BATACLAN: abbiamo superato la notte di due anni fa?

Lunedì scorso è stato il secondo anniversario della strage degli attentati terroristici di Parigi del 13 novembre 2015 che provocarono 130 morti e 368 feriti. L’incubo iniziato alle 21.20 di quel giorno è finito formalmente lo scorso 1 novembre con la fine dello stato di emergenza in Francia  per attuare la nuova legge antiterrorismo. E’ ancora presto per stabilire se dalla notte del Bataclan sia iniziata una crisi del nostro modello sociale ma possiamo interrogarci su cosa resti di quel terrore e di quella paura 2 anni dopo.

Un sondaggio LFOP per  Le Journal du Dimanche rivela che secondo il 92% dei francesi la minaccia terroristica resta alta a causa del perpetrarsi degli attentati terroristici in tutta la Francia.

Il ministro dell’Interno Gérard Collomb conferma questo dato in un intervista per lo stesso JD : “Le perdite subite dall’Isis sul terreno potrebbero rafforzare le motivazioni di coloro che vogliono passare all’azione qui” ma allo stesso tempo rassicura la nazione: “All’epoca non pensavamo che un assassinio di massa fosse possibile in Francia. Oggi siamo molto più preparati.  I nostri servizi sono meglio equipaggiati di allora per individuare le minacce”.

Sebbene il sistema di difesa francese sia più organizzato rispetto al passato  gli attentati che continuano a verificarsi anche nel 2017 tengono vivo il sentimento di grande insicurezza di cui parlano i sondaggi.  Quest’anno in Francia per attentati di carattere jihadista ci sono stati tre morti e nove feriti e inoltre secondo i dati ministeriali le forze dell’ordine sono riuscite a sventare 13 attentati.foto dentro l'articolo.jpg

ATTENTATI TERRORISTICI IN FRANCIA NEL 2017

3 FEBBRAIO 2017 ORE 9:50, MUSEO DEL LOUVRE, PARIGI – un uomo egiziano armato di machete si scaglia contro un gruppo di quattro soldati. Un soldato ferma l’attentatore sparandogli 3-4 colpi all’addome senza ucciderlo.

18 MARZO 2017 ORE 8:30, AEROPORTO DI ORLY, PARIGI – un attentatore, poi ucciso, aggredisce una soldatessa rubandole il fucile e tenendola in ostaggio con la pistola alla tempia.

20 APRILE 2017 ORE 21:00, CHAMPS ELYSEES, PARIGI – un uomo scende dalla macchina con un’arma automatica e comincia a sparare all’impazzata contro un furgone della polizia fermo nei pressi di un semaforo. Un agente è morto sul colpo, 2 feriti gravi. L’assalitore viene abbattuto.

6 GIUGNO 2017 ORE 16, CATTEDRALE DI NOTRE-DAME – un uomo di origini algerine assale a colpi di martello un agente della polizia. Un collega del poliziotto spara all’attentatore senza ucciderlo.

1 OTTOBRE 2017 ORE 13:45, STAZIONE DI SAINT CHARLES, MARSIGLIA – un uomo accoltella a morte due studentesse di 17 e 20 anni. L’attentatore viene ucciso.

Già soltanto questo elenco sembrerebbe troppo perché quelle due studentesse e quel poliziotto dovrebbero essere in vita, dovrebbe essere la normalità.  Questo probabilmente è il punto più importante che va aldilà di pensieri, strategie, slogan e soluzioni: non abituarsi.

Una frase che si ripete spesso e giustamente contro il terrorismo è “non cambiamo il nostro modo di vivere” ma il “non abituarsi” viene prima di questo.  Anche se noi scegliamo di continuare a viaggiare, anche se continuiamo ad andare nei teatri e nei cinema ciò non esclude il rischio di abituarsi a tutto ciò. E’ un rischio naturale perché sentiamo parlare di attentati e tragedie continuamente. Come non abituarsi a percepire il terrorismo come normalità? Informandosi. Bisogna conoscere le storie delle vittime e dei attentatori, le dinamiche degli eventi ed essere consapevoli dei diversi significati simbolici dei vari attentati. E poi andare sul posto per rendersi conto che tutto ciò è concreto. Se si è in viaggio a Parigi ci si può dunque fermare sulla Boulevard Voltaire (la strada del Bataclan)a riflettere o a pregare. Se si ci si trova a  Berlino si può osservare la Chiesa della Memoria prima di entrarci per capire che lì intorno 7 vite si sono interrotte drasticamente. E dopo la riflessione arriverà la gratitudine, dopo la tristezza arriverà la serenità, dopo la lacrima verrà il sorriso e ci renderemo conto che questa vita va vissuta anche per quelle persone scomparse. Continuare a vivere quindi ma senza abituarsi a questi eventi dolorosi.

 

-Leonardo Zaccaria

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