L’UE ha deciso: Uber è un’azienda di trasporti e non di tecnologia

È ufficiale la decisione della Corte di giustizia Europea che ha sancito una precisa categoria per la startup che ha fatto tanto parlare di sé (e ha fatturato) come la nuova era dei taxi che avrebbe reso questo sistema di trasporto obsoleto. Fonte: CNBC

Istintivamente, quella categoria sotto la quale far ricadere Uber, sarebbe proprio quella di “azienda tech”. E invece no. Uber è ufficialmente un’azienda di trasporti, secondo le autorità europee.

I motivi della Corte di giustizia Europea verso Uber

La decisione viene ufficializzata dopo una lunga battaglia tra Uber stessa e le associazioni di categoria dei taxisti. L’astio di questi ultimi verso la precedentemente tech company americana è noto da lunga data: praticamente dall’approdo della stessa nei mercati del vecchio continente. Quella che da molti viene anche definita una “lobby”, e c’era da aspettarselo, non ha mai accolto di buon occhio un servizio che con il semplice download di un’app modernizza di colpo un servizio vecchio come il cucco, trasportandolo verso il nuovo millennio e dall’altro lato abilita quasi chiunque a svolgere una professione che a loro è costata fior fior di licenza ed anni di comodità su una poltrona, quella del taxi.

L’Unione Europea si è apertamente schierata da parte dei taxisti, con questa sentenza. Nel regolamento si legge:

“Il servizio fornito da Uber va oltre la mera intermediazione”

 

Lasciando intendere che, sotto la maschera di “startup tech con l’app che mette in contatto chi vuole muoversi in taxi con chi ha a disposizione macchina e tempo per offrire la corsa”, Uber faccia molto di più.

Il che, in effetti, è vero. Oltre ad un brand molto forte e ad una forza legale e di marketing tale da lasciarsi alle spalle scandali come quelli sull’inuguaglianza di sesso e razza tra i suoi dipendenti (spesso montati ad arte da terzi proprio per tentare di indebolire la sua posizione) e le dimissioni del co-fondatore dell’azienda Travis Kalanick dal ruolo di CEO, c’è molto di più in pentola.

Un esempio? I 24.000 SUV dotati di tecnologia di guida autonoma che Uber promette di acquistare da Volvo, su cui ancora si sa poco ma la cui direzione appare netta e chiara: una presenza ancora più intensa nel mercato del trasporto privato.

 

Fine della pacchia per Uber – festa dei taxisti?

 

Vedremo. Sicuramente Uber adesso dovrà vedersela con l’ultimo colpo sferrato dal mostro della burocrazia europea, che spesso stringe imprese e lavoratori in una morsa asfissiante, che questa volta attua un potere regolativo che quantomeno prova a conservare uno status-quo a tutela di diversi professionisti del trasporto su auto.

Porsi come un’azienda tech, una startup, infatti, dava all’azienda una velocità di esecuzione e quasi un “alibi” per alcune mosse disruptive, proprio grazie al suo posizionamento di azienda innovativa e non tradizionale, quantomeno di trasporti che sa molto old school.

Adesso, almeno a livello di posizionamento e percezione, ha addosso questa etichetta e ad apporla è stata un’autorità pesante come la Corte di giustizia Europea.

Parliamoci chiaro: Uber finora se n’è bella e fregata di eventi come questo. Non è sicuramente la prima volta che vede leggi e regolamenti che le vanno contro (ad esempio, in Italia è illegale).

Non escludo che questo possa però portare magari alla nascita di una “Uber europea” calibrata sulle peculiarità del contesto del vecchio continente che prova a rinnovarsi a suo modo. Non ci resta che attendere in questa corsa… ma di quanto sarà la tariffa?

–  Daniele Pecoraro

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