue parole si sposano un pezzo del cantautore modenese Pierangelo Bertoli, il cui ritornello recita: “Canterò le mie canzoni per la strada ed affronterò la vita a muso duro, un guerriero senza patria e senza spada, con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.

Sempre tramite Facebook – secondo quanto riporta l’agenzia di stampa ANSA – Spada prova a difendersi, scrivendo: “Perdonatemi…..io comprendo e rispetto il lavoro di tutti… dopo un’ora e mezza di continuo “non voglio rilasciare nessuna intervista”….entrava a forza in una associazione per soli soci… disturbando una sessione e spaventando mio figlio…. voi che avreste fatto??? Negli ultimi 10 giorni sono venuti almeno 30 giornalisti a scoglionare…. la pazienza ha un limite”.

Il video dell’aggressione, sopra riportato, descrive una realtà dei fatti in cui, di sicuro, Spada avrebbe avuto tutto il diritto di non voler rispondere alle domande di Piervincenzi, ma non di aggredirlo fisicamente, utilizzando successivamente anche un bastone. Dov’è l’entrare a forza? Dove sono gli estremi per ricorrere ad un livello tale di legittima difesa? Nel pieno esercizio del suo diritto di fare cronaca, il giornalista di Nemo stava realizzando un servizio sul voto in quel di Ostia. Nella città capitolina, infatti, il 19 novembre si andrà al ballottaggio: i cittadini saranno chiamati a scegliere tra Giuliana De Pillo (candidata del Movimento 5 Stelle che ha preso il 30% dei voti) e Monica Picca (candidata del centrodestra che ha preso il 26%). Certamente, tra i risultati di queste municipali, è spiccata la percentuale ottenuta da CasaPound: quasi più del 9%.

La reazione di Spada potrebbe lasciar pensare che le domande di Piervincenzi ad un certo punto siano state ‘scomode’, a tal punto da doverlo respingere con le buone o con le cattive. Il sorriso prima del colpo nasconde tutta la spietatezza di questo gesto. Casapound intanto ha già preso le distanze da Spada, mediante un tweet il vice presidente Simone Di Stefano ha spiegato che “ci vuole poco a fare chiarezza. Roberto Spada non è un esponente di CP. Con lui non condividiamo nulla, se non una sua presenza a una festa per bambini in piazza 18 mesi fa. Non rispondiamo certo delle sue azioni e la violenza è sempre deprecabile”.

Allora perchè l’inviato di Nemo ha cercato proprio Roberto Spada per documentarsi sui voti ottenuti da Casapound? Vero è che il partito non risponde delle azioni di Spada, ma è altrettanto vero che – come riporta Roma Today – il fratello del boss Carmine ha dichiarato su Facebook, poco prima delle lezioni, il suo pieno appoggio a Casapound stesso. Probabilmente proprio questo post avrebbe portato alla causa di CP un determinato bacino di voti. 

Intanto Luca Marsella, leader di CasaPound Litorale, alla domanda del Corriere della Sera “Quindi non dovete ringraziare gli Spada dei voti che avrebbero portato a CasaPound a Ostia?” risponde “Ma chi lo dice, (alza la voce, ndr) dove sta scritto! Quindi quando 5 Stelle o Pd prendevano voti nelle stesse zone glieli portavano loro? Ma chi l’ha detto che i loro voti li prendiamo noi? Dove sono le foto degli Spada fuori dai seggi? Queste strumentalizzazioni arrivano per distruggere il nostro lavoro. Ma non ci riusciranno perché ormai noi quei voti li abbiamo presi e nonostante gli attacchi”.

L’aggressione di un organo di stampa in periodo elettorale con queste modalità è un fatto increscioso, da condannare: parola di Marco Minniti, ministro dell’Interno. E gli spettri che aleggiano alle spalle del sangue di Piervincenzi sulle strade di Ostia non sono di poco conto.

Francesco Raguni

 

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