Portale Oriente: Il mito di Creazione, Parte I

Oggi si torna in Giappone, con un viaggio alla scoperta delle origini del Paese nipponico.

Il mito di creazione del Paese del Sol Levante, come per molti altri stati, è legato alla legittimazione del sovrano, una metodo per dimostrare la discendenza “divina” del regnante.
Nel caso della Cina, ad esempio, il sovrano è figlio del Cielo, la divinità più alta di tutte; per il Giappone, il sovrano discende dalla divinità Susanoo, e dunque anch’egli è divino.
Questo legame resterà, per così dire, “valido” fino alla fine della seconda guerra mondiale: con l’armistizio, infatti, l’imperatore fu costretto a dichiarare di non essere una divinità scesa in Terra, bensì solo un comune mortale.

Il mito
Il mito di creazione è tramandato nell’opera Kojiki, primo testo di narrativa arrivatoci, risalente al 712, e rappresentante l’inizio nonché le fondamenta della letteratura nipponica.
Nella prima delle tre parti del libro, si narrano le origini vere e proprie del territorio giapponese e delle sue divinità, che vengono elencate una ad una, con particolare attenzione per le più importanti che saranno presenti anche nelle successive parti del testo.
Il mito si apre con le due divinità primordiali, Izanagi, quella maschile, e Izanami, femminile, incaricati di creare le isole giapponesi e le future divinità.
Per prima cosa, con la lancia che fu loro donata dalle divinità del Cielo, mescolarono l’acqua del mare e, una volta sollevata la lancia, con le gocce rimaste sulla punta formarono la prima isola, Onogoro, su cui costruirono la loro dimora.
Quest’isola è molto importante per la tradizione shintoista; venne eretto un Torii (Portale) e, essendo composta in realtà da due isolette, le due vennero unite da una corda massiccia che rappresenta il legame tra Cielo e Terra.
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Izanami e Izanagi, volendo dei figli, eressero un pilastro sull’isola per poter iniziare il rituale, che consisteva nel girare attorno al suddetto pilastro in direzioni opposte, salutarsi all’incontro per poi coricarsi insieme.
Durante il rituale, per errore Izanami salutò per prima il consorte, e dalla loro unione nacquero degli spiriti maligni.
Riprovarono il rito seguendo l’ordine corretto, cioè lasciando che Izanagi salutasse la moglie per prima, portando ad un risultato positivo: da questa unione nacquero le otto grandi isole del Giappone, tra cui tre delle quattro macro isole che compongono ora il territorio: Shikoku, Kyushu e Honshu.

Ma la vicenda di Izanami e Izanagi non finisce qui.
Nel corso della creazione di altre divinità, infatti, Izanami muore dando alla luce la divinità del Fuoco, Kagutsuchi.
Izanagi inizia il viaggio negli inferi per poter salvare la sposa, tematica comune a molti miti anche occidentali.
Una volta trovata l’adorata, scopre che non ha più le sue sembianze, ma gli appare come un demone, così lui la rinchiude in una grotta e scappa via.
Izanami, adirata, lo maledice dicendo che ogni anno strapperà la vita a mille umani, e lui ribatte che ne avrebbe fatte nascere mille e cinquecento, e fu così che venne introdotta la morte nel mondo.

Inoltre…
Queste due divinità potrebbero aver fatto suonare un campanello a qualche lettore.
Come accade per molti miti e riferimenti cultuali, anche il Kojiki ha un riscontro nella cultura di massa.

Nel caso di Izanami e Izanagi si tratta di due tecniche del Clan Uchiha, nell’universo del manga (e anime) Naruto.
La tecnica Izanami si usa per colpire tramite sensazioni fisiche condivise tra il bersaglio e l’utilizzatore, mentre la Izanagi permette all’utilizzatore di controllare il proprio stato di esistenza, slegandolo dai legami di realtà e illusione, ed entrambe implicano la perdita della vista.

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Giulia Licciardello

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