Etna, tra fuoco e neve

A muntagna”, u mongibeddu, “u vulcanu”, sua maestà l’Etna. Con i suoi (attualmente) 3.343 metri di altezza, il vulcano siciliano si innalza e veglia come un gigante pacifico sui paesi della provincia di Catania e sulla città stessa.

Un po’ di storia

Le origini del suo nome sono incerte, alcuni lo fanno risalire al greco antico “aitho”, cioè “bruciare”, gli antichi romani la chiamavano Aetna e gli arabi Ǧabal al-Nār (“montagna di fuoco”). Soltanto in tempi più recenti le è stato dato il nome siciliano di “Mongibeddu”, ora usato per indicare i crateri sommitali.
Questi nomi sono uno dei
simboli della storia e della cultura della Sicilia. Un’isola che ha ospitato uomini e donne di culture differenti che hanno portato con sé la propria lingua e il proprio modo di pensare, lasciando così queste testimonianze che ritroviamo ancora oggi.

L’Etna è uno dei pochissimi luoghi al mondo in cui vedere la neve e, contemporaneamente, il fuoco della lava e, nello stesso tempo, il mare. È spaventoso e allo stesso tempo bellissimo.
Per chi è nato e cresciuto alle sue pendici, è strano non considerarla viva o parte della propria vita. Quando si parte è la prima cosa che si saluta dall’aereo e quando si torna e la si avvista si capisce di essere finalmente a casa. È un punto di riferimento e un caposaldo non solo geografico, ma soprattutto mentale.

Le contraddizioni di questo luogo

Con la sua estensione, l’Etna attraversa molti microclimi e questi si succedono velocemente. Durante la lunga e calda estate siciliana, potrete passare dalla frescura delle sue pinete e dalla calma del sottobosco al deserto lavico così velocemente che non ve ne renderete neanche conto. Pineta e deserto sull’Altomontana, una pista per escursioni attraverso la quale potrete compiere il semi periplo, si fondono perfettamente lasciando sbalorditi gli escursionisti impreparati. Protetti dall’ombra degli alberi potreste sentire fresco, ma poi camminerete nel suo deserto. Sotto il sole implacabile tra monti rossi pieni di ferro e il nero classico della roccia lavica.

Il vulcano va considerato un mondo a sé e va rispettato come tale. A Torre del Filosofo, ultimo punto raggiungibile per via delle attività eruttive, non sarà raro trovare persone che camminano in maniche corte tra sentieri scavati nella neve. Il caldo del sole, la pendenza pesante, l’equipaggiamento vi porteranno a liberarvi di maglioni, felpe e sciarpe per lasciarvi andare a una gioia immensa e pura: quella di essere arrivati fino a là e di esservi guadagnati quel paesaggio stupendo.

Nel 2013 il vulcano dei siciliani è stato inserito nei beni costituenti Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Un onore che riempie di gioia i cuori di tutti coloro che considerano l’Etna un simbolo della propria cultura. Un onore a cui corrisponde anche un onere che ci spinge a riflettere, a valorizzare e a proteggere questo mondo. Un mondo meraviglioso e pieno di contrasti. Un mondo che sembra essere una perfetta metafora per la Sicilia e i suoi abitanti, sempre in bilico tra il paradiso e l’inferno.

 

 

– Dino Greco

Dino Greco

Dino Greco

Studente di ingegneria, la mia passione per la scienza e la tecnica si fonde con quella per i viaggi e la letteratura. Il sogno nel cassetto? Fare divulgazione scientifica.

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