Sant’Agata, tra sacro e profano: quando a festeggiare sono tutti

Si avvicina per Catania la tradizionale festa di Sant’Agata, apprezzata e seguita da tutto il mondo. Amata ed attesa, accende nel vero senso della parola una città che la vive intensamente e che, ogni anno di più, cresce nel migliorare le celebrazioni e l’intrattenimento. Per non parlare del lato economico: solo dal lato turistico, la città etnea accoglie più di un milione di turisti l’anno, curiosi di vedere la santuzza e i cittadini che la abbracciano non solo fisicamente, ma tramite ogni tipo di celebrazione, come fosse stata via tanto tempo.

Curioso a dirsi, le tradizioni sono a grandi linee sempre le stesse. E, contraddicendosi, non lo sono mai. Prendiamo ad esempio l’amata ‘a sira o tri: il programma è abbastanza semplice, dei fuochi celebrativi ed un grande concerto, tutto nell’ambiente unico e suggestivo di piazza Duomo. Eppure, chi ha assistito lo sa, ogni anno di più i maestri pirotecnici eseguono grandiosità; non ci si limita più al semplice fuoco artificiale, la sera del tre febbraio è arte pura, musica e fuoco, due potenze diverse ma veicolo di splendore quando messe insieme.  Un misticismo che, arrivato al suo apice, prende gli occhi e la mente del pubblico, trasportandolo in aria come s’esso stesso fosse uno di quei fuochi, pronto ad ardere e ad illuminare la piazza.

sera del tre

Un altro esempio lo sono sicuramente le candelore. Naturalmente, Catania non è l’unica a possederne, ma probabilmente è l’unica città a lasciar fare loro ciò che effettivamente fanno: andare ovunque, esprimersi come se avessero vita propria in gare, prove di forza, battaglie a suon di musica. Portare allegria, in cima a tutto questo. Sono poche le persone che non apprezzano ciò che i cerei veicolino passando per la strada, si può dire per quasi tutte le strade: aumentano ogni anno, dagli undici originali si è arrivati, con quest’anno, a 13 (o 14, tenendo in considerazione la minuscola candelora portata a spalla da dei devotissimi bambini; che diventi una della grandi?). Più sono, più strade esse possono “coprire”, e cosa c’è di più bello di aver portata un po’ di festa davanti alla propria casa?

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Naturalmente, assieme al folklore, il posto d’onore lo ha la profonda devozione che i cittadini di Catania provano per Sant’Agata, martire, patrona e in qualche modo “padrona” dei cuori di devoti e non. La processione segue degli schemi ben precisi, il giro esterno e quello interno, e probabilmente rimarrà sempre così, considerata l’area da coprire in quello che è davvero pochissimo tempo. Eppure, vedere quel “fiume bianco” che precede e segue la vara, il delicatissimo ed imponente fercolo che trasporta i resti della Santa, quant’è poetico! E’ un abbraccio, sereno ed affettuoso. E, agli occhi di chi scrive ed osserva crescere una festa già imponente di suo, indipendentemente dal motivo che ognuno ha per scegliere la strada del “devoto”, è splendido poter osservare la potenza di un così grande ed unico amore.

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Dunque ci siamo. Ci siamo dal 20 di gennaio, giorno in cui sono ufficialmente cominciati i giri delle candelore. Eventi, omaggi, chi più ne ha ne metta: la città è pronta. Lo è sempre stata, e tra l’attrattivo folklore e la dolcissima devozione, la terza festa religiosa più grande del mondo sarà pronta, ancora una volta, a stupire e meravigliare, addolcendo per qualche giorno la vita dei cittadini etnei.

Maya Rao

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