A Berlino con un caffè al giorno

Berlino? Che diavolo devo andarci a fare a Berlino?”. Era il 2016 e con la ragazza con cui stavo in quel periodo volevamo partire. Da bravi studenti squattrinati non sapevamo come fare per pagarci il viaggio e quindi era più un sogno che una realtà, a un tratto un mio amico mi disse “Fai così, mettete un euro al giorno in un salvadanaio comune”.

Entusiasti dell’idea, la mettemmo in pratica. Una scatola da tè diventò il nostro salvadanaio e pian piano si riempiva. Era strano quel modo di vedere le cose, una piccola rinuncia quotidiana ti portava a non dover uscire tutti i soldi insieme; ci volle più di un anno a raccogliere la somma necessaria con quel salvadanaio improvvisato che diventava sempre più pesante mentre chiedevamo ad amici e parenti di aiutarci a scambiare monete e monetine. Rotoli di carta per raggruppare le monetine e fogli con scritti preventivi, cose da portare, cose da non dimenticare, itinerari, programmi e orari affollavano la scrivania.

Con il passare dei giorni, le monete diventavano banconote e successivamente fondi su una carta prepagata aperta per l’occasione. Rinunciare ad un caffè al giorno ci stava portando in un altro paese.

 

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Berlino, come tutte le grandi città è anche periferie degradate e vuote

Non avevo la più pallida idea di dove andare. Ogni volta che penso “vorrei viaggiare” è più un inspiegabile desiderio piuttosto che la scelta di vedere questo o quel luogo. Proposi Barcellona, facemmo un pensierino su Atene, poi la nostra scelta approdò su Berlino.

Berlino. Germania. “Cosa c’è da vedere in Germania?”, pensavo. “Monaco, magari, ma Berlino? Davvero?”. Ogni mio viaggio inizia sempre nello stesso modo: una visita in libreria per poter prendere una guida sulla città che voglio visitare. Quella guida Lonely Planet è ancora sulla mia libreria. Piena di post-it, appunti a matita e a penna, le pagine spiegazzate, la copertina rovinata. Più leggevo e più mi entusiasmavo. La cartina dispiegata sul tavolo, piena di cerchi, la scelta di dove andare a dormire o mangiare.

Lo sprint degli ultimi giorni per raggiungere la cifra necessaria, un budget ampiamente sovradimensionato, le tariffe “Giovani” Alitalia, l’albergo essenziale e minimalista e le recensioni discordanti su TripAdvisor.

Partiamo? Partiamo!

Arrivò il giorno della partenza. Era la festa del patrono del mio paesino e un amico mi disse “Ma non vieni a vedere il Santo?”. La sua faccia quando gli dissi “ehm no” non sarebbe potuta essere più sconvolta neanche se avessi iniziato a imprecare in curdo bevendo vodka in compagnia di un orso su un monociclo.

Salire sull’aereo fu qualcosa di irreale. “Non posso credere che stia succedendo davvero. Ce l’abbiamo fatta.” Sì, ce l’avevamo fatta. Una sosta a Fiumicino e poi di nuovo sull’aereo, direzione Berlino, Germania.

Il primo impatto fu negativo. Una periferia degradata e freddo. Tanto. Le previsioni meteo, tutte sballate, davano temperature miti e avevamo portato soprattutto magliette a maniche corte. La pioggia persistente, quella pioggerellina per cui non ha senso aprire l’ombrello, ma che ti penetra nelle ossa.

Passate le prime ore in cui rimani inevitabilmente perplesso da una grande città e dalle problematiche che una grande città può avere (“ma quello è un topo?”), inizia a entrare nel meccanismo. Lo sferragliare allegro della S-Bahn, i chioschi di kebab a ogni metro, la polizia davanti le sinagoghe e, più di tutto, i berlinesi.

Provo grande ammirazione per la lingua, la cultura e la letteratura tedesca, ma da buon italiano mi immaginavo di trovare un popolo freddo e distaccato. Rimasi sorpreso quando stremati ci sedemmo alla fermata di un autobus e chiedemmo informazioni a questo distinto signore. Non parlava benissimo inglese, ma si sforzava come poteva per farci capire la via verso cui andare.

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Mein Gott, hilf mir, diese tödliche Liebe zu überleben – “Mio Dio aiutami a sopravvivere a questo amore mortale”- sui resti del muro, East Side Gallery
Le mille contraddizioni

E poi ancora le grandi contraddizioni: palazzi antichissimi svettavano nel cielo di Berlino insieme a delle modernissime gru. Lo skyline di Berlino cambia in continuazione e la presenza delle gru non disturba il paesaggio, ne fa parte. È meraviglioso.

Noi italiani siamo un popolo strano, fissati con la moda e l’apparire. Fosse per noi indosseremmo giacca e cravatta anche per andare a buttare la spazzatura, ma non perché sia comodo. No, assolutamente, perché temiamo il giudizio degli altri. A Berlino ho avuto un’importante lezione da questo punto di vista. Eravamo alla Galleria d’arte (“Alte Nationalgalerie”, letteralmente “vecchia galleria nazionale”), seduti al bar interno a sorseggiare qualcosa di caldo e accanto a noi sedeva un’anziana signora che lavorava a maglia. Tutto normale se non fosse che indossava una maschera da sub. Trattenni una risata, ma poi iniziai a pensarci. Lei stava tranquillamente lavorando a maglia, indifferente al fatto che noi fossimo seduti là e indifferente a cosa avremmo potuto pensare su di lei e sul suo bizzarro abbigliamento.

 

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Le gru fanno parte dello skyline della città tedesca
L’arte e la bellezza

Berlino è anche questa e non ci sono parole per descrivere l’emozione che si prova nel vedere la Porta di Ishtar al Pergamonmuseum, completamente ricostruita all’interno, una delle più grandi opere ricostruite al mondo. Come si fa a non rimanere incantati davanti il busto di Nefertiti esposto al Neues Museum?

Ma Berlino non è solo abitanti con curiose abitudini e musei meravigliosi, è anche una città viva e incredibile. È strano e meraviglioso passeggiare per Mauerpark (“parco del muro”) dove la domenica troverete un immenso mercatino delle pulci, gente che fa il karaoke, esibizione di artisti di strada e cibi di svariate culture.

Bisogna indubbiamente vedere il Tiegarten, un immenso parco cittadino che un tempo era la riserva di caccia dell’imperatore. È talmente grande che è attraversato da due arterie stradali. I berlinesi vanno lì a fare picnic, a prendere il sole e a rilassarsi. Da un lato si vede la Colonna della Vittoria e dall’altro la Porta di Brandeburgo.

 

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Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa. Un labirinto con immensi blocchi di cemento, un luogo dedicato alla memoria

 

Ma l’immagine più bella che mi ha regalato Berlino è quella di una città moderna e tollerante, che impara dai propri errori e non li nasconde. Una città che dedica aree e musei al suo passato vergognoso, affinché nessuno possa dimenticare cosa è successo e così che mai riaccadrà.

Simbolo di questa tolleranza, Berlino ha una comunità turca di più di 200.000 persone e un giorno, camminando per il centro, ho visto questa bellissima scena: un bambino turco con occhi e capelli neri che tornava da scuola con un suo compagnetto tedesco dagli occhi azzurri e i capelli biondi.
Abbiamo molto da imparare.

 

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– Dino Greco

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