Cosa significa essere donna oggi? Una riflessione in attesa della giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Sottotitolo.jpg

All’apparenza uno stupido quesito, in realtà una questione portante della società odierna: cos’è realmente vivere, affermarsi, trovare il proprio posto nel mondo ed essere allo stesso tempo donne?

In un mondo pieno di stereotipi, la nascita di una bambina è il primo passo verso una vita già decisa: un fiocco rosa, la scuola, la laurea (se c’è), il matrimonio, i figli. È questo il ciclo immaginato – e fortemente desiderato – dalla quasi totalità delle famiglie. Ma cosa siamo noi, esseri umani, se non individui sorprendenti, che sanno reinventarsi e reinventare i limiti stessi del possibile e dell’impossibile? Gertrude Stein, Mary Wollstonecraft, Amelia Earhart, Rita Levi – Montalcini, Margherita Hack e, più vicina a noi, Samantha Cristoforetti, la nostra AstroSamantha; pochi nomi per una sola domanda: sono o no innumerevoli le donne che, andando contro ad una vita già decisa per loro, hanno rotto gli schemi?

Ma, naturalmente, a tutto c’è un prezzo.  Vivere serenamente, se esci dalla “via predefinita”, non è sempre rose e fiori. Così come non lo è vivere e basta in un corpo femminile, quando si desidera la stessa normalità che, magari, si presenta ad un uomo. E, sul web, vi sono innumerevoli prove. Vogliamo vederne alcune?

Partiamo dagli stipendi: com’è possibile che nel XXI secolo si debba parlare di una cosa così scontata come la parità di stipendi? Non siamo tutti uguali sul fronte lavorativo? Pare di no. Secondo del World Economic Forum, infatti, sembra che la parità salariale tra uomini e donne sarà raggiunta tra circa 200 anni. E la cosa ancor più ridicola è che la nostra nazione è, su questo fronte, 83esima su 144 paesi presi in considerazione. Per capirci, siamo dietro a Grecia, Belize e Madagascar. Uno spunto su cui riflettere e per cui varrebbe davvero la pena lottare, più di ogni altra cosa.

Passiamo avanti: come fa un’azione normalissima come camminare per strada a diventare una sfida giornaliera? Ha fatto, di recente, scalpore un profilo Instagram creato appositamente per i molestatori da strada, i cosiddetti “catcallers”. La creatrice ha scelto di scattarsi un selfie accanto ai suoi molestatori, rendendo così visivamente ciò che a parole non può essere espresso. Perché, essere donna e fare una passeggiata, o ancora recarsi a piedi da una parte all’altra della città, è letteralmente esporsi agli sguardi, ai giudizi e, infine, alle molestie delle persone più disparate.

Dearcatcallers.jpeg

Via @dearcatcallers

E, se è già difficile camminare sole di giorno, figuriamoci di notte: un cortometraggio francese, “Au bout de la rue”, mostra la tensione accanto alla quale una donna deve camminare, vivendo ad ogni respiro la propria paura più grande.

auboutdelarue.jpg

E se ne potrebbero citare ancora, dalla 25enne molestata da un branco a Firenze, agli esempi minimi giornalieri riguardanti ognuna di noi: ogni donna ha ricevuto almeno una volta nella propria vita un fischio, una molestia, delle mani sbagliate nel posto sbagliato, insulti di vario genere per essere come si è.

Poche prove, insomma, per rendersi conto di un tema fondamentale sempre più discusso, sempre più agognato: una vita normale per tutte, pari diritti per tutte. Il desiderio di un mondo in cui uscire fuori di casa sia una gioia, una nuova occasione giornaliera, e non un continuo terrore. Il sogno di poter tornare senza che le gambe tremino, senza tirare un respiro di sollievo. La volontà di potersi vestire come si desidera, senza che questo diventi un veicolo di violenza, sia essa verbale o fisica, o un modo per dire “se l’è cercata”, la frase più frequente e devastante successiva ad ogni stupro, forse più dolorosa dello stupro stesso.

Questo ed altri temi saranno analizzati, come ogni anno, domani, 25 novembre, per la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Come ogni anno, sono previste molteplici attività e assemblee, per discutere della situazione che, anno dopo anno, non fa che peggiorare. Nella nostra città saranno altresì previsti flash mob, mostre, oltre che delle realistiche rappresentazioni di scene di violenze domestiche messe in atto dagli attori del Teatro Stabile, con lo scenario offerto nientedimeno che dall’IKEA. Inoltre, si mobilitano anche i privati: numerose associazioni sportive, infatti, offrono gratuitamente a tutte le donne che sentono sia giusto farlo, dei mini – corsi di difesa personale.

Piccole soluzioni, dunque, per far fronte ad un tema in realtà inaffrontabile. Un tema che, essenzialmente, non dovrebbe neanche esistere. Non è vero che siamo tutti uguali, in fin dei conti. Occorre però ricordare che non si deve mai guardare solo da un lato, perché da vittime si rischia di diventare anche carnefici: c’è gente e gente, e così come non vogliamo essere giudicate, non dobbiamo essere le prime a giudicare. Naturalmente non è questo che fermerà l’ondata inaudita di violenza e discriminazione che, di giorno in giorno, non fa che aumentare. Speriamo tutte nel giorno in cui potremo essere come siamo, geniali, sfrontate, timide o estroverse, insomma, tutto che ci sentiamo di essere. Speriamo nel nuovo giorno in cui saremo noi ad aver paura perché ci sentiremo di averla e, finalmente, non sarà più la paura ad avere noi.

– Cristina Maya Rao.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *