Portale Oriente: Il vento divino

Chiunque sa che il termine Kamikaze è usato per indicare quei piloti giapponesi che davano la propria vita pur di colpire il nemico; al giorno d’oggi si riscontra nel contesto degli estremisti religiosi, mentre nel gergo comune viene utilizzato quando qualcuno decide di gettarsi a capofitto in una situazione senza avere un piano o le informazioni necessarie per quella determinata occasione. 
Un esempio potrebbe essere il presentarsi ad un esame universitario senza aver aperto i libri, le dispense o qualunque materiale accademico.
 E magari avere la fortuna di prendere un bel voto.

 

Ma quando nasce questo termine? 
Non certo in tempi recenti come si può pensare, ma risale alle invasioni mongole del 1274.
 Qubilai Khan, nipote di Genghis Khan nonché capostipite della dinastia cinese Yuan, mandò le sue flotte navali verso l’arcipelago giapponese per conquistarlo.
 Questa impresa fallì e le navi furono costrette al ritiro a causa di un forte tifone.
 Secondo i giapponesi, questo evento miracoloso era merito della divinità del vento, la kami (divinità) kaze (vento).

 

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Per la religione shintoista esiste un kami per ogni cosa, incluso il vento, che aveva punito gli invasori scacciandoli via e proteggendo il proprio Paese.
 Quest’evento non rimase isolato, ma si verificò nuovamente nel 1281, con un secondo tentativo di invasione.
 Anche questa volta la divinità allontanò i mongoli con la potenza dei tifoni.
 Queste due occasioni, o meglio, i due tifoni che ne furono protagonisti, vennero definiti nella storia come Kamikaze.

Durante la seconda guerra mondiale, il termine venne adottato dai piloti che si lanciavano, carichi di esplosivi, sulle flotte americane.
 Con il loro gesto desideravano salvare il loro Paese con la forza del vento divino che li accompagnava e loro stessi rappresentavano.
 D’altronde, dare la vita per la propria patria era la forma più alta di onore a cui qualcuno potesse aspirare.

–  Giulia Licciardello

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