Migranti: L’Unione Europea lancia l’operazione “Themis”

Il mese di febbraio si è aperto con “Themis”, la nuova operazione europea che si appresta ad assistere l’Italia nella gestione del flusso migratorio proveniente da Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Turchia ed Albania. La missione, operativa nel Mediterraneo centrale, è stata annunciata con un tweet di Frontex, l’Agenzia europea delle guardie costiere e di frontiera, la quale ha assicurato il continuo dell’attività di ricerca e soccorso (search and rescue) con un’attenzione “rafforzata” sugli aspetti legati alla polizia e all’intelligence.

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Migranti nel porto più vicino.

La novità più importante consiste nel fatto che i migranti salvati nelle acque del Mediterraneo verranno trasportati nel porto più vicino al punto in cui è stato effettuato il soccorso. L’Italia così si auspica una più concreta e pratica applicazione della legge sul mare stabilita dalla Convenzione di Amburgo nel 1979. L’intesa era stata pensata per attuare una forte cooperazione tra le varie organizzazioni che partecipano alle operazioni di ricerca, mista all’adozione di un piano internazionalmente concordato e basato sul concetto dell’integrazione dei programmi nazionali. Il tutto al fine di aumentare (e facilitare) la ricerca ed il soccorso in tutti i mari del mondo. Un obiettivo comunque largamente disatteso dalla prassi europea, con la conseguenza che l’Italia ha dovuto farsi carico di tutti quei barconi che avrebbero dovuto ricevere soccorso da altri Paesi, europei e non. Con Themis, invece, dovrebbe registrarsi un cambio di rotta: questo almeno sulla carta. Ad ogni modo, sono state aggiunte due nuove aree di pattugliamento marittimo: una ad est (per le imbarcazioni provenienti da Turchia, Grecia ed Albania) e una ad ovest (per le imbarcazioni provenienti da Algeria, Tunisia, Libia ed Egitto).

Intelligence e sicurezza.

Altro caposaldo della nuova missione è sicuramente rinvenibile nel rafforzamento delle operazioni di identificazione e foto-segnalamento dei profughi che sbarcano nelle coste europee. «Themis rispecchierà meglio i modelli mutevoli della migrazione – ha spiegato il direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggericosì come il crimine transfrontaliero. Frontex assisterà inoltre l’Italia nell’identificazione delle attività criminali». L’obiettivo è chiaro: prevenire gli arrivi dei cd. foreign fighters, un problema non solo per l’Italia, quando soprattutto per l’intera Europa. Il focus è quindi tutto incentrato sulla raccolta di dati personali e delle varie altre misure di sicurezza (registrazione dei migranti, rilevamento delle impronte digitali, fotosegnalazione, conferma delle generalità, etc.) volte a riconoscere i combattenti stranieri e le minacce terroristiche alle frontiere esterne. «Dobbiamo essere meglio equipaggiati – ammette Leggeri – per impedire che gruppi criminali che cercano di entrare nell’Ue non vengano individuati. Questo è fondamentale per la sicurezza interna dell’Unione Europea». Tradotto, significa che Frontex manterrà la propria presenza nei punti nevralgici italiani, con agenti appositamente schierati per assistere le autorità italiane nei vari passaggi. I reparti di intelligence di ogni Paese coinvolto contribuiranno ulteriormente a intensificare i rapporti e gli scambi di informazioni utili allo sviluppo delle vie diplomatiche. Lo spazio investigativo dell’Unione dovrebbe, in tal modo, rafforzarsi.

«La nuova operazione Themis rimpiazzerà Triton».

Themis archivia e sostituisce definitivamente l’esperienza in chiaroscuro della vecchia operazione condotta dalla stessa Frontex nel novembre del 2014, che a sua volta subentrava a Mare Nostrum (fortemente voluta dal Governo Letta ed attuata  dalle forze della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare italiane). Le misure finora brevemente illustrate potrebbero quindi garantire un soccorso dei migranti “in maniera diffusa”: questo perché, d’ora in avanti, l’accoglienza verrà effettuata non più soltanto in Italia, bensì “nei porti più vicini” investendo di responsabilità tutti i protagonisti del Mediterraneo. La conseguenza sarà che Paesi come Spagna, Malta e Grecia saranno obbligati a prestare aiuto a tutte le persone salvate dalle acque mediterranee, liberando di fatto l’Italia dalla clausola “capestro” secondo la quale tutte le navi dedite al soccorso erano automaticamente autorizzate ad entrare nelle nostre darsene. Non è ancora chiaro il budget messo a disposizione da Bruxelles per attuare questo ambizioso progetto anche se, ricordiamo, Triton aveva ridotto a 3milioni di euro mensili lo stanziamento comunitario, contro i 9milioni predisposti dal solo Governo italiano all’epoca di Mare Nostrum. La questione necessita pertanto di un aggiornamento.

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Nel frattempo, il Ministero degli Interni italiano non ha risparmiato i propri apprezzamenti alla nuova operazione, parlando di Themis come «un esempio particolarmente significativo di effettiva solidarietà e cooperazione» tra Stati membri e Agenzie europee. Dal Viminale si sottolinea ancora che la missione contribuirà “in maniera concreta” a combattere l’immigrazione clandestina ed il crimine transfrontaliero, particolarmente avvertito nella zona adriatica. Ciò detto, è bene considerare alcuni aspetti poco soddisfacenti. Oltre all’aspetto economico, particolari dubbi desta la nuova linea di pattugliamento prevista da Themis con il limite tassativo delle 24 miglia dalle coste nazionali. Si realizza quindi un arretramento rispetto a quanto visto in passato. Triton, infatti, era caratterizzato da un raggio d’azione di 30 miglia dalla costa, mentre Mare Nostrum si spingeva in acque internazionali fino alle coste libiche per le operazioni di salvataggio. Il tutto è però temperato da un peculiare meccanismo di rivalutazione trimestrale tale per cui, nel caso di cambiamento dei flussi migratori, si avrebbe una conseguente modifica dell’area operativa (quindi della linea di cui sopra) e delle regole di intervento.

 

– Antonio Giuffrida

Credits: Agi, Ansa, Panorama, RaiNews24, SkyTg24

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