Trattato del Quirinale: Il “Macron World Tour” fa tappa a Roma

«Con la Francia abbiamo rapporti importanti, storici e straordinari», ha esordito Paolo Gentiloni nel corso conferenza stampa congiunta a Palazzo Chigi in chiusura del vertice bilaterale di questo giovedì con il Presidente francese, Emmanuel Macron. Il meeting tra i due leader, durato più di un’ora, aveva come scopo quello di gettare le basi per un futuro accordo volto a rafforzare la cooperazione tra i due Stati confinanti in chiave europea. «Cooperiamo da sempre – ha ribadito l’inquilino dell’Eliseo – ma possiamo rendere ancora più forti le nostre relazioni». Con una collaborazione rinnovata e consolidata l’Italia potrebbe sicuramente divenire sempre più protagonista nelle scelte politiche adottate da Bruxelles, potendo affrontare meglio le questioni maggiormente importanti a livello comunitario. Prima fra tutte l’immigrazione, di cui si è ampiamente discusso nel corso del vertice Med-7, tenutosi a Roma il 10 di gennaio tra i sette Paesi del Sud Europa (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Malta e Cipro). Proprio sul versante migratorio il governo di centro-sinistra ha incassato i complimenti del Presidente francese, il quale ha ampiamente elogiato il lavoro portato avanti dal premier Gentiloni.

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«L’Italia ha fatto un ottimo lavoro nel 2017. Ha tutto il mio rispetto per il lavoro condotto», plaude Macron all’indirizzo del capo di Governo italiano, mostrando un’intesa che da tempo era auspicata nel panorama europeo. Sembrano quindi essere passati i malumori estivi di luglio, allorché l’Italia aveva chiesto all’Ue e al capo di Stato francese di aprire altri porti (Marsiglia in primis) che potessero accogliere le numerose imbarcazioni cariche di profughi provenienti dal braccio di mare che divide il continente europeo da quello africano. Proprio in quella occasione la Francia aveva opposto un chiaro e netto rifiuto che da subito aveva suscitato un forte sentimento di delusione nei fronti di quello stesso Macron cui l’Italia aveva guardato con grande interesse e speranza sin dalle elezioni generali della passata primavera. Forti incomprensioni, sempre in tema di politica estera, si sono registrate anche nel fronte libico oltreché sul versante nigeriano. Tuttavia, se sui migranti si correva il rischio di far naufragare una tra le più importanti partnership europee, proprio su questa problematica i Governi delle due “sorelle latine” sembrano adesso aver raggiunto una soluzione che verrà comunque definita in via formale prima della fine del corrente anno. L’affermazione di un trattato bilaterale, quale si propone essere il cd. Trattato del Quirinale, consentirà un passo politico estremamente prezioso per l’intera il nostro Belpaese, posto sempre più al centro delle questioni che contano in Europa. Una sintonia intergovernativa e bilaterale con scambi ed incontri ministeriali frequenti su temi caldi (la difesa interna ed europea in primo luogo) non potrebbe che giovare all’interesse di tutti gli spettatori comunitari, in particolar modo all’Italia ed allo Stato transalpino.

«Bisogna costruire un’Unione Europea più sovrana, più unita e più democratica», continua Macron ai microfoni della sede di Piazza Colonna. Dalle dichiarazioni del leader parigino si evince l’idea che un’Unione Europea può sicuramente migliorare e perfezionarsi per tramite di un tessuto di accordi bi e plurilaterali intrecciati tra singoli Stati membri. Il tutto, ovviamente, deve però svolgersi sotto l’ombrello del benessere comunitario evitando una qualsivoglia preminenza di interessi individuali rispetto a quelli collettivi. Ora, se una partnership con la Germania risulta essere «strutturale e all’origine dell’Europa», e senza la quale «non si potrebbe andare avanti», quello stesso rapporto non è da considerarsi al tempo stesso esclusivo. A sottolinearlo è lo stesso Macron. Il legame con l’Italia, con la quale la Francia ha condiviso e continua a condividere un’amicizia speciale e specifica, non deve intendersi, quindi, in concorrenza né inferiore, quanto invece perfettamente complementare con quello franco-tedesco. Il tutto troverà una nuova forma nel già menzionato “Trattato del Quirinale”, il quale dovrebbe concludersi entro la fine del 2018. Il richiamo al Trattato dell’Eliseo (siglato peraltro a Parigi nel 1963 tra Francia e Germania Ovest) è immediato anche se, a dire il vero, le condizioni e le premesse erano totalmente diverse. Le due potenze europee venivano infatti da una serie di conflitti durati per tutta la prima metà del ‘900 e l’obiettivo del generale De Gaulle era più che altro quello di allontanare la Germania di Konrad Adenauer dalla forte influenza degli Stati Uniti d’America. Diversamente dal precedente, dal quale comunque emerge un forte significato simbolico ed evocativo, quello voluto da Macron è diretto a rendere più solide le consultazioni e le operazioni tra i due Paesi, realizzando una vera e propria cooperazione rafforzata tra i due Stati. Tale forma di collaborazione testimonierebbe un’autentica rivoluzione che potrebbe portare al rovesciamento di quel motore franco-tedesco da sempre considerato il fulcro dell’Unione Europea. L’importanza di una buona riuscita diverrebbe cruciale.

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«Vorrei sottolineare quanto sono stato contento di lavorare con Paolo Gentiloni» conclude il leader francese, complimentandosi con il nostro premier per i risultati ottenuti con la presidenza del G7 e del Consiglio delle Nazioni Unite che hanno consentito di avviare una nuova dinamica a livello europeo. All’Eliseo non sfugge la situazione di profonda incertezza ed instabilità della politica italiana che si appresta a tornare alle urne il prossimo 4 marzo. Dall’esito delle legislative potrebbe infatti uscirne un risultato che rovesci totalmente i colori dell’Esecutivo che ad oggi si trova alla guida del Paese. Questo potrebbe sicuramente nuocere agli interessi dei francesi proprio perché potrebbero vedersi privati di un partner fondamentale e coerente alla stessa faccia politica, in particolare su temi importanti e chiave quali quelli economici e sociali. Tutto dipenderà da chi si siederà  dietro ai banchi del nuovo Governo e quale maggioranza sarà a sostenerlo. «Continueremo a fare grandi cose con l’Italia. Continueremo a procedere con le ambizioni tra i nostri due Paesi e con le ambizioni europee. – Ha confermato il Presidente francese al termine della visita presso la Domus Aurea, accompagnato dal premier italiano e dal ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini. – Tra i due Paesi c’è una comunanza di storia».

 

–        Antonio Giuffrida

 

Credits: Agi, Ansa, Corriere della Sera, Il Sole24Ore, La Repubblica

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